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Il piano tedesco sulla difesa spaziale: collaborazione euro-canadese, ma anche indipendenza dai grandi gruppi industriali e dagli Usa

July 28, 2026

Il piano tedesco per la difesa spaziale: collaborazione euro-canadese, ma anche indipendenza dai grandi gruppi industriali. E dagli Usa

Il ministro tedesco della Difesa, Boris Pistorius, il 23 luglio ha inaugurato un nuovo stabilimento dell’azienda bavarese Hensoldt a Oberkochen e visitato il produttore di razzi Isar Aerospace a Ottobrunn. La visita sottolinea la crescente importanza riservata alla costruzione di un’organizzazione delle difesa supportata da un’adeguata rete di satelliti. Pistorius ha indicato infatti che “non esiste alternativa alla sicurezza spaziale” e una rete satellitare funzionale e sicura costituisce un elemento che riduce i rischi per il solo effetto deterrente che esercita. Quindi la costruzione di razzi che portino i satelliti in orbita riveste un’importanza strategica.

La Bundeswehr, le forze armate tedesche, ha stanziato 35 miliardi di euro in costellazioni satellitari, come la flotta di ricognizione Spock 1 (produzione Rheinmetall-Iceye) e Spock 2 (altri 1.000 satelliti circa), nonché le centinaia di satelliti per comunicazioni SatcomBw 4. Questo implica anche la domanda di razzi e capacità di lancio. Oltre a razzi per carichi pesanti come l’Ariane 6 dell’ArianeGroup, o SpaceX di Elon Musk, impiegato ad esempio per i satelliti radar del progetto SARah, la Bundeswehr necessita anche di microlanciatori per operazioni spaziali rapide ed efficienti, come il razzo Spectrum sviluppato da Isar Aerospace. Una manciata di mesi fa Pistorius ha visitato con il Cancelliere Merz lo spazioporto europeo sull’isola artica norvegese di Andøya, da dove opera l’azienda bavarese fondata appena otto anni fa. Non contano però soltanto i vettori dei satelliti, ma anche l’espansione dei siti di lancio e Isar Aerospace sta costruendo una nuova rampa in Canada, che sarà operativa dal 2028.

Attualmente solo 11 nazioni hanno la capacità di mandare dei satelliti in orbita, di queste poche sono alleate della Germania. L’anno scorso ci sono stati 330 lanci, ma solo 8 dall’Europa e le disponibilità in tutto il mondo sono praticamente già prenotate fino al 2029. In futuro, dunque, gli spazioporti europei di Andøya o di SaxaVord (in Scozia) non saranno più sufficienti. “Per garantire prontezza operativa e capacità di agire in autonomia, abbiamo bisogno di una serie di opzioni di lancio ed è necessario poterli usare entro 5-7 anni”, ha confermato Pistorius. “Nel settore spaziale non possiamo limitarci a sviluppare le nostre capacità su base puramente nazionale – ha aggiunto – siamo in stretto contatto con i nostri partner canadesi della NATO, così come con francesi, britannici e norvegesi. Puntiamo fortemente a un approccio collaborativo e congiunto”. Ridurre al minimo il rischio “per la continuità operativa”, richiede una distribuzione strategica dei siti di messa in orbita e il ministro ha rivelato che la Germania sta “valutando la realizzazione di un sito di lancio dedicato alla Bundeswehr”, per scongiurare il rischio che la sicurezza nazionale possa restare bloccata nelle liste d’attesa di lanci commerciali. Forse l’idea sarà realtà a partire dal 2028.

Pistorius non ha negato la necessità che lo Stato abbia una partecipazione diretta in alcune aziende della difesa: è già azionista di Hensoldt e mira ad entrare in KNDS, ma non avrà un ruolo da finanziatore puro come un venture capitalist. Da tre anni le start up hanno un loro spazio nell’incubatore di Erding e, da tempi più recenti, anche nel nuovo centro per le innovazioni di Kiel. Qui la Bundeswehr può essere coinvolta fin dalle prime fasi di un progetto, per evidenziare le sue esigenze. Una politica che secondo il Ministro apre anche a collaborazioni con l’industria automobilistica in crisi.

Le forze armate tedesche non hanno ancora abbastanza satelliti e ancor meno ne possono mandare in orbita autonomamente: gli annunci di Isar Aerospace si sono già rivelati eccessivamente ottimistici. Da gennaio sono in corso i preparativi per il quinto tentativo di un secondo volo di Spectrum, dopo che quello inaugurale di marzo 2025 si concluse con un’esplosione nel giro di 30 secondi. Per fare un confronto, SpaceX ha impiegato quattro tentativi per raggiungere l’orbita e ora lancia un vettore ogni due giorni.

Per Spectrum le attese di un nuovo lancio sono a partire dal 6 agosto. L’amministratore delegato, Daniel Metzler, non ha però voluto indicare una nuova data di lancio del razzo, che ora ha anche la firma del Ministro socialdemocratico sul coperchio di un serbatoio. La produzione a pieno regime potrà tuttavia iniziare solo dopo un lancio di successo e dal 10 agosto potrebbe precederla la concorrente Rocket Factory Augsburg (RFA) con il volo inaugurale del proprio RFA One da SaxaVord.

Nonostante i ritardi, Metzler ha espresso ottimismo. Le richieste di lancio di natura militare rappresentano ormai quasi il 70% del totale e i suoi slot risultano già tutti prenotati fino al 2028. Completerà nell’anno il trasloco nel nuovo stabilimento a Parsdorf (Monaco) espandendo la produzione su scala industriale dagli attuali 7 a 40 razzi all’anno a partire dal 2030, con fabbricazione interna di oltre il 90% dei componenti. “Si tratterà del più grande impianto europeo, probabilmente uno dei più grandi al mondo, per la produzione completamente integrata end-to-end di veicoli di lancio”, ha affermato orgoglioso. Spectrum è progettato per trasportare un carico utile di circa una tonnellata in orbita terrestre bassa. La concorrente RFA punta invece a una capacità di carico compresa tra 1,3 e 1,5 tonnellate, mentre Ariane 6 è in grado di trasportare quasi 22 tonnellate in un unico lancio. Starship di Elon Musk – il razzo più grande al mondo – dovrebbe arrivare a gestirne fino a 200.

La strategia di Pistorius si basa sulla collaborazione europeo-canadese, ma anche su “maggiore indipendenza dalle grandi multinazionali“, dal momento che “non esiste comunicazione sicura per le nostre forze armate senza satelliti nello spazio”, dato che “abbiamo bisogno della ricognizione satellitare per supportare le decisioni rapide – e sempre più veloci – richieste sul campo di battaglia”. Si stima che attualmente vi siano circa 14.000 satelliti in orbita nello spazio. La Germania ne possiede finora meno dell’uno per cento.