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- Industria, tecnologia, ricerca scientifica. Così la regione cresce più del resto del Sud
NAPOLI è anche industria, tecnologia, ricerca scientifica e imprese capaci di competere sui mercati internazionali. È un ecosistema economico spesso...

NAPOLI è anche industria, tecnologia, ricerca scientifica e imprese capaci di competere sui mercati internazionali. È un ecosistema economico spesso...

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NAPOLI è anche industria, tecnologia, ricerca scientifica e imprese capaci di competere sui mercati internazionali. È un ecosistema economico spesso poco conosciuto, che negli ultimi anni ha iniziato a mostrare un volto diverso da quello tradizionalmente associato al capoluogo campano. Certo, non mancano i problemi, a cominciare dalla disoccupazione e dalle carenze infrastrutturali. Ma accanto alle criticità si stanno facendo strada nuove opportunità di sviluppo, alimentate dalla crescita del turismo, dalla presenza di importanti poli industriali e da una serie di investimenti destinati a cambiare il volto della città. I numeri raccontano un’economia che, pur tra molte difficoltà, continua a muoversi. Secondo la Banca d’Italia, nel 2025 il Pil della Campania è cresciuto dello 0,9%, a un ritmo superiore alla media nazionale e a quella del Mezzogiorno. La crescita è stata sostenuta soprattutto dai servizi e dalle costruzioni, mentre anche l’industria ha mostrato segnali di miglioramento. È su queste potenzialità che punta la Bcc Napoli che considera il capoluogo campano una delle realtà più promettenti per il futuro del Sud.
Uno dei punti di forza è rappresentato dall’aerospazio. La Campania ospita infatti uno dei principali poli italiani del settore, con grandi gruppi industriali, una rete di piccole e medie imprese specializzate e centri di ricerca. Attorno a realtà come Leonardo e al Distretto aerospaziale della Campania si è sviluppata una filiera che comprende progettazione, componentistica e materiali avanzati. Non meno importante è il farmaceutico, uno dei motori dell’export regionale. Secondo la Banca d’Italia, proprio le vendite all’estero di medicinali, insieme a quelle di aeromobili e prodotti metallurgici, hanno sostenuto la ripresa delle esportazioni campane nel 2025.
A queste eccellenze si affianca l’agroalimentare, comparto dove tradizione e capacità di esportazione convivono con processi produttivi sempre più moderni. C’è poi il turismo, probabilmente il fenomeno che più di ogni altro ha contribuito a modificare l’immagine di Napoli. Secondo le stime del centro studi Srm, collegato al gruppo Intesa Sanpaolo, nel 2025 la città ha registrato circa 15 milioni di presenze turistiche, il 4% in più rispetto all’anno precedente. Ben il 62% è rappresentato da visitatori stranieri, contro una media nazionale del 56%. L’espansione ha alimentato l’attività di alberghi, ristoranti, commercio e servizi, ma ha posto anche nuove sfide per la mobilità e la vivibilità del centro storico.
A beneficiare di questo sviluppo è anche l’aeroporto di Capodichino, che nel 2025 ha movimentato oltre 13,2 milioni di passeggeri. E la crescita non dovrebbe fermarsi. Un piano approvato nell’agosto 2026 prevede infatti investimenti per oltre 250 milioni di euro entro il 2035, con l’obiettivo di portare la capacità dello scalo a 17,3 milioni di passeggeri annui. Il progetto comprende anche un nuovo terminal per i voli extra Schengen e il potenziamento delle infrastrutture logistiche. Un ruolo importante per il futuro economico della città può essere svolto anche dalle università e dai centri di ricerca. Napoli dispone di un sistema accademico di primo piano, a cominciare dalla Federico II, che rappresenta un bacino di competenze per le imprese e un possibile motore per la nascita di start-up innovative. An.Te.
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