Nazionale.
30 luglio 2026 alle 00:47
La Nazionale poteva essere la “casa” di Claudio Ranieri già un anno fa, al posto di Luciano Spalletti, ma non se la sentì di diventare ct per via del ruolo appena assunto alla Roma. Ora, l’ex allenatore del Cagliari (e non solo) assume l’incarico di direttore tecnico della Figc e presidente del Club Italia: «È il coronamento di una carriera», premette, per poi spiegare il “no” del 2025. «Non potevo interrompere un contratto con la mia squadra del cuore e non potevo farli entrambi per conflitto d’interessi, dissi di no a malincuore. Ora ho deciso col cuore: quando l’ho fatto non mi sono mai pentito».
L’incarico
Rispetto a Mancini, Ranieri avrà un ruolo più dietro la scrivania che in campo. «Se volesse chiedermi qualche consiglio gli dirò la mia, altrimenti rimarrò da parte perché ho tanto da fare». Nel dettaglio: «Far innamorare di nuovo i tifosi italiani della Nazionale e permettere ai bambini di vederla ai Mondiali, perché non l’hanno mai vista». Poi ricorda uno spunto dello scorso 2 giugno a Sa Manifattura, quando ha presentato il suo libro a Cagliari: «Un addetto ai lavori mi ha detto che per portare i bambini a scuola calcio le famiglie spendono troppo e non possono permetterselo, voglio capire come funziona e abbassare i prezzi. Desidero che sempre più bambini vogliano giocare a calcio in Italia».
Con il pallone
Fra i tanti problemi del calcio italiano attuale c’è la mancanza di talento. Ranieri ha una sua ricetta: «Bisogna lavorare con i ragazzi dai 10 ai 14 anni e ristrutturarli», afferma. «All’estero la tattica non viene esasperata come in Italia, ma dobbiamo tornare alla tecnica: i nostri allenatori nei settori giovanili non pensano più a far stoppare la palla, a dribblare e a passare perché devono vincere. È ora di dire basta: bisogna far capire ai nostri bambini come si gioca».
La grande sfida
Il nuovo dt azzurro rivela che Malagò l’ha chiamato lunedì sera («Ero al mare, non pensavo potesse accadere») e chiarisce di non aver problemi a prendere in mano una situazione complessa («Di difficoltà in carriera ne ho viste tante e non mi sono mai tirato indietro»). Con la possibilità di «un aiuto dalla politica e da tutti per avere nuovi italiani, perché bisogna vincere insieme» e la certezza che «i nostri giocatori hanno un senso d’appartenenza grandissimo». Il tutto senza togliere tempo alla moglie: «Finalmente non le faccio fare un trasloco». (r. sp.)
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