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iPhone 18 Pro e Pro Max, la prova: foto e batteria fanno un salto in avanti

September 16, 2026

Allo Steve Jobs Theatre di Cupertino, nel giorno della presentazione dei nuovi iPhone, il Duo partiva con un vantaggio evidente: era il primo pieghevole di Apple e il primo iPhone, in 19 anni, a cambiare davvero forma. Inevitabile si prendesse tutti i riflettori.

Accanto, iPhone 18 Pro e Pro Max apparivano invece familiari. Dispositivi a cui l’occhio era già allenato.

In un momento successivo al keynote, John Ternus - amministratore delegato di Apple dallo scorso 1° settembre e alla guida del suo primo grande lancio nel nuovo ruolo - ci ha descritto iPhone 18 Pro e Pro Max come “aggiornamenti monumentali” dei 17 Pro e 17 Pro Max. Ha poi riconosciuto qualcosa che davanti ai telefoni è impossibile contestare: “La forma esterna non è cambiata molto”. La sostanza del suo ragionamento è che il salto vada cercato nelle capacità che incidono realmente sull’utilizzo, con una particolare enfasi sulla fotocamera e sulle prestazioni mantenute nel tempo.

(afp)

Apple ci ha fornito iPhone 18 Pro e iPhone 18 Pro Max a ridosso dell’evento “Surprise and Shine” del 9 settembre scorso e abbiamo avuto modo di alternarli nell’utilizzo quotidiano, per sessioni fotografiche e utilizzi legati all’intelligenza artificiale. È abbastanza tempo per capire parecchie cose, ma resta un intervallo limitato. Alcune qualità di un telefono emergono in poche ore. Altre richiedono settimane. Lo stesso vale per i difetti.

Quella che andrete a leggere, dunque, va considerata una prova molto approfondita, ma ancora iniziale sotto il profilo dell’affidabilità a lungo termine.

“Monumentale”, in ogni caso, rimane un aggettivo impegnativo. Dopo una settimana non lo useremmo per descrivere il passaggio complessivo dal 17 Pro al 18 Pro. La nuova generazione ci sembra piuttosto l’evoluzione molto matura di telefoni che erano già arrivati a un livello elevatissimo.

Mantenendo quasi intatta la forma, iPhone 18 Pro può sembrare meno nuovo di quanto sia realmente. Ma nella realtà non è così: i passi in avanti dell’hardware e del software sono evidenti, e aggiunti al nuovo sistema operativo iOS 27 fanno della serie 18 un aggiornamento che si apprezza davvero, e molto, quando si accende il telefono.

La sensazione fisica, soprattutto con il modello più piccolo da 6,3 pollici, è quella di avere in mano un 17 Pro ulteriormente rifinito. Chi arriva direttamente dalla generazione precedente riconoscerà subito proporzioni, impostazione dei comandi e struttura generale. Anche sul Pro Max il rapporto con il modello 2025 è strettissimo.

Dopo qualche giorno di utilizzo, però, l’attenzione comincia a spostarsi. La nuova fotocamera principale introduce un diaframma fisicamente variabile. L’app Fotocamera concede finalmente più spazio al controllo manuale. Il Pro Max ha una batteria sensibilmente più generosa. La Dynamic Island occupa meno area utile del display e la dissipazione interna è stata riprogettata con un’attenzione che durante i briefing tecnici a Cupertino ci è sembrata maniacale.

È questo il carattere degli iPhone 18 Pro e Pro Max: telefoni molto più interessanti da usare che da osservare in vetrina o tra le mani di qualcuno. Non strappano un “wow” come il Duo, ma garantiscono una sostanza che non delude chi viene dal mondo Apple e chi è tentato a entrarci.

Quelle linee familiari in attesa del futuro

C’è anche un secondo modo di leggere la prudenza estetica della Mela.

Apple aveva bisogno di lasciare spazio al Duo, il prodotto incaricato di sperimentare una nuova forma. I Pro possono così continuare a essere l’iPhone tradizionale portato al massimo livello possibile, senza dover per forza giustificare ogni nuova generazione attraverso un nuovo design.

