MARGHERA (VENEZIA) - A distanza di quattro giorni dallo scoppio del secondo devastante incendio al deposito di materiali della Multi Service di Marghera, la conta dei danni e delle conseguenze è ancora in corso. Da un lato ci sono le forze dell’ordine, Ulss e Arpav che si stanno organizzando per effettuare mirati controlli in città, dall’altro le preoccupazioni dei lavoratori che durante il rogo che ha annebbiato il cielo di Mestre e Marghera hanno continuato a lavorare senza sapere se vi fossero controindicazioni.
Incendio di rottami metallici a un terminal di Porto Marghera: l'intervento dei vigili del fuoco VIDEO
IL NAS
Controlli specifici ad alcune delle attività con espositori esterni di Mestre e Marghera. Quei negozi che potrebbero aver subito conseguenze a causa della nube che ha invaso le strade della città e della municipalità.
I carabinieri del Nucleo antisofisticazioni e sanità nelle prossime ore eseguiranno una lunga serie di verifiche per cercare di capire se vi siano effetti rischiosi a livello sanitario per chi ha acquistato i prodotti che quando si è diffusa la nebbia proveniente dal porto erano in mostra all’esterno, nelle strade. Al centro dell’attenzione vi sono per lo più i fruttivendoli. Quelle attività che durante l’incendio avevano esposta fuori dal negozio la merce e che hanno continuato a lavorare in assenza altre indicazioni. Nei loro confronti, per garantire la completa sicurezza, il Nas, insieme ad Arpav e alle Ulss, in questi giorni metterà a segno una serie di controlli preventivi.
I TEST
Non verranno prelevati a campione solo alcuni degli alimenti che si trovano esposti all’esterno. I militari analizzeranno anche gli stessi espositori usati dai commercianti. Molta della frutta e della verdura che era messa in mostra all’esterno al momento del rogo potrebbe infatti già essere stata venduta o buttata. Le cassette di legno o di plastica sui cui la merce era esposta invece potrebbero ancora contenere i residui del fumo che ha invaso le vie di tutta la città. Proprio su questi verranno effettuati degli esami in laboratorio per capire se vi siano ancora particelle di fumo. Su frutta e verdura i carabinieri cercheranno eventuali anomale variazioni al loro potenziale d’idrogeno.
Sebbene sia stato chiarito che il fumo che si è propagato durante l’incendio non fosse tossico, le verifiche escluderanno qualsiasi ulteriore conseguenza per la salute dei consumatori.
LA TESTIMONIANZA
«Non sapevamo quello che dovevamo fare – spiega un fruttivendolo la cui attività si trova molto vicina al cavalcavia di Mestre – Non sapevamo dell’incendio fino a quando non abbiamo visto la nube. All’inizio era in lontananza, poi ha cominciato a calare, soprattutto in serata. La puzza poi era insopportabile, ma noi eravamo ancora aperti. Come facciamo di norma, molti alimenti freschi non venduti durante la giornata sono stati buttati via. Non solo, abbiamo buttato anche alcune cose che avremmo potuto vendere anche il giorno seguente, a fine giornata la puzza era talmente forte che non ci siamo fidati. Poi per fortuna abbiamo capito che non era nulla di tossico e che non abbiamo corso nessun pericolo a respirare quell’aria, però quando vedi una nube che si adagia su tutto quello che possiedi e che stai vendendo, un certo senso di agitazione ti prende».