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Il disagio per il corpo nei temi di scuola. A rassicurare i ragazzi in cattedra c’è Fresi

October 21, 2026

I temi in classe parlavano di vergogna, disagi, «mani tese in cerca di aiuto», spiega il professore di italiano e giornalista Francesco Giorgioni. A nessuno piace il suo fisico, qualcuno non ha avuto il coraggio di andare al mare. Servivano testimonianze di accettazione e successo. «Ho contattato l'attore Stefano Fresi, un film in uscita, pieno di impegni, mi ha detto subito sì». Con tutta la sua stazza ha parlato deciso e leggero ai ragazzi, il messaggio o almeno qualcosa è arrivato nella scuola Costa Smeralda di Arzachena. Tutto è iniziato una settimana prima. «Molti docenti di italiano nei temi hanno avvertito forte la sensazione di giovani che si avvertono grassi, fisicamente fuori forma, brutti. Tutto ciò condiziona le interazioni sociali, si sentono inadeguati, non vanno al mare. Mi sono reso conto che era una richiesta di aiuto pressante».

Giorgioni ha chiamato Fresi, «mi serve qualcuno con un fisico importante che possa parlar loro, aiutami». E l'attore si è presentato ieri all'istituto professionale alberghiero professionale Costa Smeralda. «I ragazzi hanno ammesso che riuscire ad accettarsi è un problema, anche giovani bellissimi, normalissimi non si ritrovano nei canoni dominanti. Un problema psicologico, per questo era importante la testimonianza di Stefano che ha dovuto confrontarsi con una fisicità importante». Fresi ha spinto sull'autostima, sul fatto che la bellezza è un valore assolutamente arbitrario e soggettivo. «Se alunne e alunni ti dicono: "io ho difficoltà a rapportarmi con il resto del mondo perché mi sento brutto, fuori forma, diverso dal modello imposto dai social, preferisco stare a casa, diventa un problema che blocca lo sviluppo"». Il docente ha chiesto aiuto, Fresi ha provato a spiegare che il suo sovrappeso non l'ha considerato un handicap, anzi un aspetto decisivo per la sua affermazione da attore. Le reazioni sono state entusiaste, c'è chi è andato a porre problemi personali a una persona di cui pensava di potersi fidare.

«Io ho la sensazione che questa martellante massiccia comunicazione della rete social in cui sono coinvolti i ragazzi li faccia sentire in obbligo di seguire questo modello, taglie 42, alti un metro 80 spigliati». Ma non tutti siamo così. «Alcuni ragazzi non riescono a imporre loro stessi, anche perché sono soggiogati, i social sono un disvalore, un elemento nefasto che va oltre le capacità, il ruolo, la responsabilità genitoriale». Modelli che sfuggono. Difficili da intercettare o comprendere appieno. «Usano TikTok e Instagram anche i social sono degenerati solo sull'immagine, almeno su Facebook c'erano dibattito e discussione». Una deriva verso la superficialità che ormai preoccupa. Stefano Fresi ha messo l'accento sul fatto che la gente sui social perde le distanze. «Il mondo dei social ci ha fatto perdere un poco noi stessi, è un teatro globale e questo vale anche se uno insulta qualcuno perché è grasso, ciccione».

Il messaggio

Da qui un messaggio: «Lavorate su voi stessi, la bellezza che voi avete dentro la potete conoscere solo indagando su voi stessi, fottetevene degli altri: offendono per esprimere cattiverie figlie della frustrazione». Davanti a ragazzi attenti, interessati, Fresi ha raccontato un episodio che gli è successo mentre attraversava la strada sulle strisce, un po' lento. Un tipo gli ha suonato con il clacson, gridando «muoviti ciccione di me...». Lui si è avvicinato al finestrino e pacatamente gli ha replicato: «Io sono un ciccione di me... e volendo posso anche dimagrire, mentre tu con quella faccia da ca... ci devi convivere tutta vita». Dice che la fidanzata al fianco del guidatore abbia detto: «T'ha proprio demolito». Fresi non sminuisce il rischio di «sentirsi inadeguati» in base ai canoni estetici che ci circondano, ma «nonostante la mia forma fisica ho cercato di convincere un uditorio positivo e bello, dell'età di mio figlio. Se si è se stessi si convince, ma spetta a noi convincerci della nostra bellezza. I ragazzi hanno idee chiare ma anche tante incertezze, io ho costruito una carriera, un lavoro nonostante viva quelle cose che fanno male loro. Sono andato per dar loro una speranza, non ho la presunzione di poterci riuscire».

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