La collocazione del Duo cambia anche simbolicamente la gerarchia. Il Pro Max non è più il prodotto Apple più estremo per prezzo o costruzione. Il pieghevole occupa quello spazio, mentre iPhone 18 Pro rimane la scelta più classica per chi vuole la migliore esperienza possibile senza abbandonare il formato tradizionale.

E se vi state chiedendo che fine abbia fatto il 18 “base”, forse vivete su un’altro pianeta: non è stato lanciato, per il momento, e arriverà molto probabilmente all’inizio del prossimo anno.

C’è infine una curiosità che inevitabilmente accompagnerà questi telefoni per tutto il loro ciclo commerciale. Proprio nel 2027 ricorrerà il ventesimo anniversario dell’iPhone. Non esiste alcun elemento che permetta di dare per certo cambiamenti significati nel design o addirittura una nuova “One more thing”. La ricorrenza rende comunque plausibile che Apple abbia in serbo qualcosa di particolare. Chi cambia smartphone ogni anno potrebbe volerlo tenere presente.

Con questo in mente, iPhone 18 Pro e Pro Max assumono il carattere di una generazione di consolidamento. È un’espressione che non equivale a “generazione minore”. Alcuni dei cambiamenti introdotti quest’anno sono molto concreti e uno, quello fotografico, ci sembra più interessante di numerosi aggiornamenti estetici degli anni passati.

Design

Come abbiamo già accennato, iPhone 18 Pro e iPhone 18 Pro Max danno subito una sensazione di continuità con i modelli dello scorso anno.

Soprattutto affiancandoli ai 17 Pro, bisogna soffermarsi sui dettagli per distinguerli.

Vale per il modello più piccolo da 6,3 pollici e ancora di più per il Pro Max, che mantiene praticamente inalterate le proporzioni del predecessore.

Apple ha lasciato sostanzialmente intatta la struttura in alluminio e ha concentrato buona parte del lavoro estetico sulla qualità delle superfici. Il cambiamento più interessante si trova sul retro e riguarda entrambi i modelli.

Durante uno dei briefing a cui abbiamo partecipato a Cupertino, Apple ci ha mostrato la nuova lavorazione utilizzata per avvicinare visivamente il pannello in vetro alla cornice metallica. Nell’inchiostro della finitura sono state inserite particelle di alluminio che modificano il modo in cui la luce attraversa il vetro. L’obiettivo era ridurre il più possibile lo stacco cromatico fra i due materiali.

iPhone 18 Pro Max
iPhone 18 Pro Max 

Dal vivo l’effetto ci è piaciuto. Non fa sembrare davvero il telefono costruito da un unico blocco di metallo, come suggerisce con un certo entusiasmo Apple, ma la continuità è maggiore rispetto ai 17 Pro. Ruotando iPhone 18 Pro o Pro Max sotto una sorgente luminosa, il passaggio fra vetro posteriore e alluminio risulta meno evidente.

Apple ha lavorato abbondantemente anche sulla texture, cercando di avvicinare la percezione tattile delle due superfici. È un lavoro sottile, che difficilmente emergerà in una fotografia del prodotto, mentre si apprezza molto di più tenendolo in mano.

La scelta dei colori rende questa maggiore uniformità ancora più visibile. Le quattro finiture sono le stesse su iPhone 18 Pro e Pro Max.

Torna finalmente il nero, assente in maniera piuttosto sorprendente dalla gamma Pro del 2025, ed è probabilmente la variante che sceglieremmo per chi vuole un telefono il più possibile sobrio.

Il nuovo Silver - colore che abbiamo avuto in prova - cambia leggermente tonalità rispetto alla generazione precedente e sotto la luce diretta del sole si avvicina al bianco. Mentre Glacier dal vivo ci è sembrato molto meno azzurro di quanto suggeriscano le immagini promozionali. A seconda della luce anche questa colorazione cambia: tende verso un grigio freddo e in alcuni momenti sembra quasi argento.

