Si è spenta a Milano a 72 anni. Viaggiava in Harley Davidson. Guidò il Pavia (1989-1994). portando Allegri e Massara.

Giusy Achilli è stata presidentessa del Pavia dal 1989 al 1994 Conquistò la promozione in C1 nel 1990: trasferta decisiva con 13 pullman

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E’ stata la prima donna in Italia a guidare una società calcistica professionistica (il Pavia, dal 1989 aql 1994), un’autentica pioniera capace di sfondare quel muro di diffidenza che separava il circo del pallone dal gentilsesso. Ma Giusy Achilli (al secolo Giuseppina Schiavo), spentasi a Milano all’età di 72 anni dopo una lunga malattia, non verrà ricordata solo come la “Presidentessa”, colei che con personalità metteva in riga i maschietti e richiamava decine di fotografi sugli spalti ogni domenica. Anche quando è diventata nonna coccolandosi i nipoti nella sua abitazione che si affacciava sui Navigli, lei, tifosa rossonera, continuava a seguire quel mondo che le era appartenuto e che aveva aperto la strada a future “colleghe”, dalle giallorosse Flora Viola e Rosella Sensi, a Francesca Menarini (già presidentessa del Bologna) e Patrizia Testa (ha guidato lla Pro Patria).
All’alba degli anni Novanta, la signora Giusy era succeduta al marito Claudio, imprenditore di Santa Maria della Versa e titolare di una concessionaria di automobili a Milano. Il passaggio alla presidenza avvenne quando lui acquisì la proprietà del Livorno. Elegante, determinata, fuori dagli schemi, la “lady di ferro” del calcio pavese dimostrò che competenza, passione e capacità di comando non avevano genere riuscendo subito ad imporsi in un ambiente che aveva un’impronta decisamente maschile. Achilli non interpretò il proprio incarico come una presenza formale. Divenne il volto del club e seppe imporsi ben sapendo che un presidente donna rappresentava una novità.
Dal punto di vista sportivo il suo nome resta legato soprattutto al ritorno del Pavia in Serie C1. Dopo il quarto posto ottenuto nella stagione 1988-1989, gli azzurri riuscirono a conquistare la promozione al termine del campionato successivo, chiuso al secondo posto in Serie C2. La “Presidentessa” divenne un personaggio riconoscibile anche lontano da Pavia. Perché lei che viaggiava in Harley Davidson e tuta in pelle nera non poteva passare inosservata. La sua immagine in motocicletta contribuì a costruire il ritratto di una donna moderna e indipendente, capace di affrontare con personalità dirigenti, allenatori e calciatori. Tant’è che in quegli anni passarono dal “Fortunati” giocatori come Ricky Massara, Massimiliano Allegri (poi finiti al Pescara di Galeone), Stefan Schwoch (12 reti nella stagione 1993-1994) e un dirigente a inizio carriera come Giovanni Carnevali. oggi ad della Juventus.
Si diceva che le trattative con i giocatori le facesse ancora il marito (per un certo periodo squalificato), di certo lei si occupava di tanto altro. Andava a battere cassa in Comune e faceva da collante fra squadra e tifosi. Oggi la ricordano con nostalgia soprattutto i più anziani, in particolare quelli che si accomodarono nei tredici pullman per la trasferta del giugno ‘90 a Sarzana. Al modico prezzo di 5.000 lire. Il resto lo mise di tasca propria la Presidentessa. Ne valse la pena, quel giorno il Pavia torno in C1. E fu grande festa.
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