Elephants

Il mistero delle lucciole: la scienza svela il segreto della loro luce affascinante

July 26, 2026

Così piccole eppure così tanto affascinanti. Parliamo delle lucciole e della loro singolare caratteristica: la luminosità che continua a porre, anche oggi, notevoli domande a studiosi e appassionati di tutto il mondo.

Un nuovo studio, condotto da David Silver, ricercatore presso il Remiza AI di New York, ha ridimensionato notevolmente ciò che per più di un secolo si è pensato, ovvero che la quantità di luce prodotta dalle lucciole corrispondesse a 10¹³ - 10¹⁴ fotoni per singola emissione. Ma procediamo con ordine.

Come funziona la luce delle lucciole

Il celebre organo luminoso di questi piccoli e affascinanti insetti, definito anche “lanterna”, è caratterizzato dalla presenza di particolari cellule dette fotociti che ne consentono la peculiare caratteristica. Tali cellule sono difatti dotate del composto organico denominato luciferina e del rispettivo enzima luciferasi. È proprio la successiva interazione con ossigeno, calcio e adenosina trifosfato (ATP) che consente la produzione della particolare luce “fredda”.

Dalle stime del 1912 ai nuovi dati

Nonostante la luminosità delle lucciole rappresenti da sempre uno degli spettacoli più affascinanti esistenti in natura, abbiamo dovuto aspettare il 1912 per avere maggiori informazioni circa la quantità di luce da loro generata.

Fu il fisico americano William Coblentz a una prima stima della capacità luminosa di P. pyralis a circa 1/50- 1/400 della potenza di una candela. Ovviamente, è importante sottolineare come le candele non rappresentino più un’unità di misura scientifica standard, per tale ragione la misurazione riportata dallo studioso Coblentz corrisponderebbe oggi a 10¹³–10¹⁴ fotoni per emissione.

Le dichiarazioni di Silver e la revisione dello studio

All’interno dello studio di cui vi parliamo oggi, è stato lo stesso Silver a dichiarare come "La luminosità riportata nei libri di testo non corrisponde alla biochimica di due o tre ordini di grandezza e una discrepanza di tale entità per un secolo è un dato che vale la pena conoscere".

Il ricercatore, affiancato da un fotografo professionista, ha analizzato mediante un luxometro l’intensità della luce delle lucciole malesi. Calcolando la resa delle reazioni biochimiche, il team ha notato importanti differenze rispetto ai dati ricavati in precedenza da Coblentz. Ma perché tutto ciò dovrebbe farci riflettere?

Si tratta di uno studio che tenta concretamente di rivedere vecchie osservazioni, oramai consolidate da tempo, dandoci dei dati aggiornati allo scopo di avere una visione più realistica dell’affascinante fenomeno. Inoltre, potrebbe porre le basi per nuove ricerche legate ai rituali di corteggiamento delle lucciole che forse, richiederebbero una quantità di luce inferiore rispetto a quanto ipotizzato in precedenza.

Rimanendo decisamente in tema, quanti di voi conoscono già le analogie tra le lucciole e la comunicazione intergalattica? Inoltre, sapevate che i ragni intrappolano le lucciole per attirare nuove prede? Decisamente una tecnica di caccia piuttosto macabra.

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