VENEZIA - Si sono viste per la prima volta ieri. E si sono subito piaciute. Irina Freguia, storica titolare del “Vecio Fritolin”, che aveva rilanciato nei primi anni 2000 come ristorante attento alla tradizione locale, fino alla traumatica chiusura per sfratto nel 2020, in polemica con la proprietà veneziana, ha incontrato Antonella, l’imprenditrice di origini cinesi che, con la sua famiglia, ha ora acquistato il fondo, trasformandolo nel “Ristorante cinese Zhou”, ufficialmente inaugurato ieri sera. Una vicenda che ha riaperto il dibattito sulle difficoltà dei locali tradizionali veneziani. La stessa Freguia si era detta amareggiata per l’avanzata cinese. «Ma ora che ho conosciuto Antonella sono sollevata - confessa -. Non ero più venuta al “Vecio Fritolin”, mi faceva male. Ma in Antonella ho trovato la mia stessa mentalità: qualità e rapporto con il pubblico al centro. Se vorrà, le darò una mano. Conosco tante persone in questo mondo. Ho visto che è una persona per bene». Sorrisi e cortesie per un ideale passaggio di testimone.
IN ITALIA DA VENT’ANNI
«Facciamo una cucina cinese tradizionale. É quello che sappiamo fare bene» aggiunge Antonella, che ci tiene a chiarire lo sforzo fatto dalla sua famiglia “estesa” per avviare questa attività, il mutuo acceso con la banca, e il duro lavoro che ora li attende. Dopo le polemiche di questi giorni, non vogliono passare per i cinesi con i capitali che si comprano Venezia. «Io sono qui da vent’anni, gli ultimi 17 gestendo un bar a San Giovanni Evangelista. Ho la cittadinanza italiana, i miei figli stanno crescendo qui - ci tiene a chiarire Antonella - Ormai in Cina vado solo due settimane, d’estate, giusto per le vacanze. In Cina non ho più nemmeno la casa, tutto è cambiato, ci hanno costruito una strada».
RISPARMI E MUTUO
Spiega di parlare lei, «perché so meglio l’italiano», ma precisa che l’apertura del nuovo ristorante ha richiesto uno sforzo familiare corale. «Ci siamo messi la mia famiglia, quelle di mio fratello e di mia sorella, anche mia mamma ha messo dei soldi. É stato un grosso impegno, abbiamo venduto delle case. E abbiamo aperto un mutuo con la banca. La gente pensa male. Ma noi siamo in regola, paghiamo le tasse. Siamo uniti come famiglia, quello si. E questo sforzo lo facciamo per le seconde generazioni. Abbiamo tutti dei figli, vogliamo lasciargli qualcosa, se non troveranno altro da fare». Per il momento nel nuovo ristorante lavoreranno in sei. «Me compresa, tre in cucina, tre ai tavoli - continua Antonella - Non vogliamo esagerare in questa prima fase, abbiamo paura di andare in perdita, con il mutuo da pagare. Abbiamo puntato sulla cucina cinese perché è quello che sappiamo fare bene e perché in questa zona mancavano ristoranti di questo tipo. Pensiamo che anche i turisti, stanchi di mangiare pizza e pasta, possa voler venire da noi. E poi non volevamo metterci in concorrenza con i vicini che già fanno cucina italiana».
IL NODO PERSONALE
Che ci siano sempre meno veneziani impegnati nella ristorazione lo riconosce anche Antonella. «Il nostro è un lavoro faticoso. Devi iniziare la mattina e finisci la sera tardi. Si fa fatica a trovare personale. C’è il problema della stagionalità. Per questo noi iniziamo in pochi. Poi si vedrà».