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In pensioni sempre più tardi: «Nel 2029 serviranno 67 anni e 6 mesi». Cosa cambia per vecchiaia e anticipata

September 23, 2026

La pensione si allontana ancora. Nel 2029, in base alle nuove stime della Ragioneria generale dello Stato, per lasciare il lavoro con la pensione di vecchiaia potrebbero servire 67 anni e 6 mesi. E saliranno anche i contributi necessari per la pensione anticipata: per gli uomini si arriverebbe a 43 anni e 4 mesi, indipendentemente dall'età, con un anno in meno per le donne. A spostare in avanti l'uscita dal lavoro è il meccanismo che lega periodicamente i requisiti pensionistici all'andamento della speranza di vita. Le nuove proiezioni della Ragioneria indicano per il 2029 un incremento di tre mesi, uno in più rispetto alle precedenti stime.

Pensione di vecchiaia, cosa cambia

Oggi il requisito anagrafico è fissato a 67 anni. Dal 2027 è previsto il passaggio a 67 anni e un mese, mentre nel 2028 si arriverà a 67 anni e tre mesi.

Secondo le nuove proiezioni, dal 2029 l'asticella salirebbe ancora, raggiungendo 67 anni e sei mesi. Nel 2031 potrebbe arrivare a 67 anni e otto mesi.

Pensione anticipata, quanti contributi serviranno

A cambiare sono anche i requisiti per la pensione anticipata, quella che consente di lasciare il lavoro sulla base degli anni di contributi maturati, senza un requisito minimo di età. Nel 2027 agli uomini serviranno 42 anni e 11 mesi di contributi, che diventeranno 43 anni e un mese nel 2028. Le stime indicano poi 43 anni e quattro mesi nel 2029 e 43 anni e sei mesi nel 2031. Per le donne il requisito resta inferiore di un anno.

Perché si andrà in pensione più tardi

Dietro l'aumento c'è l'adeguamento dei requisiti alla speranza di vita, ma il rapporto della Ragioneria fotografa un problema più ampio: l'invecchiamento della popolazione e l'ingresso in pensione delle generazioni del baby boom aumenteranno il peso della spesa previdenziale rispetto al numero degli occupati.

Secondo le proiezioni, il rapporto tra spesa pensionistica e Pil raggiungerà il 17,1% nel 2041, rimanendo su quel livello per il triennio successivo. Dal 2045 dovrebbe invece iniziare una progressiva discesa, anche per la graduale uscita dal sistema delle generazioni del baby boom e per la piena applicazione del metodo contributivo.

L'ipotesi della pensione a 64 anni

Mentre le proiezioni indicano un progressivo innalzamento dei requisiti, sul tavolo politico c'è una proposta che va nella direzione opposta. Il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon ha rilanciato l'ipotesi di consentire per un triennio l'uscita a 64 anni anche a chi ha iniziato a lavorare prima del 1996, a condizione di ricalcolare interamente l'assegno con il metodo contributivo. Si valuta inoltre una riduzione della soglia minima dell'assegno richiesta per accedere alla misura. Al momento si tratta di una proposta e non di una norma in vigore.

Sul punto è intervenuto anche il presidente dell'Inps Gabriele Fava, precisando che qualsiasi modifica dei requisiti deve essere decisa dal legislatore: solo una nuova norma potrebbe quindi introdurre la possibilità di scegliere l'uscita anticipata a quelle condizioni.


Ultimo aggiornamento: mercoledì 23 settembre 2026, 08:16