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I grandi marchi: "La sfida? Usare imballaggi green"

October 21, 2026

Il paraurti di una Citroen, il flacone di uno shampoo, la caraffa che finisce in lavastoviglie. Dietro questi oggetti c’è una sfida che le grandi marche stanno già combattendo: usare sempre più plastica riciclata senza rinunciare alla qualità. Per questo ieri, all’inaugurazione dell’impianto Aliplast di via Cavazza, c’erano anche i manager di Stellantis, L’Oréal, Davines e Guzzini.

A spingere sono anzitutto le nuove regole europee. Dal 2030 gli imballaggi in plastica dovranno contenere una quota minima di riciclato, che crescerà ancora dal 2040. Dal 2032 le auto di nuova omologazione dovranno averne almeno il 15%, il 25% dal 2036. Ma non è solo un obbligo. Secondo uno studio di Boston Consulting Group realizzato per Aliplast, la plastica riciclata generica si vende solo se costa poco, mentre quella certificata e fatta su misura per le esigenze del cliente può costare fino a una volta e mezza la plastica nuova.

Un mercato che però soffre: in due anni l’Europa ha perso oltre un milione di tonnellate di capacità di riciclo, ha avvertito Antonino Furfari, di Plastics Recyclers Europe. Intanto alcune aziende del distretto ceramico, segnala lo studio, usano già imballaggi con oltre l’80% di riciclato. Stellantis punta a ricavare il 35% del peso di ogni vettura da materiali sostenibili.

"Oggi modelli come la Citroen C3 hanno il 25% del paraurti anteriore in plastica riciclata, e vetture come la nuova Lancia Ypsilon e la Jeep Compass superano il 15%", ha spiegato Paolo Accastello, manager della produzione del gruppo. In Italia Stellantis usa 23mila tonnellate di plastica rigida all’anno: "Impianti come questo di Modena ci permettono di chiudere il circuito, trasformando i nostri scarti" in materiale pronto per la produzione.

Nella cosmetica la corsa è già avanzata. L’Oréal vuole arrivare al 50% di plastica riciclata nelle confezioni entro il 2030. "Siamo riusciti a scalare il materiale riciclato al 100% su grandi marchi globali come Garnier e L’Oréal Paris – ha detto Simone Targetti Ferri, responsabile sostenibilità di L’Oréal Italia –, e ora la sfida è estendere la plastica rigida riciclata anche a componenti complessi come pompe e tappi".

La parmense Davines, che lavora con Aliplast da quindici anni, è all’82% di riciclato nei flaconi e punta al 100% entro il 2030. "I clienti del settore professionale pretendono elevate prestazioni e bellezza estetica", ha sottolineato Paolo Goi, responsabile innovazione e qualità.

La sfida più difficile è forse quella di Fratelli Guzzini, marchio storico del design: oltre l’80% dei suoi oggetti finisce a contatto con il cibo e deve resistere a lavastoviglie, acidi e grassi. "Nel 2018 abbiamo avviato un progetto con Aliplast – ha raccontato Maurizio Mezzelani, responsabile ricerca e sviluppo – e insieme abbiamo sviluppato una nuova formulazione di Pet riciclato", rinforzato con minerali, che resiste alla lavastoviglie e può stare a contatto con i cibi.

È la filosofia che l’amministratore delegato di Aliplast, Michele Petrone, riassume così: "La materia deve tornare a casa sua". Gli scarti delle auto tornano nelle auto, quelli della cosmetica nei flaconi. Servono però anche le persone giuste: per questo il Politecnico di Milano, l’Università di Bologna, Hera e Aliplast hanno creato un’Academy per formare i giovani tecnici che dovranno far funzionare questi impianti.

Paolo Tomassone