Leggere il proprio necrologio a colazione: l'aneddoto che accompagna la nascita del Nobel ha il ritmo di una sceneggiatura.
Nel 1888, alla morte del fratello maggiore Ludvig, un giornale francese avrebbe scambiato i due Nobel e annunciato la scomparsa di Alfred con un titolo impietoso, “Il mercante di morte è morto”. Inventore della dinamite e titolare di 355 brevetti, Alfred si sarebbe trovato davanti al ritratto che i contemporanei avevano di lui, e ne sarebbe uscito tanto scosso da interrogarsi su come sarebbe stato ricordato. Il condizionale è d'obbligo: l'articolo originale non è mai riemerso, e il racconto resta perciò una leggenda non dimostrata.
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Un testamento scritto di getto
Il 27 novembre 1895, a Parigi, Nobel mise per iscritto le sue ultime volontà. Si racconta che lo facesse con tale slancio da chiedere a quattro sconosciuti del circolo svedese-norvegese di firmare come testimoni. Circa il 94% del patrimonio, oltre 31 milioni di corone, fu destinato a un fondo i cui interessi premiano chi ha giovato di più all'umanità.
I campi indicati erano cinque: fisica, chimica, medicina o fisiologia, letteratura e pace. Quest'ultimo fu affidato a un comitato norvegese: all'epoca Svezia e Norvegia erano unite sotto un'unica corona, e si ipotizza che la scelta volesse favorire una separazione pacifica. Nobel morì a Sanremo il 10 dicembre 1896 e non vide nulla di tutto questo: la Fondazione nacque nel 1900 e i primi premi furono assegnati nel 1901.
Medaglia d'oro, banchetto e fiori di Sanremo
Ogni 10 dicembre, anniversario della scomparsa di Nobel, Stoccolma si veste di gala. Al Konserthuset il re di Svezia consegna medaglia d'oro, diploma e un assegno da circa 9 milioni di corone svedesi (poco meno di 800mila euro).
La serata prosegue nella Sala Blu del Municipio, dove il banchetto si svolge, secondo Stockholmania Tours, tra oltre diecimila fiori di Sanremo, in omaggio alla città in cui Nobel visse fino alla morte. Il premio per la pace fa storia a sé: viene consegnato a Oslo, nella stessa data.
Il Nobel che non c'è (e quello che non lo è davvero)
Chi sfoglia l'elenco dei premi cerca invano la matematica. La massima onorificenza della disciplina è la Medaglia Fields, assegnata ogni quattro anni a chi ha meno di quarant'anni. Secondo una tesi diffusa, ma senza particolare fondamento, Nobel avrebbe escluso la matematica perché una sua amante lo aveva tradito con il matematico svedese Gösta Mittag-Leffler.
Sul fronte opposto, il cosiddetto Nobel per l'economia è in realtà un premio della Banca di Svezia in memoria di Nobel, istituito nel 1968 e assegnato per la prima volta nel 1969: l'etichetta “Nobel” gli viene attribuita, a rigore, in modo improprio.
Famiglie da Nobel
In alcune case la medaglia si tramanda come un servizio buono.
I Curie contano tre componenti e quattro premi, cinque con il genero Frédéric Joliot-Curie, e Marie fu premiata due volte, per la fisica nel 1903 e per la chimica nel 1911.
Anche William Henry Bragg e il figlio William Lawrence condivisero nel 1915 il Nobel per la fisica, mentre Niels Bohr non poté vedere il figlio Aage premiato nel 1975, tredici anni dopo la sua scomparsa.
Nel 2019 il riconoscimento per l'economia è andato a una coppia nella vita, Esther Duflo e Abhijit Banerjee.
Tra i premiati italiani, le donne si contano sulle dita di una mano: Grazia Deledda per la letteratura nel 1926 e Rita Levi-Montalcini per la medicina nel 1986.
La storia di Nobel, in fondo, insegna che non è mai troppo tardi per cambiare.