Milano, 19 ottobre 2026 – C’è un mondo nuovo, cresciuto lontano dai partiti e dai luoghi tradizionali della politica, con cui le istituzioni dovranno presto confrontarsi. Ragazzi, lavoratori, piccoli imprenditori che da tre mesi si incontrano su TikTok, Instagram e Telegram. Parlano di salari, banche, guerre, scuola. Sabato 17 ottobre una parte di loro è arrivata nelle piazze italiane. Abbiamo visto vetrine infrante a Milano e scontri a Torino e Bologna. Ma la storia comincia prima, dentro i loro smartphone. E continua dopo, con un manifesto che annuncia già proteste il 20 novembre in varie città europee.
La regia su Telegram
Decine di gruppi Telegram regionali cercano intese con autotrasportatori, agricoltori e partite Iva. Si parla di scioperi, blocchi dei consumi e di centomila persone a Palazzo Chigi per impedire l’uscita dei presenti fino all’ascolto delle richieste: un utente evoca l’assalto al Campidoglio americano. ’Italia in Piazza’ ha convocato cortei contro il carovita in tredici città via Instagram e TikTok. Tra i promotori Erick Jara, milanese di Nuovi Italiani, già candidato con Milano Libera, e Gabriele Bruscagli, 21 anni, magazziniere tessile a Prato, referente a Firenze grazie a TikTok. A Brescia Sara Marini e Giulia Benedetti, intervistate da Radio Onda d’Urto, a Bologna Samanta e Gaia, a Torino Marco Liccione, già attivo nelle proteste No Pass.

Un momento della manifestazione a Torino
Il ’Fronte Rivoluzionario Italiano’ è invece una realtà che ha rilanciato le manifestazioni. Il suo gruppo Telegram, ’Rivoluzione d’Agosto’, è passato in meno di tre mesi da 500 a quasi 6mila iscritti. È entrando in quella chat che si scopre un mondo politico diverso da quello del Novecento.
I messaggi nei gruppi
“Bologna?”, domanda Giovanni. “A Udine quando ci muoviamo?”, chiede Dani. Una ragazza cerca una manifestazione in Abruzzo perché non può raggiungere Roma. C’è chi arriva da Firenze, chi segue le proteste dei camionisti al Sud. Il proprietario del gruppo usa lo pseudonimo Draco. Migliaia di iscritti, persone che spesso non si conoscono. Nessuna sezione di partito, nessun volantino distribuito davanti alle fabbriche. Le convocazioni viaggiano attraverso messaggi fissati, link, fotografie e video. Anche il palco è cambiato. Il microfono è diventato un vocale Telegram. “Riguardo gli audio di Draco: super d’accordo”, scrive Luca. “Il campo di battaglia si è spostato, è culturale e psicologico”. Draco parla di “guerra di credibilità” e pretende un’ideologia “solida”, capace di rispondere a ogni critica. Paragona le idee a spranghe e pistole, metafore della battaglia verbale. Sostiene anche che provocatori pagati si infiltrino nei cortei per screditarli.
Chi ascolta? Una ragazza racconta di aver lavorato in una gelateria del Sud per otto ore al giorno, senza riposo né contratto firmato, per novecento euro mensili, “trecento con bonifico e seicento contanti”. Una dipendente di una cooperativa sanitaria accetta di finire tardi il turno per le proteste. Giuseppe, 33 anni, fa l’artigiano. Un altro aiuta l’azienda agricola di famiglia. Un uomo racconta trecentomila euro di debiti con la partita Iva.
“Ho 52 anni, non è l’età, è la consapevolezza e la voglia di equità”, scrive un iscritto. Ciro, 35 anni e “un po’ più di mutuo addosso”, invita ad ascoltare gli altri. “Non cercate soltanto qualcuno che vi dia ragione”. A Milano una ragazza mostra un cartello. “Come lo faccio un figlio se non arrivo a metà mese”.

