Intervista a Marta Ortega Marta Ortega: chi è (e cosa pensa) la Presidente non esecutiva del Consiglio di amministrazione di Zara. «Il passato serve soprattutto a ricordarci gli errori che abbiamo commesso»
Ci troviamo nella periferia industriale di Arteixo, nel Nord-ovest della Spagna, un’area ricca di cave di granito e dove fiorisce il commercio dell’alluminio. Qui Inditex, il colosso a cui fa capo Zara, ha costruito una vera e propria città di vetro. Al suo interno si trovano uffici, fabbriche, studi fotografici e showroom dalle vetrine curate nei minimi dettagli. Ogni spazio è concepito per trasformare i desideri in realtà alla velocità della luce. In una sala grande quanto un piccolo aeroporto, cento sarte lavorano davanti a file di macchine da cucire. Un enorme schermo, collegato alle casse dei 7.200 negozi del gruppo in tutto il mondo, restituisce in tempo reale una fotografia di ciò che si vende – e di ciò che non si vende –, permettendo ai designer interni di intervenire e adattare rapidamente le collezioni.
A guidare questo complesso futuristico e i 163mila dipendenti di Inditex è Marta Ortega Pérez, 42 anni, Presidente non esecutiva del Consiglio di amministrazione nonché figlia minore del fondatore, Amancio Ortega, e della sua seconda moglie, Flora Pérez. Marta esercita il suo ruolo con un approccio democratico. Riservata nei modi e sobria nel vestire, con un caschetto biondo volutamente spettinato, ci accoglie con calore, accompagnandoci quindi attraverso un paesaggio indoor fatto di luce. Conosce tutti: diversi dipendenti di Inditex sono suoi parenti, altri li frequenta da decenni. Molti vivono a La Coruña, la vicina città portuale dove Zara ha le sue radici.
Agli occhi del mondo, gli Ortega sono una famiglia estremamente riservata. Il padre di Marta, oggi novantenne, concede interviste molto raramente, e anche lei lo fa solo di tanto in tanto. Per chi lavora da Inditex, tuttavia, entrambi sono presenze concrete e visibili nella vita quotidiana dell’azienda. «È un’organizzazione molto orizzontale», spiega Marta, mentre ci guida verso la sua postazione di lavoro, al centro di un grande spazio comune, non lontano dalla scrivania del padre. Amancio Ortega ha lasciato la scuola a 13 anni per lavorare come fattorino per un produttore di camicie, per poi aprire il primo negozio Zara nel 1975. «Non abbiamo molti ruoli gerarchici», dice Marta. «È un’azienda enorme, ma a noi che la vediamo dall’interno non sembra affatto così. Alla fine, siamo una famiglia, e penso che sia proprio questo a creare la magia».

Ortega Pérez nella sede centrale di Inditex, nella zona industriale di Arteixo in Galizia. Il grande campus aziendale ospita la direzione generale e i principali centri di design e logistica del gruppo, nonché la famosa fabbrica di Zara.
Una questione di famiglia
Sotto la guida di Marta, Zara ha saputo elevare il proprio status attraverso collaborazioni prestigiose, senza però tradire quello che lei considera il principio fondante del marchio: «Le cose belle, le cose ben progettate, non dovrebbero essere riservate soltanto a determinate persone», dice. E aggiunge: «La classe sociale non ha nulla a che fare con lo stile». Nel corso degli anni, Marta ha saputo stringere legami con designer e personalità della cultura, da Steven Meisel a Vincent Van Duysen, da Marisa Berenson a Luca Guadagnino, da John Galliano a Bad Bunny, conseguendo quella che l’amico Pieter Mulier, direttore creativo di Versace, ha descritto come la trasformazione di Zara da «marchio della grande distribuzione in un colosso sia a livello di fatturato, sia in termini di impatto sulla cultura».
I risultati parlano da soli. Inditex è il più grande retailer di moda al mondo e, sebbene possieda anche marchi come Massimo Dutti e Bershka, sono Zara e Zara Home a rappresentare quasi tre quarti dei suoi ricavi. Lo scorso anno, l’utile netto di Inditex ha raggiunto i 6,2 miliardi di euro. Il gruppo è inoltre all’avanguardia sul fronte della sostenibilità: secondo François Souchet, fondatore di Swanstant, società specializzata in previsioni climatico-economiche, «Inditex ha registrato sia il margine operativo più elevato del settore sia la più bassa intensità di emissioni».

Bloomberg/Getty Images
Marta racconta che quando il team di Zara ha incontrato Bad Bunny per discutere di un’eventuale collaborazione, i loro due mondi hanno trovato un linguaggio comune e una sensibilità condivisa sul valore della famiglia. Ma è stata l’infrastruttura dell’azienda a rendere possibile un progetto capace di arrivare fino all’Halftime Show del Super Bowl. Come osserva Carlos Torretta Echevarría, secondo e attuale marito di Marta nonché Responsabile della comunicazione di Zara, «quale altra azienda avrebbe potuto realizzare gli abiti per 700 ballerini in due settimane?».
Galliano, la cui collezione numero uno per Zara è in arrivo nei negozi alla fine di settembre, ha visitato Arteixo per la prima volta dopo essere stato invitato da Marta a tenere un incontro con i dipendenti di Inditex. «Sono rimasto completamente sbalordito», ci ha raccontato. «Sembrava davvero il set di un film di James Bond. Era straordinario osservare come le cose potevano essere spostate in tutto il mondo. Pensavo: “Sì, ho lavorato nel prêt-à-porter, ma questo è incredibile”».
Dopo aver festeggiato, lo scorso anno, il suo cinquantesimo anniversario, Zara ha voltato pagina rapidamente. «Non siamo inclini all’autocelebrazione», dice Marta. «Il passato serve soprattutto a ricordarci gli errori che abbiamo commesso: siamo più interessati a evitare di ripeterli che a celebrare i nostri successi». Un atteggiamento perfettamente in linea con il tipico rigore della famiglia Ortega. «Siamo molto esigenti», ammette.

