Il patriarca latino di Gerusalemme a Norcia per ricevere il Premio San Benedetto. “In Terra Santa un terremoto fisico e umano devastante, ora voltiamo pagina”

Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, a Norcia, dove ha ricevuto il Premio San Benedetto

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Norcia, 12 luglio 2026 – A tre settimane dalla firma del memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran, è di nuovo scontro aperto, con Teheran tornata a minacciare la chiusura dello stretto di Hormuz. Intanto, alle porte dell’Europa, non cessano i bombardamenti incrociati tra Russia e Ucraina, che continuano a mietere vittime tra la popolazione civile. Conflitti che consegnano l’immagine di un mondo in cui sembra non esserci spazio per la pace. “Stiamo vivendo un tempo in cui si pensa che con la forza si possano ridefinire gli equilibri geopolitici. È una prospettiva fallimentare”. Così il cardinale Pierbattista Pizzaballa, che ieri pomeriggio ha ricevuto il Premio internazionale San Benedetto da Norcia, dedicato alla pace e al dialogo tra i popoli. “Quello che sta accadendo ora – continua Pizzaballa – non porterà mai alla tregua. La pace può essere costruita solo se inserita nella propria cultura. E la cultura della pace non è così diffusa come crediamo”.
La cultura dell’io
Secondo il porporato quest’epoca è invece segnata da una “cultura individualista, la cultura dell’io”. Attenta, quindi, solo a “quelli che sono i propri interessi, in una logica di convenienza”. Dinamica che, secondo il religioso francescano, non interessa solo il livello della vita personale, ma anche quello “sociale, comunitario ed economico”. Per Pizzaballa la pace tra Stati Uniti ed Iran, così come tra Russia e Ucraina, non arriverà presto. Perché “il cuore e l’attenzione sono rivolti altrove”, dice riferendosi ai capi di Stato che non sembrano interessati a una de-escalation. “Stiamo vivendo – osserva ancora – un’epoca segnata dalla fine degli equilibri politici, sociali, economici e culturali. In cui è difficile sapere cosa accadrà in futuro. È una crisi che non riguarda soltanto la politica internazionale, ma anche le istituzioni locali, quelle culturali e religiose”. La vista a Norcia, nel giorno che festeggia il suo patrono, il cardinale ha riconosciuto nei valori benedettini una forte attualità.
La visita
“San Benedetto – ha spiegato Pizzaballa – ha vissuto un lungo periodo di transizione, di fine e decadenza di un impero. Ci indica un metodo, quello di non limitarsi a guardare la cronaca, ma a saper interpretare gli eventi. E a costruire il futuro delle prossime generazioni su fondamenti culturali e non solo sugli interessi economici”. Per il patriarca “c’è bisogno di costruire una umanità che tenga conto anche della spiritualità, che appartiene a tutti gli uomini, credenti oppure no”. Sul conflitto in Palestina “dobbiamo voltare pagina” ha detto Pizzaballa. “Quello che è stato fatto dagli anni Sessanta fino ad oggi – continua – non è cancellato, resta. Deve ora iniziare una nuova fase del dialogo interreligioso, che non può certamente partire da zero. Ma tenere conto di quanto è successo”.
Il futuro
Non sarebbe però nemmeno il momento della ricostruzione. In Terra Santa “abbiamo vissuto un terremoto, fisico e umano, devastante” dice il cardinale. “Abbiamo certamente bisogno di architetti, che sono i politici e le istituzioni, che ci aiutino a fare un piano di ricostruzione. E poi serviranno anche i muratori, che siamo noi tutti, ciascuno nel proprio contesto, chiamati a rimboccarci le maniche. Ora è presto, ma dobbiamo iniziare a pensarci, a portare avanti il dialogo tra i popoli”. Non basterà contare sulle forze delle giovani generazioni. “Abbiamo bisogno – ha concluso Pizzaballa – anche di chi ha più esperienza e di coloro che il dolore lo hanno vissuto sulla propria pelle. Coinvolgendo, quindi, tutta la popolazione, altrimenti quella che si otterrà sarà una ricostruzione parziale”.
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