Burgundy è invece il colore che caratterizza maggiormente questa generazione. In italiano lo descriveremmo come un bordeaux scuro, anche se sotto alcune luci acquista una sfumatura che tende verso il marrone. Prende idealmente il posto del Cosmic Orange utilizzato lo scorso anno come proposta più vistosa, ma il risultato è molto meno esibito.

L’arancione dei 17 Pro attirava immediatamente l’occhio. Questo bordeaux mantiene una propria personalità senza imporsi allo stesso modo. Dal vivo ci è piaciuto proprio perché riesce a essere particolare senza trasformare il telefono in un oggetto necessariamente appariscente. Anche il nuovo trattamento del vetro gli dona una profondità diversa a seconda di come viene colpito dalla luce.

Per quanto riguarda la scocca, Apple resta sull’alluminio. Non abbiamo avuto i telefoni abbastanza a lungo per esprimerci seriamente sulla resistenza della finitura nel corso dei mesi, e l’esperienza dello scorso anno - quando alcuni utenti segnalarono abrasioni dopo il lancio della serie 17 - suggerisce di evitare conclusioni premature su questo fronte.

Continuiamo comunque a comprendere chi avrebbe preferito un ritorno al titanio: l’alluminio funziona bene all’interno del progetto termico scelto da Apple, ma dà una sensazione diversa e lascia qualche interrogativo in più sulla capacità delle superfici di rimanere impeccabili dopo un uso molto prolungato. Per ora, sulle nostre unità, non abbiamo riscontrato nulla che ci preoccupi.

Dove i due modelli iniziano davvero a separarsi è nelle dimensioni.

iPhone 18 Pro misura 150 millimetri in altezza e 71,9 millimetri in larghezza; il Pro Max arriva a 163,4 per 78 millimetri. Lo spessore è identico, 8,75 millimetri. È una differenza già nota a chi arriva dalla precedente generazione, perché Apple mantiene i due formati da 6,3 e 6,9 pollici. Sul Pro Max, in particolare, altezza e larghezza coincidono con quelle del modello dello scorso anno: la vera variazione fisica si sente sollevandolo.

iPhone 18 Pro pesa 211 grammi, mentre il Pro Max arriva a 249 grammi.

Il modello più piccolo è aumentato di circa cinque grammi rispetto al 17 Pro; sul Max la crescita è molto più evidente e si percepisce immediatamente. Quei 249 grammi non sono un numero da ignorare. Durante una sessione fotografica lunga, o scrivendo sulla tastiera da sdraiati, a letto, li abbiamo sentiti nel polso e in generale l’utilizzo con una mano richiede una presa più decisa. Anche in tasca il Pro Max ha ormai una presenza considerevole. È il Pro Max più pesante realizzato finora e si avvicina persino al Duo, un telefono che per costruzione appartiene a un’altra categoria.

Il peso racconta anche una scelta progettuale abbastanza chiara. Con iPhone Air, Apple aveva inseguito quasi ossessivamente la riduzione di massa e spessore. I nuovi Pro sembrano accettare la direzione opposta. Una batteria più grande e un sistema di dissipazione molto più esteso hanno evidentemente avuto la precedenza sulla ricerca della leggerezza assoluta. Sul 18 Pro ci sembra un compromesso facile da accettare. Sul Pro Max comincia invece a incidere seriamente sulla comodità.

Alternandoli per una settimana, abbiamo finito per preferire il formato del 18 Pro più spesso di quanto pensassimo. Non perde nulla del linguaggio estetico del Max e conserva lo stesso livello di finitura, ma resta molto più semplice da gestire durante la giornata.

Il Pro Max ha una presenza fisica che può essere piacevole quando si guarda un contenuto o si usa il telefono come strumento di lavoro, però chiede di accettare dimensioni e peso senza mezze misure. È una distinzione che quest’anno conta ancora di più perché Apple non ha riservato al modello grande materiali o caratteristiche fotografiche differenti: dal punto di vista del design, sono davvero due taglie dello stesso iPhone.

