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- Il Gruppo Bcs vuole evitare il fallimento. La lettera del presidente Castoldi: “Fulchir partner perfetto, rilancerà la produzione”
Abbiategrasso, il numero uno dell’azienda scrive ai lavoratori: “L’amministrazione straordinaria sarebbe solo un salto nel buio”. Ma il suo futuro non è così certo

Una protesta dei lavoratori del Gruppo Bcs

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Abbiategrasso (Milano), 15 agosto 2026 – Mentre Cgil e Cisl hanno spiegato in assemblea ai lavoratori le ragioni che hanno portato Mimit, due Regioni e i sindacati a non accettare in prima istanza il piano di risanamento presentato dal gruppo Fulchir, dall’altra parte della barricata il presidente della Bcs Fabrizio Castoldi ha preso carta e penna e ha scritto una lettera ai dipendenti per spiegare le proprie motivazioni e il progetto pensato per salvare lo storico marchio e i posti di lavoro.
La lettera di Castoldi
Castoldi dice di aver scelto Fulchir, rispetto alle altre manifestazioni di interesse arrivate, perché si tratta di un partner industriale italiano, con esperienza nel settore meccanico e sinergie con la produzione Bcs, interessato anche al business Mosa, che punta a mantenere l’integrità del gruppo e soprattutto il suo cuore industriale, produttivo e occupazionale in Italia.
Fulchir avrebbe una partecipazione all’80%. La ripresa delle attività produttive sarebbe prevista già da settembre, grazie a un portafoglio ordini confermato superiore ai 45 milioni.

Il presidente di Bcs Fabrizio Castoldi con la figlia Giulia seconda e terza generazione alla guida del gruppo
"Dobbiamo tornare a produrre”
“Il partner prenderebbe in affitto l’intero ramo d’azienda, comprendendo attività produttive e organico, mettendo a disposizione le risorse finanziarie necessarie alla ripartenza”, scrive Castoldi. Bcs non crede alla scelta indicata dal sindacato, quella dell’amministrazione straordinaria. “Bcs non ha bisogno soltanto di essere amministrata nella crisi. Ha bisogno di tornare a produrre, consegnare i propri prodotti, alimentare la rete commerciale, mantenere i mercati esteri e tornare progressivamente a livelli di fatturato adeguati”.
A rischio anche le filiali estere
“Un’interruzione prolungata delle forniture potrebbe mettere in difficoltà anche le filiali estere, che negli ultimi due anni hanno rappresentato un elemento fondamentale per la tenuta del Gruppo”. Per Castoldi la via indicata dal sindacato è un “salto nel buio che mette a rischio la sopravvivenza dell’azienda”.
I sindacati a loro volta ribadiscono che l’amministrazione straordinaria avrebbe come conseguenza l’uscita di scena della Castoldi per favorire l’avvicinamento di altri imprenditori interessati a rilevare la società, anche perché per ripartire non si può dare per scontata l’erogazione di finanziamenti pubblici.
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