Ferrara, 24 ottobre 2026 – Tu chiamale, se vuoi, soluzioni. La sicurezza non si esaurisce nell’emergenza e non può ridursi a una contabilità di controlli. Per il sindaco Alan Fabbri, la sfida è costruire una risposta che tenga insieme fermezza, prevenzione e comprensione delle cause della violenza giovanile. Da qui nasce il Nucleo Anti Maranza, una struttura sperimentale - unica a livello nazionale - che metterà in rete istituzioni, scuole, forze dell’ordine, polizia locale e specialisti. L’obiettivo è intervenire prima che il disagio degeneri, senza lasciare spazio a chi pensa di poter agire indisturbato.
Sindaco, da dove nasce l’idea del nucleo?
“Dalla necessità di dare una risposta concreta a episodi di violenza che non possiamo minimizzare. Le famiglie hanno paura e non possiamo accettare che qualcuno rinunci a vivere liberamente la città o tema per i propri figli. Vogliamo sperimentare un modello nuovo, capace di mettere insieme competenze diverse e coordinare gli interventi. La sicurezza è una responsabilità quotidiana: non possiamo voltarci dall’altra parte”.

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Quali saranno, concretamente, le prime mosse?
“Ci prendiamo circa un mese di assestamento per definire l’organizzazione e i dettagli operativi, anche attraverso il confronto con le forze dell’ordine. Il nucleo - che rappresenta un progetto sperimentale a livello nazionale - sarà incardinato nella direzione generale, sotto l’egida di Sandro Mazzatorta, e coordinato da Nicola Lodi, che entrerà nel mio staff. Lavorerà in raccordo con l’assessore alla Sicurezza Cristina Coletti, che sta lavorando molto bene. La priorità è costruire un collegamento stabile tra i soggetti coinvolti, senza sovrapporre competenze”.
Prevenzione e repressione: come evitare che una escluda l’altra?
“Non sono alternative. La prevenzione è fondamentale, ma non può diventare un alibi per non intervenire. Finché ci sono cittadini che hanno paura perché subiscono o temono aggressioni, la repressione è necessaria e le forze dell’ordine devono poter fare il loro lavoro. Allo stesso tempo, dobbiamo capire perché certi ragazzi entrano in dinamiche violente e come impedire che il fenomeno si allarghi. Servono risposte su entrambi i fronti”.
Per questo coinvolgerete scuole e specialisti?
“Esattamente. Vogliamo rafforzare il collegamento interistituzionale e coinvolgere scuole, psicologi e assistenti sociali. Dobbiamo capire da dove nasce il problema, quali dinamiche alimentano la violenza e come intervenire prima che il disagio diventi qualcosa di più profondo. Non basta arrivare dopo un’aggressione: dobbiamo provare a prevenire le situazioni che possono generarla. Nella complessità del fenomeno dobbiamo trovare soluzioni semplici, concrete e verificabili”.
Le violenze giovanili vengono talvolta accostate alle manifestazioni studentesche. È una lettura che condivide?
“Non farei confusione tra fenomeni diversi. Le violenze non sono automaticamente riconducibili alle proteste studentesche. Voglio coinvolgere specialisti proprio per capire quali dinamiche ci siano dietro determinati comportamenti e da dove sia necessario partire. Non voglio alimentare odio, ma neppure minimizzare ciò che accade. Bisogna distinguere, analizzare e intervenire con strumenti adeguati”.
C’è anche il tema dei gruppi di origine magrebina. Come affrontarlo senza alimentare contrapposizioni?
“In alcuni episodi sono coinvolti giovani di origine magrebina. Non ho paura di dirlo, ma le responsabilità devono essere attribuite a chi commette violenze, non a un’intera comunità. Il punto è impedire che qualcuno pensi di poter agire indisturbato. Per riuscirci servono interventi mirati, conoscenza del territorio e collaborazione tra istituzioni, senza generalizzazioni”.
Il nome e il logo del nucleo sono molto espliciti. Quanto conta la comunicazione?
“Il logo è efficace perché rende immediatamente riconoscibile l’iniziativa. Ma la comunicazione deve accompagnare un lavoro concreto. Parliamo di una sperimentazione che potrà evolvere nei prossimi mesi, sulla base delle necessità e dei risultati. Non vogliamo creare un nuovo corpo di polizia, ma uno strumento capace di coordinare le risposte, rafforzare la prevenzione e intervenire dove emergono criticità”.
Quale risultato vorrebbe vedere tra qualche mese?
“Vorrei che le famiglie tornassero a sentirsi più tranquille e che i cittadini sapessero di poter contare sulle istituzioni. Il nucleo dovrà aiutarci a intercettare i problemi, ascoltare le segnalazioni e impedire che le situazioni degenerino. Non esistono bacchette magiche: servono presenza, collaborazione e fermezza. La violenza non può diventare una normalità con cui Ferrara deve rassegnarsi a convivere”.