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Il costo delle mancate scelte. Rifiuti portati fuori provincia, conto da 15 milioni in 4 anni

July 30, 2026

La percentuale varia da Comune a Comune, in base al Pef (Piano economico finanziario) e alle scelte che l’ente locale può autonomamente fare, con soldi propri, per attenuarne l’impatto. La costante, però, è che la Tari aumenta in quasi tutti i centri della nostra provincia, come ormai da diversi anni. Proprio in questi giorni i consigli comunali stanno deliberando al riguardo. Tanto per citare i due Comuni più grandi: a Macerata l’aumento approvato per il 2026 è dell’8,4%, a Civitanova del 6,11%. Una impennata legata alla crescita dei costi per la gestione del servizio rifiuti, tra i quali spiccano quelli riconducibili alla mancanza di una discarica sul nostro territorio, e il conseguente trasferimento dei rifiuti fuori provincia, ormai da diverso tempo.

Negli ultimi tre anni, 2023, 2024, 2025, questo si è tradotto in un aggravio dei costi per Cosmari srl di oltre 12,3 milioni di euro, ai quali dobbiamo aggiungerne – presumibilmente – altri 3 o 4 (adesso li portiamo a Corinaldo, un sito più vicino del precedente che era in provincia di Pesaro) per il 2026. Diciamo, e ci teniamo bassi che, compreso quest’anno, arriviamo a 15 milioni, una cifra non da poco che, ovviamente, ha pesato e pesa notevolmente sulla Tari, che continuerà a crescere ancora almeno per i prossimi tre anni, con una differenziata che – anche se in calo – è pur sempre sopra al 79%. Insomma, la virtù dei cittadini non viene certo premiata. Si scontano le indecisioni della politica, cioè dell’Ata, che negli ultimi anni ha sempre giocato al rinvio.

Ora, come noto, la soluzione, per poco più di quattro anni, dovrebbe arrivare dall’ampliamento della discarica di Fosso Mabiglia a Cingoli, autorizzato dalla Provincia di Macerata. Ma il quadro non è affatto chiaro e rassicurante. Non ci sono solo due ricorsi al Tar che contestano il via libera a questa opera, ma ombre si addensano anche sulla nuova graduatoria dei siti individuati per la nuova discarica (condizione che Cingoli aveva posto per dare il suo placet all’ampliamento).

Come noto, infatti, Angelo Recchi e Massimo Sbrisci, del dipartimento infrastrutture e territorio della Regione, hanno scritto all’Ata esprimendo pesanti rilievi al modo in cui, con criteri aggiuntivi, la stessa ha modificato la graduatoria redatta dalla Politecnica delle Marche. L’Ata lo scorso 3 luglio ha risposto alla Regione che – al momento – tace. Ma la questione è rilevante. La Regione, infatti, ritiene che solo nell’ambito della Vas (Valutazione ambientale strategica) i criteri potevano eventualmente essere modificati, mentre l’Ata li ha cambiati prima che questa fosse messa a punto. Difficile, stando così le cose, che le due posizioni possano essere conciliate, ma va sottolineato che sulla Vas inerente alla nuova graduatoria l’ultima parola spetta agli uffici della Regione. E, dunque, oltre che il Tar – anche in questo caso – a cui hanno annunciato di rivolgersi i sindaci di Montefano e Pollenza, potrebbe essere la stessa Regione a stabilire che si è proceduto in modo difforme rispetto a quanto previsto ed esprimere, quindi, un parere negativo. E sarebbe tutto da rifare.