VENEZIA. Sussulti estetici in un fraseggio filmico sicuramente d’autore. Andrea Pallaoro non si smentisce: cura ogni dettaglio, camera fissa in una sequenza che si svolge praticamente in appena tre stanze di un appartamento ovattato, animato dalla musica. Tutto sembra sospeso, l’assenza e l’attesa diventano parte portante. Il film però non stabilisce una sua struttura. Rilanciando l’immaginario, forse come intendeva Bernardo Bertolucci, co-autore della sceneggiatura.
Il regista trentino entra in sala stampa decisamente soddisfatto. "Ogni cosa che accade ci trasforma", esordisce davanti una schiera di giornalisti. Orgoglioso e coccolato dai suoi attori, una squadra di alto valore, non solo cinematografico. L’impegno, l’indipendenza, la voglia di "lasciarsi vivere", senza condizionamenti. Susana Sarandon è la star internazionale del film.
In "In The Echo Chamber" interpreta Ava, cantante già famosa, alle prese con problemi dindipendenza e vicende non proprio felici. Lei coinvolge un giovane produttore musicale (Luca Marinelli) nella progettazione di un nuovo disco, per tornare protagonista del panorama musicale. Progetto ambizioso, altrettanto complicato da storie di dipendenza del musicista e dalla "presenza assenza" di una giovane medico, fisioterapista, interpretato dalla brava Alicia Vikander.
"Ho scelto questi attori perché l’ho amati ancor prima di dirigerli", sottolinea Pallaoro mentre le domande chiariscono l’iter della sceneggiatura scritta "a sei mani", ma scaturita da una "visione Bertolucci". Una storia tra lo spazio di una casa, con due inquilini che sembra non si conoscano, nonostante la stessa frequentazione. L’appartamento nel film diventa pure protagonista, spazio, nonché prigione emotiva, anche rifugio.
Difficile stabilire quanto trasferito nelle immagini dalla stesura originaria, anche se aleggia l’eco di una fascinosa dinamica sensoriale. Scandita da una fotografia - e direzione - dove l’estetica conta più della sostanza.
Nel film forse non s’intravvede, ma non manca certo la forza dell’etica. Dello spirito indipendente, del fare cinema senza troppo sottostare alle imposizioni culturali del potere. Sarandon è categorica: "L’impegno e la battaglia per i diritti civili danneggiano molti attori. Io l’ho verificato in prima persona. Ci sono ancora film che non mi vengono proposti, con agenzie che dicono ai registi di non darmi un ruolo, proprio per il mio impegno contro la guerra a Gaza e in netto contrasto con la politica trumpiana e israeliana. Fortunatamente - sottolinea ancora l’attrice - un Oscar, 4 candidature e un palmares interminabile di premi e riconoscimenti - Andrea Pallaoro non è tra quei registi che si adeguano".
Ricordi e citazioni, con i prtagonisti che rilanciano il tema portante dell’ultimo lavoro di Pallaoro: una storia d’amore, travagliata, sospesa, ma pure sempre da rispettare, con la musica che diventa collante e altrettanto decisiva.
Tempi e modi di un cinema che Pallaoro non forza in alcun modo: rispetta il senso sospeso delle cose, pure dei momenti. Con citazioni visive tutte da esplorare.
Il film sarà nelle sale tra pochi giorni, il 10 settembre, distribuito da 01 Distribution.