Un’aula dell’Università di Bologna, la più antica del mondo occidentale per come l’abbiamo conosciuto, potrebbe essere nuovamente violata dai soliti noti. Non è l’Aula C, simbolo di illegalità per oltre 25 anni e terreno limaccioso di vicinanza fra antagonismo e Nuove Brigate Rosse. È, invece, uno spazio di via Zamboni 32, Filologia Classica e Italianistica (non a caso sede già occupata nei giorni della Flotilla), dove i Giovani Palestinesi, senza alcuna autorizzazione come ricordato anche dal rettore Giovanni Molari, vogliono tenere un incontro sul 7 ottobre 2023, definendolo “una delle più importanti azioni della resistenza palestinese”. L’Osservatorio Israele ha già pronto un esposto denuncia contro l’iniziativa.
E se la parola ‘resistenza’, nelle nostre terre, ha un valore altissimo e sarebbe meglio non scomodarla con tanta disinvoltura, giova ricordare i 1.400 israeliani morti quel giorno. Nessuno dimentica altresì quanto avvenuto successivamente ai tre anni di sangue nella striscia di Gaza. Ma all’indomani dell’ennesima notte di cortei e disagi ‘bolognesi’, a un anno dai feroci scontri con la polizia durante la manifestazione vietata dal Viminale e dopo l’estate segnata dalle devastazioni dopo il caso di Fakir, la situazione è tornata davvero esplosiva e non possono esserci zone grigie: l’illegalità non può essere tollerata.
Colpisce, nella scelta degli attivisti, la decisione di aggredire un’istituzione democratica come l’Università. Bologna è da sempre segno di dialogo e contaminazione fra popoli: consigliamo agli organizzatori un saltino all’Archiginnasio, per scoprire come migliaia di ‘legisti’ (gli studiosi del diritto) e ‘artisti’ (filosofi o matematici) da tutto il mondo abbiano lasciato tracce dei loro studi di pace. Il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, ieri, ha fatto un appello, chiedendo “a tutti di usare la testa”.
L’odio e la violenza, da qualunque parte arrivino, sono moralmente inaccettabili. Senza considerare l’interruzione di pubblico servizio, i danneggiamenti, gli insulti cui ormai ci stiamo tristemente abituando.
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