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Il graffio di Cacciari: «Il campo largo non esiste, i grillini non voteranno mai il Pd. E a Venezia partita chiusa per una generazione»

July 18, 2026

VENEZIA - «Con i due trentenni, Alberto Stefani presidente della Regione e Simone Venturini sindaco di Venezia, votato peraltro da tutti quelli che l’ultima mia volta votarono per me, per la sinistra la partita è chiusa per almeno una generazione». Al solito non le manda a dire Massimo Cacciari, ex sindaco di Venezia per tre volte (negli anni 1993-2000 e 2005-2010) che, intervenendo a Mestre a margine della presentazione del Festival della Politica della Fondazione Pellicani, ha commentato la recente sconfitta della coalizione “Buona Stagione” alle comunali stravinte al primo turno dal civico Venturini, sostenuto dal centrodestra. 
Riferendosi al titolo di quest’anno della manifestazione, “Le ragioni della speranza”, il filosofo esclude che ce ne siano per la parte politica a cui fa riferimento: «Difficile trovarle, ma le cercheremo nel Festival per vedere se ci siano soggetti, forze politiche, idee che possano portare a un governo di questa grande crisi internazionale. Quanto al piccolo bicchier d’acqua della situazione locale, vedo che francamente e realisticamente non c’è alcuna possibilità di qualsiasi ripresa della sinistra dopo una batosta simile».

Sulle ragioni, Cacciari è tranchant: «Le cause sono profondissime: dall’incapacità della classe dirigente di rinnovarsi, all’incapacità di presentare candidature e squadre competitive. Dall’altra parte ci sono due trentenni che, se non fanno cavolate, il discorso è chiuso per almeno una generazione». La sinistra, d’altronde, appare in crisi in tutta Europa: «L’ho detto milioni di volte, è una catastrofe» incalza Cacciari. «Ma la situazione di Venezia è abbastanza straordinaria perché a Venezia c’erano le condizioni per avere un risultato diverso. Ce n’erano come dimostrato dal voto del referendum sulla giustizia e, ancora prima, delle Regionali. Certo, occorreva sapere che dall’altra parte c’era un candidato competitivo, da non sottovalutare… E invece è stato ridicolmente sottovalutato, per poi scoprire a posteriori che c’era il sistema di potere… La sinistra è stata troppo debole e divisa per sostenere la competizione». 


CAMPO LARGO

L’ex sindaco crede poco al campo largo: «Non esiste. Il problema vero è il rapporto Pd-Cinquestelle perché gli altri sono presenze patetiche. Chi è oggi socialista o ex comunista? La verità è che i Cinquestelle votano solo sé stessi. È un elettorato di sistema che non ha grande interesse a una politica generale, ma solo a portare avanti le sue idee, ammesso che le abbia. L’elettorato Cinquestelle vota quando c’è da eleggere uno di loro. Se no non votano… Al massimo va la metà, è sempre stato così. Succederà anche se viene candidata a premier Elly Schlein. O trovano un terzo che va bene a entrambi o devono mettere in conto di avere metà voti». E se venisse candidato Giuseppe Conte? «Perché il Pd che ha più del doppio dei voti dovrebbe accettare Conte? Che senso ha? Se è la Schlein non si sommano i voti, quelli dei Cinquestelle si dimezzano…».

L’ipotesi della sindaca di Genova Silvia Salis non convince Cacciari: «Vedano loro cosa fare, tenendo conto di questo tema algebrico oltre che del problema di un programma di coalizione». Allora il centrosinistra deve sperare che Roberto Vannacci con Futuro nazionale vada solo? «Se va da solo, il gioco è possibile anche con un elettorato di centrosinistra non compatto. Ma Vannacci non andrà da solo». Cacciari torna su Venezia e alla domanda su cosa sia stato sbagliato risponde netto: «Tutto. Il candidato… era meglio una donna. Hanno scelto una persona preparata e dignitosa, ma che è un vecchio affare della politica, che più politichese di lui non si può. Il programma c’era. Poi hanno commesso errori tattici abbastanza evidenti, tipo la querelle sulla moschea. Su quella ti metti d’accordo in camera caritatis o no?».

Su cosa dovrebbe fare il centrosinistra l’ex sindaco ribatte subito: «Niente, mettersela via. Perdono da 11 anni e il refrain è sempre di rifare la classe dirigente. A questo punto non è più Brugnaro. Ma un ragazzo trentenne, capace, educato, che si trova e dialoga assieme a un altro trentenne presidente della Regione. La partita è chiusa». Quasi viene il dubbio che Cacciari abbia votato Venturini: «No, ho votato educatamente per Martella, ma Venturini ha fatto una buona campagna elettorale e l’hanno votato tutti quelli che conoscono Venezia e che l’ultima volta mia, votarono per me». Insomma, cosa ha perso a Venezia il fronte progressista? «La zucca», sostiene Cacciari con un cenno eloquente sulla tempia.