Andora. È un racconto tanto nitido quanto sconvolgente quello di Simona Donato, infermiera di professione e madre di una delle ragazze che venerdì sera si trovavano insieme a Matteo, il 19enne residente nel quartiere Santa Rita a Torino e in vacanza a San Bartolomeo, rimasto gravemente ferito a seguito di un pestaggio avvenuto ad Andora.
Quella che doveva essere una serata di relax tra amici, composta dal giovane, un suo amico e quattro ragazze, si è trasformata in una vera e propria “trappola”.
Secondo la ricostruzione della donna “tutto è iniziato all’interno del locale Malibù, quando Matteo è intervenuto per difendere un’amica dall’insistenza di alcuni giovani, chiedendo loro semplicemente di allontanarsi. Lo ha fatto a parole, ma quello che ha ricevuto in cambio è stata una prima aggressione fisica”.
L’intervento del personale di sicurezza non avrebbe purtroppo sedato gli animi ma, sempre secondo il racconto della donna, si sarebbe “limitato a dividere i contendenti invitandoli a picchiarsi fuori”.
E, proprio in quel momento, sarebbe arrivata una minaccia esplicita e agghiacciante, con gli aggressori che si sarebbero rivolti alle ragazze dicendo: “Lui stasera muore. Fuori di qui muore”, palesando una premeditazione nella volontà di punire il giovane.
Una volta all’esterno, infatti, la violenza è esplosa gradualmente fino all’epilogo più drammatico lungo la via Aurelia.
“Dopo un secondo assalto fuori dal locale, consumatosi nell’indifferenza generale, Matteo, mia figlia e gli altri si sono allontanati a piedi di pochi passi prima di essere accerchiati per la terza volta, che è stata anche la più feroce”, ha proseguito la donna nel suo racconto.
Sarebbe stato “un gruppo composto da otto persone, tutti di origine straniera, di cui la maggior parte minorenni” a scagliarsi contro il ragazzo.
Matteo è stato prima colpito con un bastone ricavato da una palma da uno dei ragazzi e poi violentemente alla testa con la parte tagliente di un cartello stradale divelto da un altro degli aggressori.
E la violenza non si è fermata neppure quando il 19enne è caduto all’indietro sbattendo la testa e perdendo momentaneamente i sensi: “Gli aggressori hanno continuato a infierire su di lui con calci e pugni al corpo e al capo, spingendo via chiunque tentasse di frapporsi”, ha raccontato ancora la donna.
L’escalation di violenza si è interrotta solo grazie alle urla disperate delle ragazze: “Abbiamo chiamato i carabinieri, stanno arrivando”. Grida che hanno indotto la “banda” a fuggire a piedi.
In quel momento Simona è arrivata sul posto. Ha aiutato i militi della Croce Bianca di Andora e il personale del 118 a stabilizzare il 19enne, che ha nuovamente perso conoscenza durante il carico in ambulanza.
Attualmente il giovane si trova ricoverato all’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure: è vigile e cosciente, non in pericolo di vita per fortuna, ma dovrà essere sottoposto a un delicato intervento chirurgico alla testa per una frattura cranica.
Sul caso indagano i carabinieri, impegnati a identificare tutti i responsabili anche attraverso la visione delle immagini di videosorveglianza.
Intanto, Simona Donato annuncia “battaglia”: “Ho intenzione di scrivere al sindaco di Andora per sollecitare controlli rigorosi sul territorio e verificare il rispetto delle regole all’interno dei locali pubblici, dall’accesso dei minorenni alla somministrazione di alcolici. Non mi fermerò fino a quando non otterremo risposte chiare e provvedimenti concreti per quanto accaduto”, ha concluso.