Mogoro.
14 luglio 2026 alle 00:16
Prenderà il via sabato 18 la 65esima edizione della Fiera del tappetoAncora pochi giorni e aprirà i battenti la 65ª edizione della Fiera del tappeto, nata dall’intuizione di un piccolo gruppo di tessitrici mogoresi che trasformò un sapere domestico in un mestiere riconosciuto. Donne che avevano imparato a tessere dalle loro madri decisero che quei manufatti, arazzi e tappeti dalla memoria antica, meritavano di essere mostrati e valorizzati. Da quell’idea, grazie alla visione di Pina Piras Spanu e alla lungimiranza dell’allora sindaco Efisio Lippi Serra, nacque la prima Fiera: il nucleo di quella che oggi è la più importante mostra di artigianato artistico della Sardegna. Nel tempo la Fiera si è ampliata, accogliendo ceramisti, falegnami, coltellinai, orafi, vetrai, ricamatori: un percorso che ha restituito dignità all’artigianato isolano.
L’intuizione
L’assessore alle Attività produttive Francesco Serrenti, confermato nell’incarico dopo le recenti elezioni comunali, sottolinea che «la Fiera sta sempre più riscoprendo il valore dell’artigianato e dell’artigianalità, con lo scopo di restituire dignità agli antichi mestieri. Ogni oggetto esposto testimonia una bravura concreta e una bellezza reale che non temono serialità e omologazione». L’edizione dello scorso anno si era chiusa con numeri record: 13.670 ingressi contro gli 11.778 del 2024, 287 mila euro di vendite (249mila nel 2024) e un fatturato complessivo di quasi 380 mila euro. Nel dettaglio, 40mila euro dai biglietti, 23mila da libri e cantina, circa 30mila dall’agroalimentare. «Sono dati che confermano la forza della Fiera e la capacità degli artigiani di rinnovarsi senza perdere autenticità», commenta Serrenti. Quest’anno dal 18 luglio saranno 113 gli artigiani espositori, cuore pulsante dell’evento.
In vetrina
Per quasi due mesi, sino al 13 settembre, Mogoro diventa l’epicentro creativo dell’isola, con 2.500 mq di esposizione in un edificio unico nel suo genere con 13 settori rappresentati: arazzi e tappeti tessuti a mano, ceramiche tradizionali e di design, gioielli in filigrana e materiali naturali, oggetti in legno e metallo, maschere in pelle, borse e tessuti dipinti con tinte naturali. Non manca l’area agroalimentare, con vino, birra, bottarga, miele e prodotti tipici. «La Fiera non è solo esposizione – conclude Serrenti – ma un racconto vivo della nostra identità. Mogoro custodisce un patrimonio che continua a crescere grazie alla creatività degli artigiani e alla capacità della comunità di credere nel proprio futuro».
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