PORDENONE - Richiamare chi sporca o disturba può trasformarsi in un'esperienza intimidatoria. Lo dimostra la denuncia di una cittadina aggredita verbalmente dopo aver invitato alcuni giovani a usare il cestino. Un episodio che, secondo l'Osservatorio Vivi Pordenone a 360°, si inserisce in un fenomeno più ampio fatto di degrado, risse e comportamenti sempre più aggressivi nei confronti di chi prova a difendere il decoro urbano.
IL POST
«Qualche settimana fa ho ripreso un "maranzino" che poggiava a terra in centro un vuoto di birra a due metri da un cestino», comincia così il racconto concitato di una donna pordenonese, ancora scossa per l'episodio. Ha affidato ai social la sua denuncia. «Sono stata immediatamente accerchiata da altri compagni che mi hanno letteralmente invitata a farmi i cavoli miei - racconta -, usando toni minacciosi. La cosa che fa più male è che tutto attorno c'era gente, anche maschi adulti, che osservavano la scena senza intervenire minimamente, mentre questi giovani mi stavano aggredendo ed offendendo verbalmente». Alla fine, per fortuna, la situazione è rientrata senza conseguenze fisiche gravi, ma è rimasto l'amaro in bocca per una profonda carenza di educazione civica e rispetto basilare. È la stessa ineducazione che spinge ad abbandonare sistematicamente lattine, bottiglie di vetro e rifiuti sotto le panchine o nei giardinetti pubblici.
IL DIBATTITO
«Lavoro da NaturaSì fa notare una commessa della zona e vedo giovani costantemente appostati a bere sulle panchine. In più occasioni siamo stati costretti a ripulire il vomito e gli schiamazzi davanti all'ingresso del negozio, con clienti che spesso preferiscono girare alla larga». Quello che emerge da queste testimonianze non è un caso isolato, ma il sintomo di una mutazione sociale che anche Pordenone, città a lungo considerata un'isola felice sotto il profilo della sicurezza, sta sperimentando. Il fenomeno dei cosiddetti "maranza", gruppi di giovanissimi spesso caratterizzati da codici estetici ben precisi, mode importate dalle periferie metropolitane e atteggiamenti di sfida all'autorità, si sta radicando anche nella cintura urbana. Negli ultimi mesi, la cronaca locale ha dovuto fare i conti con un'escalation preoccupante: episodi di microcriminalità, schiamazzi notturni o imbrattamento, e soprattutto una serie di risse nei luoghi considerati caldi, come Via Bertossi, Largo San Giorgio, Pizza Risorgimento. Gruppi di adolescenti e giovanissimi si affrontano spesso per futili motivi, alimentando una subcultura della violenza urbana in cui il branco serve ad amplificare il senso di impunità. Le risse spaventano i residenti e desertificano le piazze nelle ore serali. Il copione è sempre lo stesso: piccoli gruppi che si muovono compatti pronti a reagire con arroganza, non appena un cittadino prova a far notare una scorrettezza, come nel caso della donna che ha semplicemente chiesto di gettare una bottiglia nel cestino. L'aggressività verbale, pronta a trasformarsi in violenza fisica, è il muro contro cui si scontra la convivenza civile.
L'ATTIVISTA
Di fronte a questa deriva, il territorio non è rimasto immobile. Alessandro Mangraviti, dall'osservatorio privilegiato dell'iniziativa "Vivi a Pordenone a 360°", continua a denunciare e a mappare i vari angoli di degrado urbano. Ormai si tratta di zone note, monitorate costantemente, dove la sinergia e il coordinamento tra l'Amministrazione Comunale di Pordenone e le forze dell'ordine stanno certamente dando i propri frutti, intensificando i controlli e i presidi territoriali.