Ho sempre avuto un legame forte con Barcellona e la Spagna, per cui ben da giovane mi sono trovata a scoprire cosa fosse una tortilla de patata como Dios manda in tempi in cui non lo diceva Instagram, prima dell’avvento dei social media. E ancora la bontà semplice di un pan con tomate. È una vita che torno qui, ripetutamente, ma trovarmi nella Ciudad Condal il giorno che l’amata Spagna vince il suo secondo mondiale è un regalo divino.
Devo prima di tutto ringraziare il cuoco di origine veneta Paolo Casagrande che abita a Barcellona da decenni ed è anche lo chef di Lasarte, il ristorante di Martín Berasategui con tre stelle Michelin all’interno dell’hotel Monument che si trova nella parte alta di Passeig de Gràcia, la via elegante dello shopping. Va detto: Paolo è una nostra eccellenza esportata in Catalunya. E la cena da lui una gioia. Prima di tutto, perché in cucina si respira un’aria di armonia vera, con visi sorridenti, e la sala è il suo prolungamento naturale.
Ho assaggiato piatti divini come il Millefoglie caramellato con foie gras, anguilla affumicata, cipollotto e mela verde, la Tartare di seppia con mele verde e liquirizia, il Merluzzo con salsa di cocco e tapioca caramellata con un guizzo di Parmigiano e di finocchio, o ancora le Capesante con il loro corallo o i Ravioli di crostacei nella loro essenza con burrata e champagne. Standing ovation per il piccione e il dolce al cioccolato finale, spettacolare. Un plauso al pasticcere Xavi Donnay.
Nota bene: tutti questi piatti li ha assaggiati anche Lamine Yamal che pare essere un gourmet a soli 19 anni, grande frequentatore del ristorante. In albergo lo hanno definito un tipo molto gentile ed educato, e lo si vede anche sul campo da gioco. Non entro in argomenti calcistici, ci mancherebbe altro, ma assistere alla finale qui, nella città di Gaudí, è stato un trionfo.
Quante volte ci capita di vedere la finale di un mondiale nel Paese che poi vince? E allora ci tengo a sottolineare piccole abitudini meravigliose tipiche di qui che mi porto in cucina volentieri in Italia, ovvero: il pan con tomate, il pane al pomodoro. La cosa più semplice del mondo ma anche la più buona. Prendete del buon pane, possibilmente una parigina che è il primo nome della baguette, o comunque un pane che si possa appiattire bene, se vi va tostatelo, per fare proprio come si deve. Poi passate i pomodori rossi e maturi e filtrate l’acqua di governo. Disponete la polpa sopra il pane con cristalli di sale e buon olio di oliva, di cui in Italia ne abbiamo parecchio, e servitelo all’aperitivo ma anche durante la cena. Se volete potete sfregarci un po’ d’aglio prima della polpa, ma io non ne sento il bisogno. Se poi volete proprio spingervi oltre, adoro mangiare il prosciutto, dal Jamon Serrano al più gustoso Pata Negra con una piccola birra ghiacciata, ovviamente con moderazione - ma ho detto piccola che qui chiamano cañita. Ecco, io così, anche se non è la cara cucina italiana, sono felice.
Possiamo anche fare una bella tortilla de patatas che richiede del tempo e una cura quanto la cugina omelette. Adorano anche los huevos rotos, che sono letteralmente le uova molto fritte con il tuorlo bello liquido con le patatine. In valigia mi porto sempre indietro con me il Pata Negra e il lomo ovvero il lombo di maiale che ho comprato al mercato de la Boqueria sulla Rambla insieme a delle olive al chimichurri. Poi, se proprio volete dare un nome a un’abitudine davvero deliziosa che si chiama sobremesa, ricordatevi di stare a tavola tutto il tempo che vi occorre per chiacchierare con amici e famiglia, e non scappare via subito dopo la cena o il pranzo. Qui si usa e noi lo chiamiamo ammazzacaffè.
Ultimo suggerimento (giuro) per chi sarà a Barcellona nei prossimi mesi. Sulla Rambla, salendo verso Plaza Catalunya, sulla sinistra, all’angolo con Carrer dels Tallers, c’è Boadas, un cocktail bar de toda la vida (vuol dire che c’è da sempre) che risale al 1933. Ci sono stati artisti come Salvador Dalí e Pablo Picasso, o ancora Greta Garbo in questi pochi iconici metri quadrati. Se entrate, troverete dei mixologist da paura, praticamente tutti italiani, che servono cocktail spettacolari come il Sacerdote, un Martini con un pizzico di mescal. Sappiate che dietro a questa perfezione c’è Agostino Perrone, il mitico Martini guru del Connaught Bar di Londra.