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In sei coinvolti per la morte di Fakir, il pm applica lo scudo. La famiglia: 'Non indaghi la polizia' - Notizie - Ansa.it

July 20, 2026

Per chiarire le circostanze e le cause della morte di Abderahhim Fakir, avvenuta domenica in via Svevo a Bologna durante un intervento della polizia, la procura guidata da Paolo Guido ha iscritto un procedimento nell'apposito registro 'modello' 45 bis, "nei confronti di quanti hanno preso parte alle diverse fasi del prolungato intervento".

 Quello applicato agli agenti "non è uno scudo penale, ma la giusta collocazione di un caso all'interno di un'iscrizione in un registro apposito, voluto da una legge del governo Meloni: riguarda persone che sembrano aver partecipato a un fatto con la presenza di una causa di giustificazione". Così il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi al Tg1, esprimendo "dispiacere e grande cordoglio per i familiari" di Fakir - l'uomo morto ieri a Bologna durante un intervento della polizia - e per la "grande tragedia". E "chi ha espressioni pregiudizialmente contrarie alle forze di polizia non ha fiducia in queste, né nella magistratura. È un episodio molto documentato da bodycam e altre riprese fatte".

Video Esclusiva Tg1 - La telefonata al 112 che segnalava Fakir a Bologna

Si tratta, in particolare, di quattro operatori dell'ambulanza e dei due poliziotti intervenuti, del commissariato Bolognina Pontevecchio. Si procede per il reato di omicidio colposo, anche in vista degli accertamenti che saranno disposti. Non sono invece iscritti altri cittadini che si vedono nella scena, nel filmato girato da un residente. Non ci sono indagati, dunque, ma si tratta dell'applicazione della nuova norma sul registro, separato, destinato alle annotazioni preliminari, dove vengono iscritti i nomi di soggetti cui viene attribuito un fatto di reato commesso in presenza di una causa di giustificazione. Sarebbe la prima volta. 

"Ho accettato l'incarico di avvocato della famiglia Fakir dai suoi parenti. Con questo caso spero di non rivedere un film già visto con Magrini e Aldrovandi. Ma le indagini sull'attuale vicenda, come la Cedu richiede, andrebbero fatte da un Corpo autonomo e non dallo stesso a cui appartengono le persone coinvolte". Così all'ANSA l'avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia Fakir, in merito al fatto che attualmente sia la polizia a svolgere le indagini sulla morte del 42enne a Bologna durante l'intervento degli agenti. Come legale, Anselmo ha affrontato in passato casi come quello di Stefano Cucchi e Fderico Aldrovandi.

Video Video choc a Bologna, un uomo muore durante un intervento della polizia

La sorella di Abderrahim Fakir si è sentita male ed è svenuta in piazza del Nettuno nel corso del presidio organizzato dal sindaco Matteo Lepore per ricordare il fratello. Il primo cittadino, che ha introdotto la manifestazione a cui partecipano diverse centinaia di persone, tra cui anche alcuni antagonisti, stava cedendo la parola ai familiari del 42enne, quando la sorella Khadija si è sentita poco bene. " Aboliamo la violenza di Stato padrone!" recita uno degli striscioni portati in piazza dagli attivisti vicini ai centri sociali, che si sono disposti all'ingresso di Palazzo Re Enzo, mentre un altro gruppo si è disposto all'ingresso della Salaborsa e ha esposto uno striscione che recita "Verità e giustizia per Fakir. Il Pilastro non si fa strumentalizzare". Dalla piazza gremita di alzano slogan come "Tout le monde deteste la police" e "Giustizia, giustizia".

La polizia al 118 ha segnalato una 'crisi psichiatrica'

Quando hanno chiesto aiuto al 118, i poliziotti intervenuti ieri a Bologna in via Svevo avrebbero segnalato un uomo alle prese con una crisi psichiatrica. Risulta dai primi accertamenti svolti dalla procura di Bologna, che segue le indagini della squadra mobile con il procuratore Paolo Guido e il pm Domenico Ambrosino. Poco prima i poliziotti erano stati chiamati da residenti, per la segnalazione di un uomo, appunto Fakir Abderrahim, in escandescenza, che se la sarebbe presa con il conducente di un'auto che stava entrando in un garage vicino al luogo dove poi il 42enne marocchino è morto.

