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«Il baratto politico per l’uscita dal commissariamento senza garanzie mette a rischio la Calabria»

August 2, 2026

Pubblicato il: 02/08/2026 – 17:58

CATANZARO «Alla fine di luglio sono arrivate due decisioni che, lette insieme, dicono molto sul futuro, non proprio roseo, della Calabria. Da un lato, la Corte dei Conti sulla delibera del Consiglio dei Ministri per l’uscita dal commissariamento sanitario ha scelto la formula “non vi è luogo a pronuncia sul provvedimento in epigrafe”, cioè non ha “bollinato” l’atto, astenendosi di fatto perché non lo ha né registrato né annullato. Dall’altro, lo stesso Consiglio dei Ministri, malgrado la mancata intesa in Conferenza Unificata del 28 luglio, ha deliberato di andare avanti comunque sul decreto di federalismo fiscale, proseguendo l’esercizio della delega su tributi regionali e locali anche senza l’accordo delle Regioni e delle autonomie locali. È così si delinea un quadro politico in cui il Governo forza la mano sul federalismo fiscale e la Corte dei Conti rifiuta di mettere il timbro pieno sull’uscita della Calabria dal commissariamento. Dentro questo doppio passaggio si consuma il baratto che coinvolge la nostra regione, con l’avallo del presidente Occhiuto». Lo afferma il capogruppo del Pd alla regione, Ernesto Alecci. «Sulla sanità calabrese e sull’uscita dal commissariamento – sostiene Alecci – continuiamo ad avere dubbi fortissimi, che la decisione della Corte dei Conti, di fatto, non ha affatto cancellato. La Sezione centrale di controllo ha, infatti, chiesto chiarimenti sulla procedura di cessazione del mandato commissariale e sulle criticità ancora evidenti nel sistema sanitario regionale. È un segnale chiaro: sul piano contabile la partita non è affatto archiviata. Per questa ragione riteniamo che l’uscita dal commissariamento sia stata forzata politicamente. La relazione della Corte sul rendiconto 2025 descrive, infatti, un quadro ancora segnato da pesanti criticità strutturali: risorse ferme nella Gestione Sanitaria Accentrata per 328 milioni di euro, aziende costrette a ricorrere ad anticipazioni di tesoreria, fondo cassa sanitario dimezzato, personale medico in diminuzione, crescita del lavoro a tempo determinato e un forte aumento della spesa del personale senza un corrispondente miglioramento dei servizi. A questo si aggiungono il saldo negativo della mobilità sanitaria, pari a 329 milioni di euro nel 2025, e lo sfondamento della spesa farmaceutica per 186 milioni di euro, che secondo i dati richiamati dalla stessa Corte raggiunge livelli del tutto allarmanti. È per questo che, come gruppo del Partito Democratico, chiediamo garanzie concrete e verificabili sul Piano di rientro 2026‑2028 approvato dalla Giunta regionale il 7 luglio. Non basta rivendicare formalmente la fine del commissariamento se restano aperti i nodi della liquidità, delle liste d’attesa, della carenza di personale, della farmaceutica, dei residui pluriennali e della tenuta complessiva dei servizi sanitari territoriali e ospedalieri.  Accanto a ciò – rimarca Alecci – emerge un punto politico gravissimo che non può essere taciuto. Lo stesso presidente Occhiuto ha rivendicato pubblicamente il proprio sì all’autonomia differenziata, spiegando di averlo dato “per ottenere qualcosa”, cioè per rafforzare la posizione della Calabria nel negoziato con il Governo sul commissariamento sanitario e sul piano di rientro. Anche se Occhiuto nega l’esistenza di uno scambio diretto, per noi quello scambio è avvenuto nei fatti: l’autonomia differenziata è stata usata come moneta politica dentro una trattativa che riguardava il futuro della sanità calabrese. Non è un caso che la revoca del commissariamento sia arrivata con una deliberazione del Consiglio dei ministri proposta dal ministro Calderoli, cioè dal principale promotore dell’autonomia differenziata. Oggi quella scelta presenta già il primo conto. Il Consiglio dei ministri ha accelerato sul decreto di federalismo fiscale che, tra le altre cose, sostituisce progressivamente, a partire dal 2027, trasferimenti statali certi – compreso il Fondo nazionale per il trasporto pubblico locale – con una compartecipazione regionale al gettito Irpef. In una regione debole come la Calabria, dove il gettito Irpef è più basso e meno dinamico, questo significa meno risorse garantite, più fragilità finanziaria, più pressione fiscale locale e un possibile peggioramento dei servizi essenziali, dai trasporti alle politiche sociali. Si stanno portando avanti federalismo fiscale e autonomia differenziata senza che siano stati prima finanziati pienamente i LEP e senza una vera perequazione capace di colmare i divari infrastrutturali e sociali che penalizzano il Mezzogiorno e la Calabria sulla sanità, sul trasporto pubblico locale, sulle politiche sociali, sul lavoro, sulla famiglia e sulla disabilità. Per questo riteniamo gravissima la responsabilità politica di Roberto Occhiuto che ha accettato una linea che può compromettere ulteriormente il futuro della Calabria. Di fronte a tutto questo serve verità, non propaganda; servono risorse certe, non operazioni di facciata, serve una battaglia comune per difendere i diritti dei cittadini calabresi, non un baratto politico consumato sulla loro pelle».

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