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Il ritorno a Cantù del basket, il primo allenamento dopo 52 anni di esilio: “Era un grande sogno, oggi è realtà”

August 18, 2026

Cantù (Como) – In sé ha qualcosa di storico: il ritorno del Cantù basket, una delle squadre più titolate d’Europa con un palmarès che vanta 2 Coppe dei Campioni, 4 Coppe delle Coppe, 4 Coppe Korać e 2 Coppe Intercontinentali, a Cantù. Ma se da un lato c’è da gioire, dall’altro i primi tiri a canestro della formazione dell’(ex) Città del mobile fatti ieri pomeriggio nella palestra del nuovo impianto hanno un sapore amaro, fatto di sprechi milionari, 35 anni di ritardi, mutui rinegoziati che la città finirà di pagare circa mezzo secolo dopo averli contratti e un cruccio, grande, di un grande dell’architettura mondiale. Ma del resto niente, in questa storia di cantieri kafkiani, va dato per scontato.

Gli inizi di una lunga storia

Il via è nel crepuscolo della Prima repubblica, giunta Dc, il Giurassico della politica attuale, con un prologo a metà Anni ’70. È infatti il ’74 quando un gruppo di imprenditori del quartiere cittadino ’Pianella’ decide al bar, in poche ore, di finanziare la realizzazione di un nuovo impianto, considerato che il vecchio Parini (chiuso a sua volta nel 2020 sfrattando la Libertas Cantù, squadra di A2 di volley, in un’altra querelle cantieristica infinita) non è più adeguato. L’operazione va a buon fine e l’impianto si realizza nella confinante Cucciago. Primo trasloco fuori città, ma di pochissimo. Fino a qui tutto bene.

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Il Palababele

L’archistar

Le cose si complicano nel 1987, in vista dei mondiali di calcio di Italia ‘90: lo Stato mette a disposizione parecchi miliardi di vecchie lire per gli impianti sportivi di tutta la Penisola e la città decide di approfittarne: si bussa a Vittorio Gregotti, l’archistar che sarà di lì a poco protagonista di Barcellona ’92. Corre l’anno 1987. Ma subito le cose iniziano ad andare storte: i costi esplodono da 10 a 18 miliardi di lire, tanto che per finanziarli si darà anche il via libera alla realizzazione di due centri commerciali che metteranno sì a disposizione 7,4 miliardi ma saranno anche destinati a sconvolgere per sempre il tessuto economico locale. L’opera, in compenso, arranca, poi si arena del tutto: inizio lavori gennaio 1991, nel 1993 la Dc del sindaco Martino Gaffuri non c’è più. Al suo posto la prima Giunta monocolore Lega, bossiana, arrembante: Armando Selva si insedia in Municipio e blocca tutto.

Il Palababele e poi il Palaturra

Una scelta che sarà definitiva: il Palababele finirà demolito nel luglio del 2010, a un passo dall’essere terminato, dopo anni di abbandono. Diventerà una voragine, reale e di soldi pubblici, un “dispiacere grande, un peccato” per Gregotti, uno dei padri dell’architettura contemporanea italiana, 1.500 opere portate a termine in mezzo mondo e quell’unica incompiuta a Cantù. L’epilogo affonda le sue radici nel 2006 quando il Comune (sindaca leghista, questa volta in coalizione) decide di portare a termine l’opera ma ripartendo da zero con un nuovo progetto e l’aiuto dei privati. Il bando se lo aggiudica la Turra di Cazzago San Martino, da qui il Palaturra: un’arena da 7mila posti, con cinema, ristoranti, piscina. Il costo questa volta è di 55 milioni di euro e il 20 aprile 2012 si posa la prima pietra. Seguita immancabilmente da un nuovo rosario di ritardi, proroghe, intoppi. Nel luglio 2014 la (seconda) chiusura ingloriosa del cantiere seguita dal secondo abbattimento e dal terzo palazzetto.

“Un sogno diventato realtà”

Nel frattempo anche il Pianella, poi diventato un magazzino ed ora in attesa di abbattimento, diventa inadeguato: dal 2016 nuovo trasloco, questa volta a DesioIl 6 marzo 2024 partono i lavori della Cantù Arena, per un costo da altri 50 milioni, quasi 7 messi dal Comune: 5.200 posti a sedere, 7 sky box e 3 lounge, e un pavillon da mille metri quadrati per gli allenamenti con tribuna da 150 posti. È la struttura inaugurata ieri con il rientro della squadra a Cantù in attesa del completamento, nei prossimi mesi, dell’intero impianto. Mancava dal 1974: in mezzo successi e delusioni cocenti, il baratro della retrocessione e la faticosa risalita. “Dal sogno alla realtà, per anni abbiamo parlato di un progetto. Oggi quel progetto prende vita: la tenacia di chi ci ha creduto è finalmente ripagata”, spiega la sindaca (ancora Lega, ancora in coalizione) Alice Galbiati. “C’è grande soddisfazione, non vediamo l’ora di poter condividere tutto questo con i tifosi”, aggiunge il vice presidente della Pallacanestro Cantù, Sergio Paparelli.