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I nuovi stipendi con l'Irpef al 33% per i redditi fino a 60mila euro: gli effetti concreti

July 30, 2026
Violetto Gorrasi
Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani parla del piano per abbassare le tasse agli italiani in un video su X

"Noi vogliamo ridurre le tasse in Italia. Lo slogan sarà meno tasse, meno tasse, meno tasse. Anche riducendo l'Irpef", dice il vicepremier Antonio Tajani. Non è un mistero, perché se ne discute dall'inizio della legislatura: il governo Meloni sta pensando a un nuovo intervento sugli scaglioni Irpef in vista della prossima legge di bilancio per il 2027. In poche parole, l'obiettivo è quello di applicare l'aliquota del 33% ai redditi fino a 60mila euro lordi. Questo scaglione al momento riguarda chi guadagna tra i 28mila e i 50mila euro, mentre dai 50mila euro in su si passa direttamente al 43%.

Oggi approveremo misure per contrastare il caro carburanti. Intanto continuiamo a lavorare per ridurre le tasse. pic.twitter.com/R1l7yRwd0r

— Antonio Tajani (@Antonio_Tajani) July 27, 2026

Come sempre, quando si parla di taglio delle tasse e di manovra economica, il nodo principale è trovare le risorse finanziarie necessarie a coprire gli interventi. L'ampliamento dell'aliquota del 33% fino a 60mila euro, almeno stando alle prime simulazioni, potrebbe costare alle casse pubbliche intorno ai tre miliardi di euro. Ma come cambierebbero gli stipendi dei lavoratori italiani? Andiamo con ordine.

L'Irpef e le tre aliquote

L'Irpef (imposta sul reddito delle persone fisiche) si applica sul reddito complessivo del contribuente. L'imposta lorda si calcola applicando al reddito complessivo, al netto degli oneri deducibili, le aliquote per scaglioni. L'Irpef dovuta è determinata, quindi, sottraendo dall'imposta lorda le detrazioni previste dalla legge, come possono essere ad esempio quelle specifiche per la tipologia di reddito prodotto (lavoro dipendente, pensione, autonomo), quelle per il coniuge e i figli (di età pari o superiore a 21 anni ma inferiore a 30 anni, ovvero anche superiore a 30 anni in caso di disabilità accertata) e per i parenti ascendenti che convivano con il contribuente, oltre che le detrazioni riconosciute a fronte di alcune tipologie di spese sostenute durante l'anno (come salute, istruzione, interessi per il mutuo dell'abitazione e così via). Vanno sottratti, inoltre, i crediti d'imposta spettanti.

Dalla sua elezione nel 2022, il governo Meloni si è mosso per abbassare gradualmente l'imposta sul reddito, anche andando ad accorpare le aliquote previste negli anni precedenti. Per effetto dell'ultima legge di bilancio, dal 1° gennaio del 2026 sono in vigore questi tre scaglioni Irpef:

Chi guadagna fino a mille euro all'anno

Ora l'esecutivo punta ad ampliare ancora la fascia di redditi con l'aliquota al 33%, estendendo il limite massimo da 50mila a 60mila euro. Che impatto avrebbe sulle buste paga dei lavoratori? Secondo le nostre simulazioni, i redditi più vicini ai 60mila euro lordi potrebbero arrivare a risparmiare all'incirca mille euro di tasse all'anno.

È chiaro che la misura avvantaggerebbe i contribuenti che dichiarano più di 50mila euro. Quanto al tetto massimo di reddito, è probabile che il governo mantenga in vigore il meccanismo che neutralizza il beneficio per chi guadagna più di 200mila euro. A conti fatti, il vantaggio fiscale sarebbe pari al 10% della quota di reddito compresa tra 50mila e il proprio imponibile (fino a un massimo di 10mila euro "agevolati"). Per chi ha un reddito di 51mila euro il beneficio sarebbe di 100 euro; con 52mila euro dichiarati si arriverebbe a 200 euro, e via dicendo, fino a un massimo di mille euro. Per chi guadagna più di 60mila euro, il beneficio resterebbe comunque fermo a mille euro annui.

Reddito imponibileRisparmio annuo
51.000 euro100 euro
52.000 euro200 euro
53.000 euro300 euro
54.000 euro400 euro
55.000 euro500 euro
56.000 euro600 euro
57.000 euro700 euro
58.000 euro800 euro
59.000 euro900 euro
60.000 euro e oltre1.000 euro

Un esempio

Ecco un esempio concreto. Un contribuente che dichiara 55mila euro oggi paga il 23% sui primi 28mila euro (e dunque 6.440 euro), il 33% sulla parte tra 28mila e 50mila euro (7.260 euro) e il 43% sui 5mila euro oltre i 50mila euro (2.150). In totale dunque versa al fisco italiano 15.850 euro, al netto di detrazioni e deduzioni. Se la riforma dovesse vedere la luce, i 5mila euro finali non sarebbero più tassati al 43% ma al 33%, con un risparmio di 500 euro l'anno, cioè poco più di 41 euro al mese. Il conto totale sarebbe di 15.350 euro.

A rilanciare la misura, insieme ad altri possibili interventi per tentare di abbassare la pressione fiscale sugli italiani, è stato il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, che nei giorni scorsi - con una dichiarazione ripresa anche sul sito della Farnesina - ha però parlato di "abbassare l'Irpef dal 35% al 33% fino a 60mila euro", confondendosi: l'aliquota del 35%, infatti, è già stata abolita proprio dal governo Meloni.