Display

iPhone 18 Pro mantiene un pannello Super Retina XDR da 6,3 pollici con risoluzione di 2622 × 1206 pixel. Il Pro Max arriva a 6,9 pollici e 2868 × 1320 pixel.

Sul Pro Max il pannello più grande continua ad avere un vantaggio evidente per la fotografia. Come mirino è più piacevole e aiuta parecchio quando si lavora sui nuovi controlli manuali. Modificare un’immagine o un video su 6,9 pollici è più comodo.

Abbiamo comunque preferito spesso il 6,3 pollici. La differenza di superficie non compensa sempre quella di peso e ingombro, soprattutto per chi non monta video direttamente sul telefono.

Entrambi i display sono OLED con ProMotion e modalità always-on.

Non ci siamo trovati davanti a un salto visivo paragonabile a quello che si nota passando da un pannello mediocre a uno eccellente, perché i 17 Pro erano già a livelli molto alti. Apple ha lavorato in un’area meno appariscente: la coerenza del colore.

Durante uno dei briefing di Cupertino l’azienda ci ha parlato della calibrazione Apple CMF 2026. Dietro questo nome c’è la soluzione di un problema: display costruiti con tecnologie differenti possono misurare teoricamente lo stesso colore e apparire comunque diversi all’occhio umano per via delle rispettive firme spettrali.

Apple ci ha spiegato di aver lavorato su questa tecnica insieme a organismi internazionali di standardizzazione e ad altri produttori. La calibrazione era stata introdotta in primavera sul monitor Studio XDR e ora arriva sugli iPhone 18 Pro.

L’obiettivo è rendere più coerente la percezione quando lo stesso contenuto viene mostrato su un OLED e poi su un display costruito con una tecnologia diversa. Per il normale utilizzo quotidiano non è una funzione che si “vede” come un nuovo livello di luminosità. Diventa più interessante per chi lavora sulle immagini e passa continuamente dal telefono a un monitor esterno.

Ma ora passiamo alla modifica che si percepisce immediatamente: è nella parte alta del pannello.

Come cambia la Dynamic Island

La Dynamic Island è più piccola. E dietro a una riduzione che dall’esterno potrebbe sembrare una semplice scelta estetica c’è una delle dimostrazioni tecniche più interessanti che abbiamo visto a Cupertino.

Apple ci ha mostrato il display di iPhone 18 Pro Max sotto ingrandimento. Nella zona che copre una parte dell’hardware TrueDepth il pattern dei pixel cambia rispetto all’area normale del pannello. La ragione è legata al funzionamento di Face ID.

Il sistema utilizza luce infrarossa, invisibile all’occhio umano. Un pannello OLED tradizionale tende però ad assorbirne o rifletterne una parte perché fra il sensore e il volto si trovano strati metallici e transistor.

Apple ha quindi creato una regione specifica nella quale i pixel sono disposti in modo da lasciare attraversare meglio la radiazione infrarossa. Non si tratta di un “buco” trasparente nel display: quella zona deve continuare a mostrare normalmente immagini e interfaccia.

La soluzione comporta un compromesso. Nel briefing ci hanno spiegato che nella regione modificata c’è una densità differente di pixel. Per mantenere la luminanza percepita coerente con il resto dello schermo, quelli presenti lavorano con una luminosità maggiore. A occhio nudo l’area deve apparire indistinguibile. Al microscopio, invece, la differenza nel pattern è evidente.

Abbiamo potuto osservarla direttamente ed è proprio questo dettaglio a far apprezzare il lavoro più della semplice riduzione della Dynamic Island. Guardando il telefono normalmente, il confine fra la regione modificata e il resto del pannello è praticamente invisibile.

Il vantaggio è che una parte del sistema TrueDepth può lavorare sotto il display. L’hardware visibile occupa meno superficie e iOS non ha più bisogno di costruire graficamente un’isola nera altrettanto larga.

