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- I ’Gustonauti’ a San Pietro. Pantheon della tradizione. Viaggio da leccarsi i baffi tra erbazzone e cappelletti
Ieri ai Chiostri l’evento per valorizzare tutti i fiori all’occhiello della cucina reggiana. Immancabile il Re dei formaggi, accompagnato da Lambrusco e Spergola. .

Ieri ai Chiostri l’evento per valorizzare tutti i fiori all’occhiello della cucina reggiana. Immancabile il Re dei formaggi, accompagnato da Lambrusco e Spergola. .

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di Lara Maria FerrariMentre al Tecnopolo l’astronauta Paolo Nespoli e gli scienziati del Cern esploravano le frontiere dell’universo e della space economy, a una manciata di chilometri di distanza un’altra navicella è atterrata in città. Ai Chiostri di San Pietro la gravità ha ceduto il posto al gusto per la prima edizione de ‘I Gustonauti’, l’evento che ha riunito per la prima volta, sotto lo stesso tetto rinascimentale, il pantheon delle eccellenze enogastronomiche reggiane. Un’esplorazione sensoriale aperta ufficialmente da un rito quasi liturgico: il taglio e la spettacolare apertura della forma di Parmigiano Reggiano Dop, condotta dalle sapienti mani di un mastro intagliatore sotto gli occhi delle autorità schierate.
"Unire cibo, vino e cultura in un luogo autentico come i Chiostri è la strada fondamentale per il futuro" ha sottolineato l’assessore regionale all’Agricoltura Alessio Mammi. "Quando parliamo di indicazioni geografiche parliamo di un patrimonio economico eccezionale, ma soprattutto di identità e cultura. Dietro una forma di Parmigiano ci sono due anni di attesa, dietro un Aceto Balsamico Tradizionale (rappresentato dal presidente del consorzio, Giuliano Razzoli, ex campione olimpico di sci) oltre vent’anni: è questa storia che affascina il mondo, dal Canada al Giappone". Un concetto ripreso con forza dall’eurodeputato Stefano Bonaccini: "L’Emilia-Romagna vanta un primato europeo unico con le sue 46 Dop e Igp, dal Parmigiano all’Erbazzone fino al recentissimo olio dei Colli Bolognesi. I nostri prodotti non sono solo economia, ma i più straordinari ambasciatori della nostra cultura nel mondo".
A rimarcare il valore della filiera locale e della coesione del territorio, anche gli interventi di Chiara Nasi (presidente di Cirfood) — che ha ricordato il ruolo della ristorazione collettiva nel "trasformare prodotti d’eccellenza in un racconto quotidiano per milioni di persone" — e di Maurizio Moscatelli (GranTerre), che ha evidenziato come le Dop rappresentino un vincolo prezioso: "Restare legati ai territori d’origine è la nostra forza. Se vuoi andare veloce vai da solo, se vuoi andare lontano devi andare insieme".
La giornata era iniziata al mattino nel portico del Chiostro Grande, facendo da perfetto trampolino di lancio al neoeletto re della tavola locale: l’Erbazzone Reggiano Igp, festeggiato nella masterclass a lui dedicata dopo il fresco e sudato riconoscimento della tutela europea. Spazio poi alla maestria delle sfogline e ai segreti del Cappelletto Reggiano DeCò, prima di dare il via nel pomeriggio all passeggiata alcolica e gastronomica tra i corridoi affrescati.
Un percorso olfattivo e gustativo da capogiro: dalle gocce di Balsamico Tradizionale alla ricotta di giornata impregnata di Saba, fino alle chizze reggiane dorate, i cappelletti fritti o immersi nella crema di Parmigiano Dop. E ancora, la torta di riso di sublime cremosità, la Cioccolatina, i lamponi ripieni dall’effetto ’wow’ e i sughi d’uva. Il tutto innaffiato dal Lambrusco Reggiano Doc e dalle declinazioni più ardite della Spergola — tra grappe, sughi e il gettonatissimo cocktail Bianca Cappello a base di gin e maracuja, in onore di colei che per prima scoprì la Spergola nel lontano 500 (fresco, delicatissimo, sormontato da una foglia d’oro, un dolce bacio sussurrato a fior di labbra), senza dimenticare i pestati d’autore al bancone della mixology. Un viaggio interstellare a chilometro zero condotto con pazienza, maestria e gusto della convivialità.
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