Il regista inglese porta in concorso Mostra del Cinema di Venezia l'opera teatrale di James Graham che racconta l'ascesa editoriale di Murdoch e di Larry Lamb.
Il mondo dell'informazione per come lo conosciamo oggi è nato nel 1969. Da questo presupposto ecco Ink, diretto da Danny Boyle e basato sull'omonima e acclamata opera teatrale di James Graham. Il regista inglese porta sul grande schermo uno degli snodi più incredibili e influenti nella storia dei media.
"1969: l'anno in cui abbiamo camminato per la prima volta sulla Luna, e l'anno in cui Rupert Murdoch e Larry Lamb lanciarono un giornale che avrebbe cambiato il mondo molto più di quanto non fosse in realtà. Molto prima di Fox News, del clickbait e di Truth Social; decenni prima di Twitter, Facebook, Google e OnlyFans, Murdoch e Lamb hanno creato un nuovo tabloid che, contro ogni previsione, è diventato il quotidiano più venduto al mondo", ha dichiarato Boyle in un comunicato diffuso in occasione dell'annuncio della première alla Mostra del Cinema di Venezia. "Sfacciato, irriverente, audace: lo spumeggiante Sun ha sfidato l'establishment e ha rifondato il nostro mondo per l'era moderna. Una sceneggiatura di James Graham che mi sono sentito in dovere e privilegiato di dirigere".
Vero è che Boyle aveva già presentato uno sneak peek di Ink durante una presentazione targata StudioCanal al CinemaCon lo scorso aprile, proiettando una sequenza iniziale in cui Murdoch istruisce Lamb sulle cosiddette "Five Ws" del giornalismo (Who, What, Where, When e Why). Naturalmente il film era ancora work-in-progress. Ciononostante, il regista avevate detto al pubblico: "se siete interessati a come siamo arrivati all'era dei media moderni in cui viviamo, vi consiglio di prendere in considerazione The Sun".
Ink, la storia vera dietro al film
Al centro della pellicola, appunto, c'è la storia vera dell'acquisizione del quotidiano britannico The Sun da parte del giovane magnate australiano Rupert Murdoch, avvenuta nel 1969. Più che l'affare finanziario, la vicenda - che ha debuttato nel 2017 nell'Off-West End arrivando poi a Broadway - - racconta l'ascesa del giornale guidata dal suo neo-direttore, Larry Lamb, e di come un gruppo di giornalisti abbia stracciato il manuale del giornalismo tradizionale per creare le basi del sensazionalismo moderno. Guy Pearce interpreta Murdoch, mentre Jack O'Connell veste i panni di Larry Lamb. Nel cast di Ink - che potrebbe già essere uno dei papabili agli Oscar 2027 - anche Claire Foy nel ruolo di Jules Davies, la moglie di Lamb.
Murdoch arrivò a Londra alla fine degli anni Sessanta con l'obiettivo di affermarsi nella leggendaria Fleet Street, la via londinese della stampa. Decise così di acquistare The Sun, all'epoca un quotidiano tradizionale, che stava attraversando una profonda crisi. Murdoch voleva superare il colosso The Daily Mirror, che all'epoca era il giornale più letto, amato e potente del Regno Unito.
Per guidare questa rivoluzione serviva uno spregiudicato capo redattore e Murdoch trovò l'uomo perfetto in Albert "Larry" Lamb. Lamb radunò una redazione improvvisata, formata da transfughi e reietti dell'editoria britannica, e insieme trasformarono il giornale nel più pratico e maneggevole formato "tabloid". La direttiva di Murdoch era chiara: voleva un giornale sfacciato, irriverente e che parlasse direttamente alla pancia dei lettori. O meglio, alla pancia del Paese.
La nascita de The Sun
Sotto la guida di Lamb, il giornale spostò il proprio focus. La politica istituzionale e i lunghi editoriali noiosi vennero messi in secondo piano per fare spazio a ciò che la classe operaia sembrava desiderare: titoli urlati, un linguaggio semplice e provocatorio, fiumi di pettegolezzi sulle celebrità, sezioni dedicate allo sport, ai programmi televisivi e ai concorsi a premi per fidelizzare il pubblico.
Tuttavia, la vera guerra con il Mirror si giocò in un altro campo. Mentre la concorrenza attirava il pubblico maschile con innocue foto di modelle in lingerie, Lamb decise di spingersi dove nessun quotidiano britannico mainstream aveva mai osato. Iniziò pubblicando ragazze in pose sempre più audaci a "Pagina 3", finché, a un anno esatto dall'acquisizione, prese la decisione di rompere il più grande tabù dell'epoca - e per una Paese puritano come il Regno Unito è tutto un dire.
L'alba del clickbait
Nel novembre del 1970, The Sun mandò in stampa la prima fotografia di una ragazza completamente in topless, la ventenne Stephanie Rahn. L'impatto sociale? Ve lo lasciamo immaginare. Da un lato ci furono lo sdegno dell'opinione pubblica conservatrice, l'indignazione dei politici e i boicottaggi da parte di diverse biblioteche e associazioni, ma dall'altro, la mossa si rivelò un trionfo commerciale. Le vendite del giornale schizzarono alle stelle, raddoppiando nel giro di un anno.
La formula aveva funzionato e l'ascesa divenne inarrestabile, tanto che nel 1978 il The Sun compì il tanto agognato sorpasso ai danni del Daily Mirror, diventando ufficialmente il quotidiano più venduto del Regno Unito e consolidando l'impero mediatico globale di Murdoch. Di fatto, come vedremo in Ink, l'inizio di una rivoluzione mediatica capace di strutturare le basi per quello che oggi, nell'era di internet, conosciamo come clickbait.