Elephants

Il marketing dell’eccellenza scolastica

August 10, 2026

Ci risiamo. Anche questa estate, la solita querelle sull’elevato numero di 100 e 100 e lode all’esame di maturità. Sembra un disco rotto che, puntualmente, ripropone lo stesso spartito. Ogni anno, la dicotomia tra gli esiti della maturità e le prove INVALSI, sempre più evidente, viene utilizzata ora nel senso di sostenere l’inefficacia delle prove standardizzate nazionali, ora nella direzione di dimostrare l’inutilità dell’esame di maturità.

Non intendo avventurarmi in questa disputa, pur avendo un’idea piuttosto precisa in entrambe le direzioni.

Ciò che mi inquieta, invece, è l’approccio delle scuole che, anziché focalizzare l’attenzione sulla mancata corrispondenza, in un numero crescente e preoccupante di casi, tra le valutazioni eccellenti e le competenze di base (a prescindere dall’efficacia delle prove INVALSI, sulle quali si potrebbero formulare numerose critiche), si concentrano sulla pubblicizzazione degli esiti, con un approccio sempre più mercatistico.

Si sta consolidando un discutibile convincimento: la qualità dell’azione educativa posta in essere dalla scuola è direttamente proporzionale al numero di 100 e 100 e lode che i propri studenti conseguono.

Ma cosa c’è di educativo dietro questo approccio? Qual è il messaggio che diamo ai giovani con i lunghi elenchi di 100 e 100 e lode, con tanto di foto di studenti e studentesse, che riempiono le pagine dei quotidiani locali, i quali ormai si aggrappano a tutto pur di vendere qualche copia in più?

Con il passare del tempo, la competizione si è fatta così accesa che qualche istituzione scolastica, nell’intento di assicurarsi uno spazio più grande – convinta che tutto questo sia sinonimo di qualità e senza rendersi conto che, ormai, significa esattamente il contrario – crea ad arte le condizioni affinché si raggiunga il centro della scena con i 100 e i 100 e lode. Un preoccupante fenomeno che si sta sempre più consolidando.

La scuola-azienda, in questo caso, non rappresenta la conseguenza di scelte superiori, rispetto alle quali le singole scuole hanno pochi margini di manovra. È, invece, il frutto di discutibili strategie, soprattutto sul piano educativo, che ormai nelle istituzioni scolastiche trovano sempre più spazio.

Forse dovremmo cominciare a chiederci se una scuola sia davvero migliore quando ottiene un numero crescente di valutazioni eccellenti e, soprattutto, se ciò sia coerente con il senso stesso dell’educazione. Il grande rischio, in tutto questo, è trasformare l’eccellenza da obiettivo educativo in strumento di marketing.