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- “Il mare bolle? Il granchio blu ci va a nozze. Così si riproduce: all’anno 2mila tonnellate”
Il prof Giuseppe Castaldelli (Unife): “Acqua a 30 gradi, gli fa un baffo”. Anna Gavioli, ricercatrice Università: “Non è al picco, popolazione cresce ancora”

La ricercatrice Anna Gavioli di Unife

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Comacchio (Ferrara), 5 agosto 2026 – “La popolazione è in continuo aumento, non siamo ancora all’apice”, traccia il quadro della colonizzazione del granchio blu a tre anni dalla sua esplosione – era maggio del 2023 – Giuseppe Castaldelli, professore di Ecologia dell’Università di Ferrara. Con la sua equipe studiano l’alieno, al suo fianco tra reti, tute e stivaloni, la ricercatrice Anna Gavioli ddi Unife.

Ricercatori in azione con le reti per ’contare’ la popolazione del crostaceo a Goro e Comacchio
I numeri preoccupanti del fenomeno
I numeri sono inquietanti. “Nel 2024, tra venduto e portato in discarica – precisa Castaldelli – nelle sacca di Goro sono state pescate 1400 tonnellate di granchi blu adulti. Nel 2025 il balzo a 2 mila tonnellate. Quest’anno non c’è chiaramente il dato definitivo, ma il confronto mese per mese mette in evidenza quantità ancora più elevate. Andremo a superare per il 2026 le 2 mila tonnellate”. Ed è solo la punta dell’iceberg. “Con le nasse vengono catturati esemplari medio grandi, i piccoli si salvano e se magari entrano nella gabbia finiscono nello stomaco degli esemplari adulti”. Il mare bolle, in alcuni punti, dove si forma acqua stagnante, ci sono temperature dell’acqua che oscillano sui 30 gradi.

Un esemplare di granchio blu
“Temperature che al granchio fanno un baffo, sopporta di tutto. In America vive nel Maine ma anche nei Caraibi, nel golfo del Messico. E anche l’anossia, nessun problema. Se si accorge che gli manca l’aria si sposta velocemente, si avvicina alla riva, respira. No, mentre il caldo soffoca cozze e vongole il granchio blu si moltiplica senza sosta”. Continua a espandersi sereno. Confcooperative Agroalimentare e Pesca segnala un aggravamento dell’emergenza dall’Alto Adriatico al Tirreno. L’epicentro resta il Delta del Po. “Resiste a tutto – riprende il professore –. Anche la salinità, il grado alto di salinità lo lasciano indifferente”. “Il Delta del Po è l’area ideale per proliferare – spiega la ricercatrice Anna Gavioli dell’Università di Ferrara –. Un habitat perfetto per il ciclo riproduttivo. I maschi risalgono verso le acque dolci durante la muta, le femmine restano vicino alla foce per riprodursi più volte nel corso della vita”.
Il contrasto al fenomeno: non basta la cattura
Per combattere il fenomeno non basta la sola cattura. “Per gli esemplari adulti il predatore principale resta l’uomo, ma per quelli giovani – dice Gavioli – bisogna puntare su spigola, orata, anguilla, pesce serra e ghiozzo”. “Grazie alla resilienza dei pescatori, ai recinti riusciamo a salvare una piccola produzione di vongole veraci ma abbiamo perdite del 70%”, il bilancio di Vadis Paesanti, vicepresidente Confcooperative Agroalimentare e Pesca Emilia Romagna.
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