A Milano una ragazza mostra un cartello: "Come lo faccio un figlio se non arrivo a metà mese”
Il manifesto
Il primo agosto Draco proponeva “precedenti e inconvenienti a chi incassa”, con metodi “legali e possibilmente pacifici”. Le ghigliottine della Rivoluzione Francese sono il passato. Meglio una giornata senza acquisti, benzina o abbonamenti. Un documento della ’Rivoluzione d’Agosto’ arriva a proporre l’uso esclusivo del contante e lo stop alle rate dei prestiti per “prosciugare le riserve bancarie”. Uno “sciopero fiscale” che espone i debitori a rischi patrimoniali.
Poi compare il manifesto, nove articoli pubblicati da Afi. “Ecco cosa vogliamo fare. La manifestazione è servita per trovare persone che vogliono contribuire”. Si chiede la “cessazione del sistema capitalista” e di “modernizzare i principi marxisti della classe operaia”. Ci sono ambiente e tecnologia, ma anche reti di lavoratori e partite Iva, contante obbligatorio e nonviolenza. Il pantheon è vario. Marx è citato apertamente, Gramsci compare nei messaggi. Alcune idee ricordano Jacque Fresco e il Venus Project, che immaginava una società senza denaro. Qui si difende il contante. Affiorano il Club di Roma, il rapporto del 1972 sui limiti dello sviluppo, la democrazia diretta svizzera, Orwell. E Keynes.
Chi organizza i cortei?
Cristiano Niceta, divulgatore economico sui social e autore di “Bitcoin: oltre il sistema”, figura tra gli amministratori. Il suo profilo (così come quello di Draco) ha centinaia di migliaia di follower. Gli chiediamo chi organizzi i cortei. “Io non sono l’organizzatore. Gestisco diverse pagine social dove ho registrato tutte le vicende dall’inizio fino alla fine della protesta, sia ieri che oggi a Torino”, risponde. “Basta soldi per la guerra, basta con la malagestione dei soldi pubblici”, sostiene, chiedendo investimenti in “sanità ed istruzione e giustizia” e una redistribuzione delle ricchezze “secondo gli schemi dell’economia keynesiana”. Critica le spese militari. Racconta che alcuni manifestanti hanno invitato gli incappucciati a scoprirsi e denuncia lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo dalla polizia in via Po. Gli scontri aprono un’altra frattura. “Qui si è per la non violenza”, scrive Serefia. “Non ci facciamo strumentalizzare”, insiste un altro utente. Draco chiede i video dei cortei pacifici. Qualcun altro sostiene invece che una rivoluzione non possa prescindere da “vandalismo e lotta anche armata”. Immagina vetrine rotte e merci date ai senzatetto. “Non prendiamocela con chi ha più soldi di noi”, ma con chi sfrutta.
La spiegazione della sociologa
Donatella della Porta, sociologa della Scuola Normale Superiore e autrice con Mario Diani di Social Movements: An Introduction, spiega al nostro giornale che “nelle proteste di questi giorni convergono organizzazioni e persone con diverse esperienze politiche”. Al centro la Gen Z, cresciuta tra crisi economiche, pandemia e crisi climatica, già mobilitata per Gaza. “La Spagna e soprattutto la Francia agiscono come catalizzatori di una insoddisfazione diffusa”, osserva. I giovani usano i social e conoscono la piazza. “Molti partecipano per la prima volta, altri si rimobilitano portando con sé pratiche diverse”. Convivono cortei organizzati, come “La Via Maestra” della Cgil, e iniziative autoconvocate. “La mancanza di interlocutori è guardata con molto sospetto da chi gestisce l’ordine pubblico”.
L’appello per assistere legalmente i fermati
Per esempio Zoe Cerutti, vent’anni, è partita da sola dal lago d’Orta dopo aver scoperto il corteo su TikTok. A Milano è stata colpita alla testa da una manganellata durante gli scontri in via Broletto, finendo in ospedale con due punti di sutura: il suo volto era una maschera di sangue.
Dopo gli scontri circola un appello per assistere legalmente i fermati. Intanto “Gen Z Revolution” annuncia per il 20 novembre una nuova mobilitazione in decine di città europee, proprio nel giorno dello sciopero generale della Cgil. Due proteste distinte che potrebbero ritrovarsi nelle stesse piazze. La saldatura, almeno sul calendario, è già avvenuta.