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I primi virus creati in laboratori con l’IA generativa per attaccare i batteri. Lo studio riapre il tema della biosicurezza

August 7, 2026

di Massimiliano Di Marco  - 

07/08/2026 14:14 0

I primi virus creati in laboratori con l’IA generativa per attaccare i batteri. Lo studio riapre il tema della biosicurezza

Alcune delle sequenze generate hanno prodotto fagi capaci di colpire ceppi di E. coli resistenti. Gli stessi autori però chiedono nuove garanzie sul fronte della sicurezza

Per la prima volta alcuni virus funzionanti sono stati progettati utilizzando modelli di IA generativa. Il risultato, pubblicato sulla rivista Science, riguarda esclusivamente batteriofagi, ossia virus che infettano i batteri e che vengono studiati anche come possibile strumento contro infezioni difficili da trattare.

Il gruppo guidato da Brian Hie, ingegnere chimico della Stanford University, ha utilizzato modelli linguistici genomici per generare nuovi genomi di batteriofagi. A partire dalle numerose sequenze proposte dall’IA, i ricercatori ne hanno selezionate alcune per verificarne sperimentalmente la funzionalità.

L’efficienza del procedimento è risultata ancora piuttosto bassa: delle quasi 300 sequenze sottoposte ai test, soltanto 16 hanno dato origine a batteriofagi vitali. Utilizzati insieme, però, alcuni di questi virus sono riusciti in laboratorio a superare la resistenza di due differenti ceppi di E. coli che non rispondevano ai batteriofagi naturali utilizzati nei test.

Il principale interesse medico riguarda la cosiddetta terapia fagica, che utilizza, appunto, batteriofagi per colpire selettivamente determinati batteri. Questa strategia viene studiata da tempo anche come possibile risposta ad alcune infezioni resistenti agli antibiotici. Secondo gli autori, la possibilità di progettare rapidamente fagi adattati a specifici batteri potrebbe ampliare gli strumenti disponibili in questo campo e rendere più semplice intervenire quando i microrganismi sviluppano resistenza.

I modelli utilizzati nello studio, Evo1 ed Evo2, erano stati addestrati su dati genetici provenienti da circa due milioni di batteriofagi. I ricercatori hanno volutamente escluso dal materiale di addestramento sequenze relative a virus capaci di infettare esseri umani, animali o piante, proprio per ridurre i rischi associati alla ricerca.

Inoltre, il risultato rimane circoscritto a genomi estremamente piccoli. Tom Ellis, professore di ingegneria genomica sintetica all’Imperial College di Londra, ha sottolineato come i batteriofagi utilizzati rappresentino tra i sistemi più semplici su cui tentare un esperimento di questo tipo e che passare a organismi molto più complessi sarebbe un problema di tutt’altra scala.

Gli autori: servono garanzie sulla sicurezza

È proprio la capacità dimostrata dall’esperimento, tuttavia, ad aver sollevato interrogativi che vanno oltre la possibile applicazione terapeutica. Gli stessi ricercatori richiamano la necessità di considerare attentamente biosicurezza e biocontenimento quando vengono utilizzati sistemi di IA per progettare interi genomi. Il gruppo raccomanda che progetti di questo tipo coinvolgano specialisti della sicurezza fin dalle prime fasi.

"Sebbene ciò sia promettente per le applicazioni nelle scienze della vita, solleva anche urgenti questioni di biosicurezza e biocontenimento", hanno scritto Tom Inglesby e Moritz Hanke del Johns Hopkins Center for Health Security in un commento pubblicato insieme allo studio. "La capacità di comporre genomi virali utilizzando l'intelligenza artificiale generativa esiste già oggi; la governance per gestirla in modo sicuro invece no."

I due esperti ritengono che ricerche analoghe non dovrebbero essere estese a patogeni in grado di infettare persone, animali o piante, perché potrebbero portare alla creazione di agenti contro i quali le contromisure disponibili potrebbero non essere efficaci.

Ellis invita comunque a non sovrastimare il rischio specifico rappresentato dalla progettazione completa di nuovi genomi tramite IA. "Ma onestamente - ha detto - la minaccia derivante dalla progettazione e scrittura completa del genoma di un virus o di un batterio tramite intelligenza artificiale è molto esagerata, se consideriamo che prendere agenti patogeni esistenti e apportare modifiche al loro genoma per ottenere funzionalità aggiuntive è molto più semplice e ha molte più probabilità di rappresentare una reale minaccia patogena."

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