WhatsApp prepara un nuovo passo sulla trasparenza dei contenuti creati con intelligenza artificiale. Nella versione preliminare per Android emersa il 7 agosto 2026, l’app mostra i primi segnali di una etichetta IA pensata per i canali, così da aiutare amministratori e utenti a riconoscere immagini, video, audio e GIF generati o modificati con strumenti di IA.
La funzione è stata individuata da WABetaInfo nella build 2.26.31.1, distribuita tramite Google Play Store. Per ora non è ancora disponibile nemmeno per i tester beta. Ma la direzione sembra chiara: Meta vuole rendere più visibile l’origine dei contenuti sintetici prima che la novità arrivi a tutti.

WhatsApp, come apparirà l’etichetta IA nei canali
La nuova indicazione dovrebbe comparire direttamente nella bolla del messaggio pubblicato nei canali WhatsApp, accanto o sotto al contenuto multimediale segnalato. L’idea è semplice: far capire subito ai follower che quel file è stato creato, ritoccato o trasformato con sistemi di intelligenza artificiale generativa.
Secondo quanto raccolto da WABetaInfo, l’etichetta sarà visibile a tutti gli iscritti al canale e dovrebbe funzionare in modo simile agli avvisi già previsti per le collaborazioni pagate. Non un dettaglio nascosto nelle informazioni del file, quindi, ma un avviso dentro la conversazione. Subito leggibile.
È un punto importante, soprattutto nei canali dove passano comunicazioni di brand, media, creator e organizzazioni pubbliche: un’immagine artificiale può sembrare una foto vera, specie se condivisa senza spiegazioni. La linea di Meta, almeno da quanto emerge, è questa: serve un avviso chiaro, non una nota difficile da trovare.
Immagini, video, audio e GIF: cosa andrà segnalato
L’etichetta IA di WhatsApp riguarderà soprattutto i contenuti multimediali: immagini, video, audio e GIF generati o modificati con software di intelligenza artificiale. La novità non dovrebbe limitarsi agli strumenti di Meta, come Meta AI, ma includere anche file creati con servizi esterni, tra cui ChatGPT, Gemini, DALL-E o applicazioni simili.
Il punto è l’origine del contenuto. Se un’immagine viene creata da zero con un modello generativo, o se un video viene cambiato in modo rilevante tramite IA, l’amministratore del canale dovrà poterlo dichiarare in modo esplicito. Lo stesso varrebbe per audio sintetici o file modificati al punto da rendere difficile capire che sono artificiali.
Diverso, invece, il caso dei messaggi di testo. Dalle prime indicazioni, WhatsApp potrebbe non chiedere l’etichetta per i testi scritti con l’aiuto dell’IA, compresa la funzione di assistenza alla scrittura. La ragione sembra pratica: un testo si può rileggere, controllare, correggere. Un’immagine o un audio, invece, possono trarre in inganno molto più in fretta.
Amministratori chiamati a segnalare: il nodo dell’etichetta non rimovibile
Per aggiungere l’avviso, l’amministratore di un canale dovrebbe seguire una procedura piuttosto semplice. Dopo aver pubblicato un contenuto multimediale generato con IA, dovrà tenere premuto sul messaggio e selezionare dal menu l’opzione “Aggiungi etichetta di contenuto IA”. Una volta inserita, l’etichetta dovrebbe restare visibile ai follower e, da quanto emerso finora, non dovrebbe poter essere rimossa dall’amministratore.
È uno dei passaggi più delicati della funzione. Da un lato, impedire la rimozione dell’avviso riduce il rischio che la segnalazione venga usata in modo opportunistico o cancellata in un secondo momento. Dall’altro, resta da capire come WhatsApp gestirà gli errori, i contenuti marcati per sbaglio o i casi meno netti.
La funzione è al momento in sviluppo su Android, ma l’arrivo su iOS è atteso con un aggiornamento successivo. Chi partecipa al programma beta di WhatsApp, tramite Google Play su Android o TestFlight su iPhone, non può ancora provarla. Meta non ha indicato una data ufficiale di rilascio. Per ora, insomma, siamo ancora alla fase preparatoria.
Trasparenza, norme europee e lotta alla disinformazione visiva
Il nuovo avviso IA su WhatsApp arriva dentro un quadro più ampio, fatto di regole e pressioni crescenti sulle piattaforme digitali. In Europa, le norme sulla trasparenza dei contenuti generati o manipolati con intelligenza artificiale stanno diventando più rigide, anche alla luce dell’AI Act e delle misure pensate per frenare la circolazione di contenuti ingannevoli online.
Il problema è noto: immagini realistiche, video alterati e audio sintetici possono essere usati per satira, marketing o intrattenimento, ma anche per disinformazione, truffe e manipolazioni politiche. Nei servizi di messaggistica il rischio pesa ancora di più, perché spesso ci si fida di chi pubblica o inoltra. Una foto può sembrare “arrivata da una fonte vicina”. E magari non lo è affatto.
Con questa funzione, WhatsApp prova a spostare una parte della responsabilità sugli amministratori dei canali, dando però uno strumento chiaro e già dentro l’app. Non sarà, almeno in base alle informazioni disponibili, una verifica automatica dell’autenticità dei contenuti.
Sarà piuttosto una dichiarazione esplicita. Poco vistosa, forse, ma utile se usata con costanza. La vera prova sarà capire quanto gli amministratori la useranno davvero e se, più avanti, Meta introdurrà controlli più automatici. Per ora il messaggio è questo: quando un contenuto è stato creato o modificato con IA, WhatsApp vuole che l’utente lo sappia prima di condividerlo, commentarlo o prenderlo per vero.