Emblema di questa impostazione sarà la futura copertura cinetica, progettata da CRA in collaborazione con Chuck Hoberman. Leggera e pieghevole, la struttura potrà aprirsi e chiudersi secondo un principio ispirato alla geometria degli origami, ed è concepita per aprirsi e richiudersi per creare diversi gradi di riparo, luce e recinzione, consentendo al cortile di ospitare mostre, spettacoli, riunioni e attività quotidiane durante tutto l’anno.
Hoberman ha raccontato il lavoro sulle strutture trasformabili e il percorso di ricerca che ha portato alla concezione della copertura, mostrando come movimento, ingegneria e architettura possano concorrere alla costruzione di uno spazio capace di cambiare insieme alle esigenze delle persone.
Il principio di funzionamento della struttura è stato reso visibile anche attraverso il modello fisico della copertura cinetica installato in Piazza Sant’Agostino, frutto della collaborazione fra CRA, Hoberman Associates e Articulated Artworks, che permette di comprendere concretamente il movimento della futura struttura (sarà realizzata entro il 2029) e anticipa uno degli elementi destinati a caratterizzare maggiormente l’immagine di AGO nei prossimi anni. Con “Come un Origami”, CRA porta in piazza un ulteriore tassello della propria ricerca sull’architettura adattiva, che negli anni lo studio ha applicato a spazi pubblici, edifici a risposta climatica e strutture cinetiche capaci di trasformarsi nel tempo.
La trasformazione architettonica si intreccia poi con quella culturale: la stessa apertura e adattabilità che caratterizzano la copertura cinetica plasmano anche la cura degli spazi futuri di AGO. Aaron Betsky ha proposto una riflessione sul ruolo contemporaneo delle istituzioni culturali e sulla peculiarità di AGO come piattaforma capace di superare i confini del museo tradizionale, mettendo in relazione arte, scienza, ricerca, educazione e spazio pubblico.
Sono temi che saranno anche al centro della mostra articolata in tre sezioni tematiche legate a esperienze umane fondamentali: l’abitare tra espansioni demografiche e cambiamenti climatici; il curare tra antichi studi anatomici e scoperte del ruolo del microbioma; l’esplorare tra strumenti di osservazione e uno sguardo che si allarga verso l’infinitamente lontano. Queste tematiche sono radicate nella cultura di Modena e nella stessa storia dell’ex Ospedale Sant’Agostino, e nel quadro del percorso espositivo si trovano a essere ridefinite da sfide contemporanee e progressi scientifici, tra urbanistica, biologia, medicina, fisica, astronomia.
Il filo conduttore della serata è stato proprio quello della trasformazione, sintetizzato nell’immagine dell’origami. Al pubblico è stato consegnato un pieghevole realizzato per accompagnare il percorso verso l’apertura: aprendolo e trasformandolo, i presenti hanno riprodotto simbolicamente lo stesso principio di movimento che caratterizzerà la futura copertura. Un gesto collettivo che ha accompagnato la presentazione del video dedicato ad AGO Apre e la rivelazione della data dell’11 dicembre.
Chuck Hoberman (nato nel 1956) è un inventore, artista, ingegnere e architetto statunitense, noto a livello internazionale per la progettazione di strutture trasformabili, capaci di espandersi, contrarsi o cambiare forma in modo fluido e continuo. Ha iniziato il suo percorso nell’arte cinetica per poi unire scultura, modellazione CAD-CAM e robotica nello sviluppo di meccanismi e snodi rigidi.L’invenzione più famosa, brevettata come struttura geodetica espandibile basata su meccanismi a “forbice”. Può contrarsi o moltiplicare le proprie dimensioni originarie ed è diventata sia un’icona del design scientifico e un celebre giocattolo, sia un’opera d’arte permanente al MoMA di New York.