Dalla sicurezza stradale alle aggressioni negli ospedali fino alle sfide dei giovani medici.Si è parlato di tutto questo nel corso di una diretta della web tv de Il Mattino condotta dal caporedattore e coordinatore delle Cronache, Gerardo Ausiello, con il professore Francesco Vaia, componente vicario dell’Autorità garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, già direttore generale dell’ospedale Spallanzani di Roma e direttore generale del Dipartimento di prevenzione del ministero della Salute.
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Professore, partiamo da un tema di attualità, quello delle aggressioni a medici e infermieri. L’ultimo caso si è verificato qualche giorno fa al Cardarelli: c’è stato un vertice in Prefettura, qual è la situazione?
«È una situazione che mi dà veramente tanta sofferenza. Se penso al periodo del Covid, in cui medici e professionisti sanitari erano considerati degli angeli, io dico che non eravamo angeli allora, ma non siamo neppure dei demoni oggi. Queste aggressioni sono intollerabili, bisogna difendere il personale sanitario, soprattutto quello esposto maggiormente, cioè quello che lavora nei pronto soccorso. Sarebbe una politica intelligente perché un medico preoccupato della possibile violenza potrebbe attuare la cosiddetta medicina difensiva, cioè potrebbe sottoporre il paziente a tante indagini e analisi, fino a quando non ha escluso tutto, tenendolo tanto tempo inutilmente in pronto soccorso. Ma questo tipo di approccio lo pagheremmo poi tutti noi cittadini per i costi sul servizio sanitario nazionale. Quindi, non solo bisogna difendere i medici e gli operatori sanitari perché è giusto, ma anche perché questo significa dare un grande contributo all’economia del nostro sistema».
Si è parlato dei drappelli delle forze dell’ordine nei pronto soccorso come deterrente, ma spesso i familiari dei pazienti lamentano una scarsa attenzione da parte del personale sanitario: come fare per evitare che si sentano abbandonati?
«L’informazione è fondamentale. Quindi invito tutti i direttori generali della sanità a mettere in campo campagne di comunicazione efficaci ma anche politiche di accompagnamento: bisogna fare in modo che chi lavora allo sportello dei pronto soccorso sia formato a non dare solo il numeretto ma ad informare e accompagnare le persone in maniera corretta per rendere la situazione meno drammatica possibile».
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Un altro tema di attualità, di cui lei si è occupato spesso, è quello della sicurezza stradale. Il numero dei decessi per incidenti stradali è ancora molto elevato, e tante vittime sono giovani e pedoni. Come si può arginare il fenomeno?
«I numeri sono devastanti: si superano le 200mila vittime di incidenti, con più di 3mila morti. Tante le vite spezzate ma tantissime sono anche le persone che restano disabili: un fenomeno che rappresenta un dramma per le persone colpite ma anche un ulteriore appesantimento per i costi del servizio sanitario nazionale. Le principali cause degli incidenti sono l’eccesso di velocità, l’uso di stupefacenti e l’utilizzo improprio del cellulare. Quindi lancio un appello di cuore, in particolare ai giovani: utilizzate il meno possibile il cellulare in auto. Meno cellulare e più vita è il mio slogan. Inoltre, invito chi si occupa di intelligenza artificiale, di robotica, della modernizzazione del percorso degli autoveicoli a trovare delle soluzioni affinché, per esempio, nell’abitacolo dell’autovettura si possa rilevare un eventuale odore di alcol o di sostanze stupefacenti e, nel caso, prevedere un sistema di blocco dell’accensione della macchina. Abbiamo tante aziende importanti in Italia e spero che possano studiare sistemi di prevenzione di questo tipo».
Quanto è importante la prevenzione nel campo della salute?
«Non deve essere una parola vuota ma una infrastruttura strategica del Paese perché evita che ci siano malattie croniche e degenerative, tumori, quindi facciamo una cosa buona per noi stessi ed evitiamo anche un appesantimento dei nostri ospedali e del servizio sanitario nazionale, che deve avere al centro il welfare: meno armi e più sociale, lo dico da tempo e sono felice che lo abbia detto ora anche Messina, ceo di Intesa Sanpaolo. La prevenzione è fondamentale soprattutto in un Paese come il nostro in cui si vive sempre più a lungo ed è quindi necessario avere cura di sé per tutto l’arco della vita, a cominciare dall’allattamento e dai vaccini obbligatori per arrivare all’attività fisica e ad una dieta adeguata».
La sanità soffre, però, anche di carenze di organico. Tanti giovani che intraprendono la carriera medica evitano le specializzazioni più difficili e i pronto soccorso. Qual è il messaggio che rivolge a questi colleghi?
«La colpa è nostra e non dei giovani. Io ho fatto il medico perché mi volevo occupare della persona. Quindi, consiglio a tutti di ritornare all’amore per la professione. Certo, a questa vocazione individuale deve corrispondere una contemporanea fortissima azione del sistema Paese che deve dare più incentivi ai giovani, valorizzarli, facendo tornare quelli che sono andati all’estero, dando loro degli strumenti. Così potranno sentirsi di nuovo orgogliosi di avere il camice attaccato addosso, come una seconda pelle, come ancora oggi sono orgoglioso io di portarlo».