7 settembre 2026 | 06:35

L’infrastruttura, finanziata con 40 mila euro di fondi POC, sarà utilizzata dagli studenti per ospitare siti e applicazioni e sperimentare con l’intelligenza artificiale
Seriate. Nel laboratorio informatico dell’Istituto Ettore Majorana, in corso Europa, sono arrivati due server. Piccoli, se paragonati a quelli delle grandi aziende, ma basati sulle stesse tecnologie utilizzate in ambito professionale. L’installazione è stata completata dalla ditta milanese CDLAN mercoledì 2 settembre, e da lì è partita una scommessa che va oltre la normale didattica: dare agli studenti dell’indirizzo Informatico un’infrastruttura tecnologica reale, da gestire in prima persona. “È la stessa cosa dei grandi data center, ma in scala più piccola – spiega il professore Mauro Annino, insegnante di Informatica e responsabile del progetto -. Aruba, a Ponte San Pietro, ha migliaia di server, noi ne abbiamo installati solo un paio, ma sono gli stessi che si utilizzano in azienda”.
Finora gli studenti del Majorana hanno sviluppato siti web e applicazioni per progetti scolastici e per realtà del territorio – tra queste, le associazioni no-profit Spazio Autismo e WeCare – ma sempre appoggiandosi a server e servizi di provider esterni. Con il nuovo data center, l’istituto punta a fare da sé: configurazione, gestione, messa in opera. “Inizieremo a fare da provider autonomi perseguendo un’indipendenza tecnologica”, sintetizza Annino. È in questo passaggio, più che nell’hardware in sé, che il docente vede il valore del progetto: “Mettono mano su realtà moderne, attuali. È quello che il mondo del lavoro oggi richiede. Se l’intelligenza artificiale può facilitare lo sviluppo di una web application, per far funzionare concretamente un’applicazione servono competenze specifiche”.
Il progetto, avviato lo scorso anno e finanziato interamente con fondi POC di Regione Lombardia, vale circa 40 mila euro. La prossima settimana partirà un corso di formazione interno rivolto ai docenti, con l’obiettivo di rendere operativa la nuova piattaforma già nel corso dell’anno scolastico. C’è anche una seconda finalità, meno visibile ma altrettanto ambiziosa: sperimentare l’intelligenza artificiale in locale, senza dover ricorrere a servizi esterni quando sono in gioco dati sensibili degli studenti. “L’obiettivo è utilizzare internamente strumenti di intelligenza artificiale, mantenendo i dati all’interno dell’infrastruttura della scuola”, continua Annino.
La prima fase coinvolgerà quattro classi quinte dell’indirizzo informatico, circa 20 studenti ciascuna: da 80 a 100 ragazzi lavoreranno da subito sulla nuova infrastruttura. Il piano, a regime, è di estendere l’esperienza a tutto il triennio, per un totale di circa 300 studenti. Il Majorana non è la prima scuola bergamasca a dotarsi di server propri: anche il Marconi di Dalmine ne ha uno, usato però soprattutto come spazio di archiviazione dati. La differenza, spiega Annino, sta nell’uso: al Majorana il data center non è un semplice contenitore, ma parte integrante della didattica.
Resta il tema dei consumi, spesso al centro del dibattito quando si parla di data center. Qui, assicura Annino, la scala è tutt’altra: “Si parla del consumo di una lavastoviglie”. I server saranno utilizzati in funzione delle necessità, mentre i siti ospitati resteranno comunque accessibili. Un modello che, secondo il docente, potrebbe non restare isolato: “Le aziende hanno iniziato a progettare data center interni, anche solo per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e per la protezione dei dati sensibili”. La direzione, osserva, è sempre più quella di modelli di IA locali, con pieno controllo su infrastruttura e dati.
Per ora, al Majorana, si parte da due server e un centinaio di studenti. L’obiettivo è che imparino non solo a scrivere codice, ma a occuparsi di quello che viene dopo: il momento in cui un software smette di essere un esercizio e diventa un servizio reale.