L’intelligenza artificiale nemica del lavoro? Un luogo comune, è invece un propulsore della produttività per chi fa impresa vera. L’intelligenza artificiale vorace di acqua? 450mila operazioni all’anno valgono una doccia. L’intelligenza artificiale energivora? Il consumo è intorno all’1,5% dell’intero consumo globale. Luciano Floridi professore e direttore del Digital Ethics Center a Yale, presidente della Fondazione Leonardo, una delle voci più ascoltate della filosofia contemporanea e tra i maggiori studiosi della rivoluzione digitale, invita a guardare i fatti più che le suggestioni. Del resto è il “materiale” il vero rodus di quella che sarà la società post-Ai. Se finora i nostri sistemi si sono sviluppati per fondamenti ed edifici, con la rivoluzione digitale e l’arrivo degli strumenti di intelligenza artificiale bisognerà imparare a usare gli strumenti della navigazione marina, ha spiegato il filosofo al pubblico che giovedì sera ha affollato il Teatro Grande degli Scavi di Pompei e ieri il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa per la terza edizione di Orbits «Habitat, Disegnare la società post-AI».
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Del resto - come ha sottolineato Floridi - è l’innovazione il motore che ha reso interessante Napoli negli ultimi anni. «Siamo a qualche centinaio di metri da San Giovanni a Teduccio - ha ricordato il sindaco, Gaetano Manfredi - dove c’è il polo della Federico II lì dove c’era la fabbrica della Cirio studiano e si formano ai più alti livelli i nipoti di quegli operai che nella chiusura dello stabilimento persero il lavoro». Perché - ha sottolineato Manfredi - «la politica deve governare le innovazioni: non ci interessa il modello ‘California’ di the winner takes it all (chi vince prende tutto, nda) ma le innovazioni che riducono i divari sociali».
LA RIVOLUZIONE
Del resto, nei due giorni tutto il ragionamento di Floridi si è sviluppato da un lato su due binari: da un lato ciò che succede con l’intelligenza artificiale e come condiziona il futuro, dall’altro il ruolo dell’uomo. «Ogni rivoluzione cambia il modo in cui abitiamo il mondo», ha detto Floridi. «L’intelligenza artificiale sta cambiando il nostro habitat: il compito non è subirne gli effetti, ma progettare responsabilmente le regole, le direzioni e gli strumenti con cui vogliamo navigarlo». In questo scenario, ha spiegato Floridi, la domanda non è più quale sia il fondamento del mondo digitale, ma quale direzione scegliere. Governare l’intelligenza artificiale significa progettare l'habitat nel quale viviamo già oggi e che continueremo a costruire negli anni a venire, investendo prima di tutto sulle persone, sulle competenze e sulla capacità di definire problemi, obiettivi e responsabilità. La tecnologia può aiutarci a rispondere al “come” la responsabilità di scegliere il “perché” rimane profondamente umana. «L'intelligenza artificiale sta ridisegnando il modo in cui lavoriamo», gli ha fatto eco Walter Renna, amministratore delegato di Fastweb + Vodafone. «Il cambiamento è reale, ma la direzione la scegliamo noi. Come azienda abbiamo la responsabilità di non subire questa trasformazione, ma di governarla, investendo sulle persone, sui processi, sulle competenze».
USA E CINA
È il governo la questione più spinosa che richiede una presenza europea importante per evitare di subire gli Stati Uniti e la Cina. «Già oggi - ha detto Floridi - Usa e Cina rendono disponibili ‘agenti’ depotenziati per le aziende europee e così si riservano un vantaggio». L’Europa ha, invece, un ruolo importante da giocare nel mondo per l’affidabilità e la capacità di regolazione trasparente (negli Stati Uniti che la vulgata vuole come luogo della massima deregulation esistono 150 leggi statali e spesso Stati confinanti cercano l’accordo per evitare che un confine cambi completamente la regolazione). Ma bisogna giocarlo questo ruolo superando interessi nazionali e sviluppando una visione comune. Per Lucidi questa strada è obbligata perché ci si renderà conto che non è possibile una via diversa. Una via necessaria anche per l’etica. Per monsignor Vincenzo Paglia è possibile un’iniziativa del Vaticano. «Penso che il Papa - ha detto - magari ad Assisi potrebbe riunire a breve i capi delle aziende più importanti e discutere direttamente con loro. Del resto - ha ricordato - il ceo della Microsoft ha voluto discutere di questo tema con me e quindi c’è una sensibilità che va sviluppata». Sul futuro c’è però un’ombra: il servizio di Ai più completo è venduto negli Usa a 200 dollari al mese, ma per tenerlo in piedi ne servono 14mila. Quanto tempo potranno resistere le aziende con questo “buco”. C’è una bolla che sta per scoppiare dietro l’angolo? E dopo le ferite sarà quello che riporterà certe esuberanze in un terreno di maggiore sostenibilità?