Scoppia polemica su Tgr E-R, 'non trasmesso servizio su Abderrahim Fakir'

Nell'edizione serale della Tgr Emilia-Romagna il servizio dedicato ad Abderrahim Fakir non è stato trasmesso così come era stato realizzato: la denuncia parte dal Comitato di Redazione, insieme a Usigrai, Aser e Fnsi che puntano il dito contro il direttore e scoppia la polemica. La direzione in serata replica sostenendo che non c'è stata nessuna censura, che "la notizia era il primo titolo", ma che il "servizio presentava una ricostruzione incompleta". In una nota la mattina erano stati il Comitato di Redazione, Usigrai, Aser e Fnsi a spiegare quanto accaduto. "Il montaggio mostrava le immagini e la voce dell'uomo immobilizzato e colpito dagli agenti mentre chiedeva ripetutamente aiuto, immagini che da ore circolavano sul web e sulle principali testate e che oggi sono l'apertura di tutti i principali quotidiani. Come di consueto, il collega ha inviato il servizio in visione al responsabile di line di turno che gli ha chiesto - su indicazione della direzione - di rimuovere parte del video in cui si vedeva Fakir ormai senza vita e soprattutto cancellare l'espressione 'intervento violento'". Di conseguenza il redattore aveva ritirato la firma: "Fino a quando, a telegiornale iniziato da ben 12 minuti, è stata consegnata alla conduttrice una breve notizia da leggere accompagnata da una parte del video". Secondo la direzione della TgR la ricostruzione "non corrisponde a quanto accaduto. Al collega autore del servizio è stato chiesto dal proprio diretto responsabile, come da normale prassi giornalistica, di apportare al testo alcune correzioni e precisazioni ritenute necessarie. Nel testo erano presenti espressioni valutative e informazioni senza la citazione delle relative fonti e versioni, ma il collega ha manifestato la propria contrarietà alle modifiche richieste. A quel punto è stato deciso di non mandare in onda quel servizio così come predisposto, ritenendolo non completo nella ricostruzione della vicenda, e di garantire comunque la copertura della notizia con un ampio servizio informativo nel corso del telegiornale e con un ulteriore aggiornamento al termine dell'edizione. La notizia è stata impaginata come titolo di apertura, a conferma della volontà della Line di aprire il Tg con quel fatto di cronaca e mai è stata chiesta l'eliminazione integrale del video girato dai residenti. La vicenda ha avuto e continuerà ad avere un'ampia copertura giornalistica da parte della Tgr, nel rispetto del diritto di cronaca e di tutte le parti coinvolte". Una spiegazione che non evita la polemica. Il Pd in commissione di Vigilanza presenta un'interrogazione all'amministratore delegato della Rai "per chiedere piena chiarezza" sulla mancata messa in onda. "Una cosa grave, visto che le immagini erano già diffuse sul web e pubblicate dalle principali testate nazionali. La Rai ha scelto invece di nasconderle ai telespettatori del servizio pubblico", afferma il capogruppo di Avs, Peppe De Cristofaro, presidente del gruppo Misto di Palazzo Madama. Gli esponenti del M5s nella stessa bicamerale sottolineano che '"la vicenda suscita la comprensibile rabbia dei giornalisti perché si sente tanto l'odore della censura e della volontà di nascondere una vicenda allarmante" e per questo chiedono un'informativa del ministro Piantedosi. Solidarietà dalle altre redazioni Tgr, dal Lazio alla Lombardia, dalla Liguria alle Marche all'Umbria, mentre tre consiglieri di Viale Mazzini, di Majo, Di Pietro e Natale chiedono all'Ad Rai di riferire al Cda, "chiarendo le motivazioni che hanno portato alla mancata trasmissione del servizio e verificando il pieno rispetto delle garanzie editoriali e professionali previste per i giornalisti Rai. Il servizio pubblico non può permettersi episodi che rischiano di comprometterne l'autorevolezza e il rapporto di fiducia coi cittadini".

I pm: 'I fatti sono più estesi rispetto al video diffuso in rete'.

Gli accertamenti che la procura di Bologna ha avviato sulla morte di Fakir "terranno conto dell'intero sviluppo dei fatti (di più ampia estensione temporale rispetto al video sino ad ora diffuso in rete, pure acquisito da quest'ufficio) e dell'intervento degli operatori sia delle forze dell'ordine sia del personale sanitario". Nel contesto dell'iscrizione nel registro per le annotazioni preliminari, previsto dalle nuove norme del decreto sicurezza, "saranno svolte tutte le necessarie indagini con le dovute garanzie di legge, a partire dagli accertamenti di natura medico-legale, allo scopo di pervenire in tempi rapidi (e previsti dalla normativa di recente entrata in vigore) alla completa ed esaustiva ricostruzione dei fatti".