Bad Bunny al Super Bowl Halftime Show, February 08, 2026Kathryn Riley/Getty Images
È difficile descrivere la particolare combinazione di calore e distacco che caratterizza Marta. Le persone che la conoscono bene la definiscono, in spagnolo, “cercana”, aggettivo che, letteralmente, significa “vicina” e che, in questo contesto, può indicare una naturale predisposizione all’amicizia. Marta è una persona attenta: nota come ti senti, ciò che ti piace, se hai bisogno di qualcosa. Dopo che lei e Galliano avevano scoperto di avere in comune la passione per Ernest Hemingway, lo stilista ha avuto la sorpresa di vedersi recapitare una prima edizione autografata di Addio alle armi, con le pagine ancora intonse.
Ma Marta possiede anche il fascino discreto di chi non si lascia impressionare facilmente. È «rigorosa, matematica e diretta», secondo la definizione di Mulier, una qualità che lui considera rara nel mondo della moda. «Ha un’opinione molto chiara e la capisci nel giro di un secondo».
È stato nel gennaio 2016 che Marta ha conosciuto Carlos Torretta Echevarría. Lui viveva a New York da quasi dieci anni e l’incontro è avvenuto grazie a un amico comune. Ad aprile avevano già iniziato a frequentarsi e, alla fine di quello stesso anno, lui è tornato nella natia Spagna. Due anni più tardi si sono sposati a La Coruña e, qualche tempo dopo, Carlos è entrato a far parte di quella che lui stesso definisce «la più grande azienda a conduzione familiare del mondo».
Oggi hanno tre figli: il tredicenne Amancio (che Marta ha avuto dal primo marito, il fantino olimpico Sergio Álvarez Moya), Matilda, di 6 anni, e Manuel, di 2. La famiglia vive a La Coruña, nella casa accanto a quella dei genitori di Marta.
Zara entra nella cultura
Quando solleviamo l’argomento della proprietà intellettuale – nel 2012, Zara ha vinto una causa contro Christian Louboutin, ottenendo il diritto di realizzare scarpe con la suola rossa –, Marta risponde con eleganza: «La moda è un linguaggio condiviso. Il modo in cui lo si parla è ciò che fa la differenza. Ho grande rispetto per il lavoro degli stilisti, sono cliente e ammiratrice di molti di loro». E fa i nomi di alcuni che sono diventati suoi amici, a cominciare da Mulier e Pierpaolo Piccioli. Menziona anche «Phoebe Philo e Sarah Burton, che sta facendo un lavoro straordinario. Sono sempre stata una fan della signora Prada. Poi Willy Chavarria, Matthieu Blazy, Jonathan Anderson... Ma il designer che ho sempre ammirato di più è John Galliano, e sono fortunata a lavorare con lui».
Il rispetto tra lei e gli stilisti, del resto, è reciproco. Piccioli ha descritto Marta come una persona «vicina al sistema della moda» e le ha rivolto un complimento particolarmente lusinghiero, riconoscendo che lei riesce sempre a individuare, tra i suoi lavori, i pezzi «più da intenditori».
La velocità delle idee
Marta non usa l’espressione “fast fashion”, preferendo parlare di moda “flessibile”. Quasi tutto ciò che Zara produce passa attraverso i centri di distribuzione di La Coruña, un sistema che permette all’azienda di essere estremamente agile. «Il nostro business è fortemente orientato alla domanda», spiega. «La chiave è mantenere i livelli di stock molto bassi e ridurre al minimo le rimanenze. La definiscano pure “fast fashion”, se credono, ma il nostro modello di business potrebbe essere, di fatto, il più sostenibile che esista». Galliano ammette che, quando Marta gli ha chiesto se fosse interessato a lavorare con loro, la sua prima risposta è stata «Assolutamente no». Le sue riserve, dice, erano «le stesse di tutti», basate su «informazioni poco accurate». Tuttavia, dopo aver visitato Inditex e la galleria dei tessuti sostenibili, ha cambiato idea. «Sono incredibilmente aggiornati e preparati su ogni cosa», dice.
Una cosa profondamente umana
Ciò che colpisce maggiormente è quanto tutto questo, per Marta, rientri in una dimensione altamente personale. «Parliamo sempre della moda come di qualcosa di frivolo, ma io penso che sia profondamente umana», osserva. «La moda è presente ogni giorno nella vita di milioni di persone. È il modo in cui ci presentiamo al mondo, alimenta la creatività e richiede grande sensibilità. E può essere meravigliosa, se sappiamo farla bene».

I giardini della residenza di Marta Ortega Pérez sono stati progettati dal famoso architetto paesaggista inglese Tom Stuart-Smith.
Questo articolo lo trovate anche sul numero di Settembre 2026 di Vogue Italia
In apertura: Marta Ortega Pérez, 42 anni, ritratta nei giardini della sua casa nel Nord-ovest della Spagna. Camicia e pantaloni ZARA.
CREDITI
Photo ANNIE LIEBOVITZ
Hair DAMIEN BOISSINOT
Make-up LUCIA PICA
Production AL STUDIO
Set design MARY HOWARD
Sittings editor KARL TEMPLER
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