Assolto anche in appello l’ex assessore del Comune di Lecce Attilio Monosi. I giudici della Corte d’Appello hanno confermato quanto già stabilito da quelli di primo grado, sancendo l’estraneità dell’ex amministratore comunale alle accuse di illeciti legati alla gestione dell’associazione Antiracket Salento. «Un momento di riscatto morale - commenta Monosi - dopo una vicenda giudiziaria che ha causato la fine della mia carriera politica».
L'inchiesta
Nel 2017 l’inchiesta aveva portato a misure cautelari e a un’indagine su un presunto sistema di gestione illecita dei fondi destinati alle associazioni di settore. Nel processo, a vario titolo, erano contestate accuse di associazione per delinquere, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, falso materiale e ideologico, concussione, corruzione, millantato credito e peculato. L’indagine aveva ipotizzato un sistema di rendicontazioni fittizie legate ai fondi destinati alle attività antiracket, per un importo complessivo vicino ai due milioni di euro. In primo grado, la seconda sezione penale del Tribunale di Lecce – presidente Cinzia Vergine, a latere Bianca Todaro e Natasha Mazzone – aveva inflitto dieci condanne, tra le quali 15 anni di reclusione per Maria Antonietta Gualtieri, 8 anni e 6 mesi per Pasquale Gorgoni, 8 anni e 3 mesi per Giuseppe Naccarelli. Tra le assoluzioni, quella di Attilio Monosi, insieme a Pierantonio Cicirillo, Fabrizio Natale, Vincenzo Specchia, Maria Marzia Di Mastrogiovanni e Marcella Lezzi. Nel corso del processo d’Appello, il pg Salvatore Cosentino aveva chiesto di respingere l’impugnazione proposta dal pm Massimiliano Carducci sulla posizione di Monosi. Richiesta accolta dalla Corte d’Appello. I giudici hanno anche rideterminato alcune pene inflitte in primo grado (6 anni per Gualtieri, 4 per Naccarelli e Gorgoni) e dichiarato estinte per prescrizione altre posizioni.
La sentenza
«Una sentenza non è mai scontata - è il commento a caldo di Monosi - perché in un giudizio così complesso non si può avere la certezza dell'esito. L'unica certezza era quella della mia estraneità totale ai fatti che venivano contestati dalla Procura. Ero serenissimo con la coscienza e questa è stata la mia prima dichiarazione quando mi è stata notificata l'ordinanza, nel lontanissimo 2017. Sono contento di aver potuto ricostruire, ovviamente attraverso la macchina della giustizia, ma anche con l'aiuto degli avvocati, che sono stati importanti in tutto il percorso giudiziario, una vicenda che era stata rappresentata in modo diverso e quindi con ipotesi di colpevolezza. È un momento di riscatto morale, perché questa vicenda giudiziaria ha messo la parola fine alla mia vita politica, che era fortemente proiettata alla crescita, figlia di tanto sacrificio e di tanti risultati amministrativi prodotti nelle due amministrazioni Perrone. Ho dovuto prendere atto con enorme rammarico che questa vicenda giudiziaria avrebbe segnato la parola fine della mia carriera politica, però la vita è fatta così. Esprimo il mio ringraziamento ai miei due avvocati Riccardo Giannuzzi e Gino Covella, che sono stati due pilastri nello svolgimento del processo. L’altro pensiero va ovviamente al mio amico Mauro Giliberti, che all'epoca era il candidato sindaco e per effetto di questa vicenda giudiziaria ha subito il contraccolpo di una inevitabile vanificazione degli sforzi fatti». Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Riccardo Giannuzzi, Luigi Covella, Amilcare Tana, Giuseppe Milli, Luigi Rella, Roberto Rella, Stefano De Francesco, Anna Grazia Maraschio, Carlo Sariconi, Andrea Conte, Francesco De Iaco, Cesario Vito Del Cuore, Paolo D’Amico, Sandro Caforio, Francesco Spagnolo, Andrea Sambati, Giuseppe Romano, Paolo Spalluto, Francesco Galluccio Mezio, Francesca Conte, Viola Messa, Marco Pezzuto, Paolo Pagliara, Riccardo Rodelli, Daniele Cataldi, Lavinia Gala, Carlo Congedo, Cristiano Solinas, Alessandro Troso, Giuseppe Fornari, Antonella Lillo, Romeo Russo e Manfredo Fiormonti.
P.Tem.