Filippo Inzaghi conosce molto bene Zinedine Zidane. Prima che diventassero allenatori, i due hanno condiviso quattro stagioni alla Juventus, dal 1997 al 2001. Insieme hanno disputato 137 partite e quasi diecimila minuti con la maglia bianconera.
Inzaghi attaccava la profondità, Zidane vedeva il movimento prima ancora che si aprisse lo spazio. Alla vigilia di Francia-Italia, l'attuale tecnico del Palermo ha raccontato a La Gazzetta dello Sport il commissario tecnico dei Bleus partendo proprio dal giocatore straordinario conosciuto a Torino.
Inzaghi: «Zidane sapeva sempre come metterti nelle condizioni migliori»
Per un attaccante come Inzaghi avere alle spalle Zidane rappresentava quasi una situazione ideale.
«Zizou sapeva sempre come metterti nelle condizioni migliori in campo». Il segreto era soprattutto nella capacità del francese di leggere ciò che stava per accadere.«Spesso bastava un movimento giusto e lui aveva già visto tutto: andrà così».
Una caratteristica che Inzaghi considera fondamentale anche per comprendere la successiva carriera in panchina di Zidane.
Prima degli altri vedeva la giocata.Prima degli altri comprendeva gli spazi.Prima degli altri interpretava il momento della partita. «Faceva sembrare semplici le cose più difficili»
La tecnica di Zidane non ha bisogno di presentazioni.
Inzaghi, però, ricorda soprattutto la naturalezza.«Ciò che mi colpiva di più era la naturalezza con la quale Zidane faceva sembrare semplici anche le giocate più difficili».«Zizou è stato un grandissimo compagno di squadra, così come Kakà, una vera manna per chi come me faceva l'attaccante di mestiere».
E aggiunge:«Sapere che alle spalle hai un compagno così è davvero un grande privilegio».
Secondo Pippo ha trasferito in panchina alcune delle qualità che lo rendevano speciale in campo. «Se hai l'intelligenza calcistica, la personalità e la capacità di capire i momenti della partita come ha sempre avuto Zizou con il pallone tra i piedi, hai tutto per portarti dietro queste peculiarità e doti anche nel ruolo di allenatore».
«Non mi sono mai stupito nel vederlo diventare un grande allenatore». Le qualità erano già visibili. Naturalmente essere un fuoriclasse non garantisce automaticamente di diventare un grande tecnico.