Comacchio (Ferrara), 2 settembre 2026 – Dopo le vongole falcidiate dal granchio blu, un altro boccone amaro per la pesca. L’altro giorno l’allarme lanciato dai pescatori che, i gusci aperti, hanno denunciato la nuova grande emergenza. A causa delle temperature estreme dell’acqua del mare – che nei mesi scorsi ha toccato anche i 33 gradi – si è verificata la moria delle cozze, con una perdita che oscilla attorno al 90%. Vittime dell’estate rovente le piccole cozze, il seme, quella che sarebbe stata tra qualche mese la nuova produzione. Cozze bollite nell’acqua del mare, un brodo.
Cozze addio
“Non c’è nulla. Cozze addio” l’allarme nei giorni scorsi di Sandro Felletti, il capitano del peschereccio Comacchio. Al suo fianco Gianfranco Beĺlotti ed Ettore Alberi. Volti scuri. Allarme dei pescatori raccolto da Fausto Gianella, consigliere regionale di Fd’I, e Vadis Paesanti, vicepresidente di Confcooperative Fedagripesca Emilia Romagna. Una denuncia che arriva dagli uomini del mare, che riguarda tutta la costa, rimbalzata sotto i riflettori dei tg. il mare che fa l’occhiolino ai Caraibi.
Il cambiamento climatico
“È il cambiamento climatico, il meteo è stravolto, una situazione eccezionale che va affrontata con misure eccezionali”, l’sos dei pescatori della ’Comacchio’ tra gli allevamenti cotti dal sole. In questo scenario scende in campo anche la Regione. Tutelare le imprese di mitilicoltura dell’Emilia-Romagna già colpite dalle morie degli ultimi anni, affinché non vengano penalizzate anche nell’accesso agli indennizzi. È l’obiettivo della Regione pronta a introdurre per le aziende interessate la possibilità di utilizzare la produzione commercializzata nel 2023, anziché quella del 2025, come parametro per il calcolo degli indennizzi Feampa destinati a compensare i maggiori costi sostenuti a causa della crisi in Medio Oriente.
Una modifica necessaria
Una modifica necessaria perché proprio le morie provocate dall’eccezionale aumento delle temperature delle acque nel 2024 hanno determinato, negli areali colpiti, una forte contrazione della produzione, con effetti che si sono protratti anche nel 2025: prendere a riferimento quest’ultima annualità rischierebbe quindi di penalizzare ulteriormente le imprese che hanno subito i danni maggiori, riducendo l’entità dell’indennizzo o, nei casi più gravi, impedendo loro di accedervi. La possibilità di utilizzare il 2023 come anno di riferimento è stata definita nell’ambito del confronto con il ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, che ha aperto alla deroga per le imprese di mitilicoltura la cui produzione nel 2024 e 2025 sia stata significativamente compromessa dalle morie legate all’eccezionale aumento delle temperature delle acque. Gli uffici regionali dell’Emilia-Romagna sono già al lavoro per rendere operativa la deroga e consentire alle imprese interessate di utilizzare il 2023 come anno di riferimento per il calcolo dell’indennizzo.
"Le imprese non vengano punite una seconda volta”
“Non possiamo permettere che imprese già duramente colpite dalle morie vengano penalizzate una seconda volta proprio per gli effetti che quelle stesse morie hanno avuto sulla loro capacità produttiva – sottolinea l’assessore regionale all’Agricoltura e Pesca, Alessio Mammi –. Prendere come riferimento il 2025, un anno in cui molte aziende hanno avuto una produzione fortemente ridotta o addirittura assente a causa delle perdite subite e della necessità di ricostituire gli allevamenti, avrebbe significato non rappresentare la loro reale capacità produttiva e, nei casi più gravi, rischiare di compromettere lo stesso accesso agli indennizzi. Per questo abbiamo lavorato con il ministero per individuare una soluzione più equa, che permetta alle imprese colpite di fare riferimento alla produzione commercializzata nel 2023. Ora vogliamo applicarla rapidamente in Emilia-Romagna”.
L’indennizzo previsto dal programma Feampa
L’indennizzo previsto dal Programma nazionale Feampa 2021-2027 è destinato a compensare i maggiori costi sostenuti dalle imprese della pesca e dell’acquacoltura nel periodo compreso tra il 28 febbraio e il 31 dicembre 2026 a causa delle conseguenze della crisi in Medio Oriente. Per le imprese di acquacoltura, il calcolo assume come parametro le quantità di prodotto commercializzate nel 2025. Un criterio che rischia però di penalizzare proprio le imprese di mitilicoltura maggiormente colpite dalle morie. L’eccezionale aumento delle temperature delle acque registrato nel 2024 ha provocato una forte mortalità sia dei mitili destinati alla commercializzazione sia del seme necessario al ciclo produttivo successivo.
Gli effetti si sono protratti nel 2025
Gli effetti si sono protratti nel 2025, quando gli impianti interessati sono stati destinati prevalentemente al ripopolamento e all’accrescimento, con una forte riduzione, fino in alcuni casi all’assenza, di prodotto commercializzabile. Da qui la possibilità, per le imprese che dimostrino il legame tra le morie e la contrazione produttiva registrata nel 2024 e 2025, di assumere come parametro per il calcolo dell’indennizzo la produzione commercializzata nel 2023, precedente agli eventi che hanno compromesso i cicli produttivi, anziché quella del 2025. La deroga riguarda esclusivamente l’annualità presa a riferimento per determinare l’entità dell’indennizzo: restano invariati il periodo indennizzabile, dal 28 febbraio al 31 dicembre 2026, e gli altri criteri previsti dalla misura.