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In Francia è stata approvata la legge sul suicidio assistito per malattie incurabili

July 16, 2026

La Francia ha fama di essere uno degli Stati europei più laici, ed in parte è vero. Eppure esiste, seppur poco raccontata, una fetta di Paese profondamente religiosa, e non ci stiamo riferendo alla folta comunità islamica francese, ma a quella cattolica. I cattolici in Francia sono, infatti, circa il 77% della popolazione totale, e di recente si sta osservando una rinascita della fede cristiana, al punto che fra i 18 e 25 anni, ci sarebbe stato un aumento di richieste di battesimo pari al 150%, secondo la Conferenza episcopale francese.

Persino Libération, quotidiano della gauche parigina da sempre non poco tentata dall’anticlericalismo, ha dedicato un’inchiesta approfondita sul fenomeno. Su Le Monde, lo storico Charles Mercier, professore all’Università di Bordeaux, ha sottolineato il carattere più generale di questo "ritorno della spiritualità fra i giovani adulti", notando che "in diversi sondaggi d’opinione realizzati negli ultimi 3 anni, soprattutto quello dell’Ifop Nouvelle Vague nel 2021, il tasso della fede in Dio diventa maggioritario fra i 18-30 anni, il che non capitava dall’inizio degli anni Ottanta". Per questo, ma anche per il fatto che ci sono forze politiche ultra conservatrici che rappresentano la porzione più integralista del cattolicesimo francese, che la legge sul suicidio assistito passasse, cosa avvenuta mercoledì 15 luglio all'Assemblea Nazionale, non era così scontato.

L'iter per l'approvazione della legge sul fine vita

L'iter per arrivare all'approvazione definitiva, infatti, è stato tortuoso, complesso e circondato da lunghe e partecipate proteste degli ultra cattolici, che hanno organizzato picchetti davanti alla sede della camera bassa del parlamento francese per tentare di fermare il provvedimento. Provvedimento passato per una manciata di voti: 291 deputati hanno votato a favore, mentre 241 contro. Ora il primo ministro Sébastien Lecornu dovrà riferire parti del disegno di legge al Consiglio costituzionale francese, per l'esame finale, prima che possa diventare legge a tutti gli effetti.

Ma che cosa prevede questa normativa che ha spaccato in due la politica francese?

La legge rende legale la pratica del suicidio assistito per tutte le persone maggiorenni con cittadinanza francese che soffrono di una "malattia grave e incurabile", che "minaccia la vita in una fase avanzata o terminale", che le sottopone a una "costante sofferenza fisica o psicologica" e che è "insopportabile".

Per accedere alla procedura, la persona deve inoltre essere "in grado di esprimere la propria volontà liberamente e in modo informato". Una volta che la sua richiesta dovesse essere approvata, e dopo due giorni di riflessione, il paziente dovrà auto somministrarsi il farmaco letale, a meno che non sia "fisicamente incapace di farlo". In tal caso, l’atto potrà essere eseguito da un medico o da un infermiere.

La legge stabilisce, inoltre, che il medico a cui la persona si rivolge per accedere alla procedura abbia 15 giorni per prendere una decisione, che deve essere autonoma ma informata attraverso un consulto con altri professionisti e persone vicine al paziente. In particolare, il medico deve consultare almeno un altro medico specializzato nella malattia della persona coinvolta e un infermiere o un assistente che ha familiarità con lei. Può anche chiedere un parere di altri medici e psicologi già coinvolti nelle terapie e di altre persone a lei vicine. Nel testo c’è anche una clausola di obiezione di coscienza per i medici e gli infermieri che non vogliono partecipare al processo, ma che sono obbligati a fornire alla persona che si rivolge a loro i nomi di altri operatori sanitari che sono disposti a farlo. Non è invece prevista la possibilità per un’intera struttura sanitaria di opporsi alla pratica: una sorta di clausola di coscienza collettiva che era stata richiesta da alcune strutture sanitarie e case di cura private, principalmente gestite da congregazioni religiose.

La situazione in Europa

Il voto espresso mercoledì dall'Assemblea nazionale fa sì che la Francia possa avere la possibilità di unirsi ai molti altri paesi europei che hanno depenalizzato, in modi e forme diverse, la morte assistita, Un dibattito lungo come quello avvenuto in Francia, si sta svolgendo nel Regno Unito. Un disegno di legge per legalizzare la morte assistita in Inghilterra e Galles è stato bloccato all'inizio di quest'anno, e tornerà in Parlamento a settembre. In Germania, la "morte assistita" non è punibile se si verificano determinate circostanze: la persona deve "agire responsabilmente e di propria spontanea volontà", deve essere maggiorenne e avere la capacità giuridica. Inoltre chi assiste nel suicidio non può eseguire personalmente l'atto che provoca la morte. L'eutanasia attiva, infatti, è vietata in Germania.

Al momento non è prevista nel Paese una legislazione sul tema, ma la sentenza del 2020 ha considerato incostituzionale il divieto e stabilito che deve esserci "margine sufficiente affinché un individuo possa esercitare il proprio diritto a una morte autodeterminata" e decidere di "porre fine alla propria vita secondo i propri termini". I Paesi Bassi sono stati i primi al mondo a depenalizzare l'eutanasia nel 2002 seguiti dal Belgio, che, tra l'altro è l'unico paese UE dove è permessa anche agli stranieri. La Spagna ha approvato una legge di recente, nel 2021, che regolamenta sia l'eutanasia attiva che il suicidio assistito a determinate condizioni. La Svizzera è stata la prima al mondo a legittimare a certe condizioni, il suicidio assistito che è legale anche in Lussemburgo dal 2009, in Austria dal 2022 e in Portogallo dal 2023.

In Francia a legge è stata voluta dal presidente Emmanuel Macron

In Francia, nell’ultimo anno l’approvazione del testo è stata rallentata più volte dall’opposizione del Senato, a maggioranza conservatrice, che ne ha ripetutamente bocciato diverse versioni e si è anche rifiutato di discutere quest’ultima, che ha respinto a priori. La legge sul suicidio assistito è infine passata perché, a differenza del sistema bicamerale perfetto italiano, quello francese prevede che in caso di disaccordo fra le due camere il governo possa decidere di concedere l’ultima parola all’Assemblea. Che, per pochissimi voti, e con la commozione della sua presidente Yaël Braun-Pivet, grande sostenitrice della norma, è riuscito ad approvarla.