I corridoi della sede storica di Via del Tritone, testimoni di oltre un secolo di giornalismo, ieri hanno accolto la prossima generazione di cronisti. Si è svolto sotto l'insegna blu del Messaggero, che campeggia sui tetti della Capitale, l'open day del Master di I livello in Giornalismo e Media Communication. Percorso di studi realizzato dal quotidiano in collaborazione con l'università Unimarconi e l'Accademia Paolo Graldi. Dodici weekend di lezioni, fruibili anche in streaming. Per molti ragazzi che hanno varcato per la prima volta la soglia di una redazione, il master rappresenta l'opportunità di coronare un sogno, magari d'infanzia. Al centro dell'incontro il futuro della professione e le sfide da affrontare nel programma di formazione giunto alla sua terza edizione.
INTELLIGENZA NATURALE
«Voler diventare un giornalista nel 2026 significa voler raccontare la realtà con informazioni verificate e autorevoli. I giornali di carta continuano a orientare le sorti del Paese e continueranno a farlo per molto tempo», spiega Massimo Martinelli, direttore editoriale de Il Messaggero e direttore operativo del Master.
E sebbene la cassetta degli attrezzi del giornalista dovrà arricchirsi di nuovi strumenti, al suo interno, chiarisce Martinelli, «c'è sempre stata e continuerà ad esserci la capacità di trovare una notizia inedita. Ed è l'unica cosa che in questo momento l'intelligenza artificiale non può fare». Una capacità che diventa ancora più preziosa quando l'informazione incontra la politica. «Il giornalismo politico non è mai stato così importante come in questa fase storica in cui fake news e chatbot inondano la rete». Parola di Barbara Jerkov, vicedirettrice del quotidiano. «Il Messaggero ha una grande tradizione nella formazione dei giornalisti politici, che per noi è motivo d'orgoglio». A suscitare la curiosità dei futuri studenti anche le testimonianze di chi ha già frequentato il Master. Il mestiere richiede una solida preparazione teorica. Ma è cruciale anche l'esperienza diretta dei ritmi concitati che scandiscono la vita di redazione. Per questo il Master aprirà per gli studenti le porte di redazioni cartacee, televisive, web e radiofoniche con la possibilità di vivere l'esperienza dello stage. In una delle testate della Caltagirone Editore, dunque nelle diverse regioni di copertura (oltre al Messaggero, anche Leggo, Il Mattino, Il Gazzettino, Corriere Adriatico, Nuovo quotidiano di Puglia). Una possibilità che accende in ogni edizione l'entusiasmo degli aspiranti giornalisti. Lo sa bene Guglielmo Nappi, caporedattore dell'edizione online del quotidiano. È anche grazie alla «passione di una redazione sempre più giovane» che ilmessaggero.it ha raggiunto i vertici della classifica dei siti di informazione più visitati. Perché «è fondamentale imparare a raccontare i fatti in modo sempre diverso».
Ogni carriera giornalistica ha un punto di partenza, spesso proprio uno stage. È stato così anche per Maria Latella, giornalista e conduttrice televisiva: «Uno stage in un giornale può permettere di capire se è questo il lavoro che si vuole fare. Ed è la scelta che ho fatto io anni fa». In aula affronterà, tra gli altri, il tema delle differenze tra il linguaggio televisivo e quello della carta stampata. Di storia del giornalismo e di IA tratteranno le lezioni di Angela Padrone, entrata al suo tempo a far parte della redazione del Messaggero tramite un tirocinio e «con tanta voglia di imparare». L'avvocato Giovanni Lazzara insegnerà invece le regole della corretta informazione: «Verità, interesse pubblico e continenza formale dell'espressione».
IL PERCORSO FORMATIVO
Anche quest'anno il percorso formativo mette a disposizione borse di studio per l'iscrizione: una a copertura totale della quota di iscrizione e due a copertura del 50% della quota. Sarà possibile inviare la propria candidatura entro il 31 ottobre 2026. Due nuove opportunità saranno annunciate la prossima settimana.
All'inizio «non è importante avere già una propria identità» giornalistica, rassicura Massimo Cecchini, docente e giornalista sportivo. «Cercheremo di farvi diventare giornalisti e miscelare i vostri sogni con la realtà». C'è chi la propria identità giornalistica l'ha trovata dietro un obiettivo. È il caso di Francesco Toiati, fotografo che ha fondato una propria agenzia, che insegnerà «come usare la fotografia per fare giornalismo». Persino quando vengono assegnati «servizi impossibili». «Come quando per il Messaggero ho raccontato “il silenzio di Roma” all'epoca del Covid. Sono riuscito a farlo attraverso le immagini dagli elicotteri delle forze dell'ordine». Perché certe storie, proprio come certi sogni, sembrano impossibili. Almeno finché qualcuno non trova il coraggio di realizzarli.
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