Quando Andy Burnham ha annunciato Stone Cloak durante il suo primo incontro con Volodymyr Zelensky, molti hanno avuto l'impressione che il Regno Unito stesse consegnando all'Ucraina una nuova tecnologia militare. In realtà Stone Cloak era già operativo. La novità riguarda la concessione della licenza che permetterà a Kiev di produrre autonomamente questo sistema di guerra elettronica.
Partiamo da un chiarimento, perché il nome si presta facilmente a equivoci. Stone Cloak non protegge né città né infrastrutture e non ha niente a che fare con un sistema antimissile; piuttosto, si tratta di un dispositivo, un piccolo jammer montato sui droni ucraini che serve a confondere i sensori e i sistemi elettronici del nemico, emettendo segnali durante il volo che disturbano le difese aeree russe. In breve, Stone Cloak rende più complicato individuare il drone, seguirne la rotta e, alla fine, abbatterlo.
Perché è importante
Per comprendere perché Stone Cloak sia così importante bisogna partire dal fatto che la guerra in Ucraina è diventata soprattutto una guerra elettronica. Da circa un anno, Kiev ha spostato gran parte dello scontro lontano dalla linea del fronte, puntando a minare la capacità della Russia di sostenere la guerra, distruggendo raffinerie, depositi, infrastrutture energetiche, aeroporti militari e impianti dell'industria bellica. Per farlo con successo, però, non ha solo bisogno di droni capaci di percorrere centinaia o migliaia di chilometri, ma anche di essere in grado di arrivare a destinazione senza essere intercettati. È qui che si gioca una parte decisiva del conflitto. Ogni nuova capacità offensiva genera rapidamente una contromisura che spinge, a sua volta, a sviluppare una nuova tecnologia per aggirarla. Stone Cloak si inserisce in questa competizione. Non aumenta la capacità distruttiva del drone, ma le possibilità che riesca a superare le difese russe e raggiungere il bersaglio anche percorrendo migliaia di chilometri nello spazio aereo russo.
Negli ultimi mesi l'Ucraina è riuscita a colpire con efficacia obiettivi situati nel cuore del territorio russo. Molti di questi attacchi sono stati condotti proprio con droni equipaggiati con sistemi di guerra elettronica britannici. Stone Cloak, dunque, non è una tecnologia che entrerà oggi sul campo di battaglia. Era già presente, già operativa e già impiegata nelle missioni ucraine, e il loro successo è sotto gli occhi di tutti.
Cosa cambia adesso?
Per rispondere bisogna tornare indietro di oltre un anno. Nel gennaio 2025 Keir Starmer e Volodymyr Zelensky firmarono il cosiddetto 100-year partnership agreement, una partnership strategica destinata a trasformare la cooperazione militare tra Londra e Kiev. Nei mesi successivi seguirono un accordo specifico sulle tecnologie da combattimento, la nascita di programmi congiunti come Lyra, Octopus e Nightfall, e infine il primo Uk–Ukraine strategic dialogue, che consolidò la collaborazione nello sviluppo di droni, guerra elettronica e industria della difesa. Parallelamente, il Ministero della Difesa britannico accelerò Project brakestop, il programma per sviluppare una nuova generazione di sistemi d'attacco a lungo raggio a basso costo, concepiti per l'Ucraina ma destinati anche a rafforzare le future capacità delle forze armate britanniche. Infine, pochi giorni prima di lasciare Downing Street, Starmer compì un ulteriore passo, assicurando alle aziende britanniche l'accesso ai contratti finanziati dal programma europeo Ukraine support loan, collegando in modo ancora più stretto il sostegno militare a Kiev con lo sviluppo dell'industria della difesa del Regno Unito.
È all'interno di questo programma che nasce Stone cloak. Quando Burnham entra a Downing Street, il sistema non è più un progetto sperimentale: è stato sviluppato dall'industria britannica, prodotto in migliaia di esemplari, consegnato all'Ucraina, utilizzato in combattimento e testato sul campo. La novità annunciata dal nuovo primo ministro riguarda un altro aspetto. Burnham non ha consegnato Stone Cloak a Kiev; ha invece autorizzato la condivisione della proprietà intellettuale per consentire all'industria ucraina di produrre autonomamente il sistema su larga scala.
Si tratta di un passo importante che cambia il rapporto tra Londra e Kiev. Finché Stone cloak veniva prodotto nel Regno Unito, l'Ucraina dipendeva dalla capacità produttiva britannica, dai tempi delle consegne e dalle decisioni politiche del governo di turno. Con il trasferimento della proprietà intellettuale, il sistema entra invece a far parte dell'industria della difesa ucraina.
Per un Paese impegnato in una guerra di logoramento questo rappresenta un passaggio cruciale. Significa poter aumentare la produzione, adattare il dispositivo ai diversi modelli di droni sviluppati dall'industria nazionale e ridurre la dipendenza dalle forniture occidentali.
Perché Londra cede una tecnologia così avanzata
A prima vista la decisione può apparire sorprendente. Perché condividere una tecnologia militare avanzata invece di conservarne il controllo? La risposta è che Stone cloak non rappresenta soltanto un aiuto all'Ucraina, ma anche un investimento nelle future capacità della difesa britannica.
Il modello di cooperazione costruito negli ultimi due anni si basa infatti su uno scambio continuo. L'industria britannica sviluppa nuove tecnologie, l'Ucraina le impiega in combattimento in un contesto operativo unico al mondo e l'esperienza maturata sul campo torna ai progettisti sotto forma di dati, prestazioni e contromisure individuate durante l'impiego reale. Ogni missione contribuisce così a migliorare la generazione successiva dei sistemi britannici.
È questa la logica che sta alla base anche di Stone cloak. Consentire all'Ucraina di produrlo direttamente significa accelerarne l'evoluzione, aumentando il numero di sistemi disponibili e la velocità con cui possono essere aggiornati. Al tempo stesso, il Regno Unito continua a beneficiare delle informazioni raccolte sul campo di battaglia, trasformando l'esperienza operativa ucraina in innovazione tecnologica.
Collaborazione tra industria britannica e innovazione ucraina
Autorizzare il trasferimento della tecnologia e della proprietà intellettuale di Stone cloak rappresenta un passaggio importante. La decisione di Burnham amplia infatti il modello di cooperazione costruito negli ultimi due anni, spostandolo dalla condivisione delle capacità alla condivisione della loro produzione.
È la prosecuzione della direzione impressa dal governo Starmer, che aveva fatto della collaborazione tra industria britannica e innovazione ucraina uno dei pilastri del rapporto tra i due Paesi. La licenza di Stone cloak aggiunge un ulteriore livello a quella strategia, rafforzandone la continuità e confermandone l'evoluzione.
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