La Croce rossa: 'Feriti dagli attacchi, soccorriamo tutti'

"Scatenato dai social, c'è un attacco verso un'istituzione che per suo principio soccorre indiscriminatamente tutti i cittadini. Questo ci ferisce e ferisce i soccorritori, che oggi vengono additati a persone che non hanno fatto il loro dovere". Lo dice all'ANSA la Croce Rossa di Bologna. I quattro soccorritori, nel caso di Fakir Abderrahim, "erano lì, in attesa di poter intervenire. Non è pensabile che potessero farlo su un soggetto che in quel momento era sotto le mani delle forze dell'ordine. Quando ci è stato concesso farlo, siamo intervenuti", aggiunge la Croce Rossa.

Per l'autopsia un pool di medici legali

Sarà una consulenza tecnica collegiale, affidata ad un pool di specialisti, l'autopsia per chiarire cause e tempi della morte di Abderrahim. L'incarico sarà affidato dal procuratore Paolo Guido e dal pm Domenico Ambrosino nelle prossime ore. Da un primo esame, il marocchino aveva delle ferite sul capo e al volto e ne andranno accertate le cause. Per ricostruire la scena i magistrati hanno già acquisito il video girato da un residente e circolato sul web e i filmati delle bodycam in dotazione ai due agenti di polizia. I due poliziotti hanno usato lo spray al peperoncino e poi hanno contenuto l'uomo, bloccandolo.

L'avvocata Fakir: 'Era un lavoratore, aveva paura di essere espulso'

"Era una persona estremamente gentile, educata, rispettosa. Un lavoratore che si preoccupava della sua azienda e dei suoi dipendenti. È l'ultimo dei miei assistiti per cui avrei immaginato una fine del genere". Così l'avvocata Barbara Spinelli, che assisteva Abderrahim Fakir in un procedimento per la riconferma del permesso di soggiorno, ricorda il 42enne morto durante un intervento di polizia al Pilastro. La legale racconta di aver conosciuto Fakir alla fine dello scorso anno.

"Lui era già perfettamente in regola, si trattava semplicemente della riconferma del permesso di soggiorno. Viveva regolarmente in Italia fin da bambino", sottolinea. Spinelli descrive Fakir come "una di quelle persone oggi sempre più rare". "Pur avendo il mio numero personale per le emergenze non ha mai fatto pressioni, né chiamato fuori orario. Quando mi chiedeva di sollecitare il procedimento lo faceva sempre con grande educazione, spiegando le sue ragioni, ringraziando. Modi che oggi sono quasi desueti". Secondo la legale, il 42enne era "un uomo dal cuore buono", con un forte senso di responsabilità.

"Aveva un'attività lavorativa, dei dipendenti e parlava come il buon padre di famiglia, anche se non aveva figli. Era preoccupato per il futuro della sua azienda e per le persone che lavoravano con lui". Negli ultimi mesi, aggiunge, Fakir aveva manifestato timori legati all'entrata in vigore del nuovo Patto europeo sulla migrazione. "Aveva una paura immotivata di essere mandato via dall'Italia. Io cercavo di rassicurarlo: gli dicevo che era l'ultima persona che avrebbe dovuto avere paura, perché aveva tutti i documenti in regola".

Manifestazione alle 19, poi sciopero all'interporto

Manifestazione stasera alle 19 in piazza Nettuno a Bologna per chiedere 'la verità' sulla morte di Fakir. L'iniziativa è del sindaco Lepore che per primo ha chiesto che sia fatta piena luce sulla vicenda che ha portato alla morte del 42enne.

Il Si Cobas ha invece proclamato uno stato di agitazione per la provincia e annuncia che "alle ore 22, bloccheremo con uno sciopero tutte le aziende dell'Interporto di Bologna". "Un altro proletario e fratello ucciso! Un altro assassinio di Stato! In questi giorni, giorni in cui si ricorda Carlo Giuliani, un altro compagno morto per mano della violenza assassina repressiva padronale e statale durante le giornate di lotta di Genova 2001", prosegue il Cobas.

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