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Il Papa fa pace con Comunione e Liberazione: al Meeting la svolta storica dopo gli anni dei veleni

August 22, 2026

Sono 44 anni che un papa non rendeva visita al Meeting di Rimini, apertosi in questi giorni a Rimini, e c’è voluto un pontefice venuto dall’America del Nord per ripetere il gesto compiuto nel lontanissimo 1982 da san Giovanni Paolo II, un mondo fa. Quando ancora era viva l’Unione Sovietica e in Italia la prima repubblica era al massimo del suo fulgore.

Dal Liceo Berchet di Milano all'adunata annuale al Meeting di Rimini: cos'è Comunione e Liberazione, il popolo di don Giussani 

Da quel giorno sia lo stesso Wojtyla sia i suoi successori hanno inviato a Rimini solo messaggi di saluto, senza che nessuno sia più apparso da quelle parti, neppure quel Benedetto XVI che pure da cardinale aveva pronunciato una struggente omelia ai funerali di don Giussani e che i ciellini consideravano in qualche modo “il loro papa” (qualcuno anche dopo la rinuncia). Per non parlare di Francesco, con il quale la scintilla non è mai scattata e con cui non sono mancati i momenti di frizione. Una scarsa sintonia che Bergoglio ebbe più o meno con tutti i movimenti nati nel tempo in seno alla Chiesa e incoraggiati dopo il Concilio come elemento di supporto a un’opera di evangelizzazione un po’ stanca, ma che con Cl attraversò momenti difficili. Come non ricordare le parole durissime rivolte dal pontefice in piazza San Pietro in occasione dell’udienza per i cento anni dalla nascita di don Giussani, ottobre 2022, quando il papa argentino rammentò “le profonde divisioni” presenti nel movimento, dal quale lui stesso e la Chiesa “si aspettavano di più, molto di più”. E che in sostanza si configurarono con una drastica “correzione fraterna” (il modo con il quale in gergo ecclesiastico si identifica una pesante lavata di testa) allorché in occasione della successione a Juan Carron (capo del movimento dopo Giussani, e obbligato a lasciare proprio da Bergoglio che introdusse il tetto dei dieci anni alla guida dei movimenti) all’interno della fraternità emersero pesanti divisioni.

La "grande tribolazione" è finita

Da quei giorni molta acqua è passata sotto i ponti. È cambiato Papa ma è anche cambiato il clima in Cl che con la guida di Davide Prosperi pare essersi messa alle spalle il momento difficile, ed è così in grado di presentarsi alla nuova governance ecclesiale senza le turbolenze del recente passato. Per usare un’immagine neotestamentaria potremmo dire dopo aver superato la “grande tribolazione” di cui parla l’Apocalisse, che nel caso di Cl sono stati gli anni - sempre molto difficili in questi casi - che intercorrono dopo la morte di fondatori così carismatici. Leone XIV è il papa che raccoglie i frutti del lavoro che anche grazie ai richiami di Francesco sono stati portati a casa, e che adesso vedono un movimento ancora certamente legato alla memoria di Giussani, ma più conscio di poter camminare con le proprie gambe, senza stare ogni momento a evocare qualsiasi cosa fatta o detta dal sacerdote di Desio.

Papa Leone XIV riceve Davide Prosperi, Presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione

Ed è con questa Cl che il papa nordamericano vuole parlare. Un movimento forte, che lui ha conosciuto già ai tempi del Perù, che per la Chiesa può essere una risorsa e non un problema. La possibilità di un’intesa è forte, visto l’impatto che la spiritualità agostiniana ha da sempre nei ciellini, una spiritualità che mette l’accento sulla ricerca interiore e la testimonianza a discapito di un’osservazione asettica delle norme, e dell’importanza della dimensione comunitaria. Aspetti che l’agostiniano Prevost ha da sempre apprezzato. 

Il Papa "democristiano" che unisce la Chiesa

Sintonie che si ritrovano anche nelle prese di posizione pubbliche, quelle di un pontefice “moderato” nell’impostazione politica (alcuni lo hanno definito, non senza qualche ragione, “un papa democristiano”), privo degli accenti terzomondisti e pauperistici da peronista sudamericano che furono di Bergoglio. Che quando serve si occupa anche di politica (i suoi scontri con Trump passeranno alla storia) ma che non fa della politica la sua missione primaria (come il primo Giovanni Paolo II) e che anche in questo si ritrova con la “nuova” Cl, movimento in cui la politica ha la sua importanza, certamente, perché secondo loro la fede ha anche una dimensione pubblica, ma in cui la politica è forse meno in prima fila di quindici anni fa. Per intenderci ai tempi di Formigoni.

Una base comune quindi c’è, che è una base di dialogo e di riconoscimento, e che si innesta in uno dei compiti che l’allora cardinale Prevost ricevette dai confratelli nella Sistina, ossia quello di riconciliare la Chiesa al suo interno, componendo quegli strappi che il duro pontificato di Francesco aveva provocato.