La Dynamic Island diventa così più software e meno hardware.

È una distinzione interessante perché, fino alla scorsa generazione, la sua dimensione minima era condizionata da ciò che doveva fisicamente nascondere. Ora l’interfaccia ha maggiore libertà. Può rimanere più discreta quando non succede nulla e allargarsi quando deve mostrare un’attività.

Apple usa parte dello spazio recuperato per arrivare fino a tre Live Activities simultanee. Durante il briefing ci è stato mostrato un esempio con un volo monitorato tramite Flighty, musica in riproduzione e un timer. Tutte e tre le attività rimangono raggiungibili e il sistema può portare automaticamente in primo piano quella che considera più pertinente in un determinato momento.

È tecnicamente interessante. Nella vita normale, però, tre Live Activities contemporanee continueranno a essere un caso relativamente raro. Due sono molto più realistiche: navigazione e musica, oppure un timer mentre si ascolta qualcosa.

Per noi il beneficio principale sta quindinel fatto che l’isola occupa meno display per la maggior parte del tempo e che iOS ha più margine per modificarne la forma quando serve.

Processore e sistema operativo

Il nuovo processore A20 Pro è uno dei cambiamenti che sulla carta sembrano tradizionali e nell’architettura interna lo sono molto meno.

Il chip è realizzato a 2 nanometri. Apple parla di incrementi che possono arrivare al 20% per la CPU, mentre per la GPU il miglioramento dichiarato arriva fino al 40% in determinati carichi. La nuova architettura dedicata alle elaborazioni di intelligenza artificiale dispone inoltre di una capacità indicata come circa doppia rispetto all’A19 Pro.

Non abbiamo intenzione di trasformare queste percentuali in risultati della nostra recensione.

Una settimana di utilizzo normale non sostituisce un set di benchmark eseguiti in condizioni ripetibili e un 17 Pro era già abbastanza veloce da rendere quasi irrilevante il tempo necessario ad aprire la maggior parte delle applicazioni.

Nell’uso quotidiano 18 Pro e 18 Pro Max sono velocissimi. Sarebbe stato sorprendente il contrario.

La parte più interessante emerge quando si guarda alla durata del carico.

Apple sembra avere progettato l’intero sistema attorno all’idea che un processore potente serva poco se, dopo alcuni minuti, il calore costringe il telefono a ridurne drasticamente le prestazioni.

L’A20 Pro adotta anche un package differente. A Cupertino ci è stato mostrato come silicio e memoria siano stati disposti fianco a fianco invece di essere impilati come in una soluzione più tradizionale. L’impostazione è stata descritta come derivata da quella utilizzata sui chip della serie M.

Questo permette di avvicinare fisicamente il SoC al percorso che porta il calore verso il sistema di dissipazione.

iOS 27 completa il quadro. Le nuove funzioni legate all’intelligenza artificiale aumentano il numero di attività che possono essere elaborate direttamente sul dispositivo. Da un lato c’è un vantaggio in termini di velocità e gestione dei dati. Dall’altro aumenta il carico sull’hardware.

La relazione fra A20 Pro e iOS 27 ci sembra quindi più interessante del semplice passaggio da una generazione di processore alla successiva. Apple sta costruendo un telefono che deve reggere più calcolo locale senza trasformare ogni elaborazione complessa in un evento termico.

Tutte le funzioni di IA che abbiamo utilizzato, dalla scrittura del testo alle più complesse modifiche di immagini attraverso gli strumenti della fotocamera, o via Image Playground, non hanno mai scaldato il telefono.

Sui modelli destinati all’Italia troviamo inoltre il modem Apple C2, con delle distinzioni. Il 18 Pro usa C2 in tutti i mercati. Il Pro Max lo utilizza fuori dagli Stati Uniti, mentre le unità statunitensi del modello grande adottano un modem Qualcomm. Per l’acquirente italiano, dunque, i due modelli sono allineati anche su questo fronte.

iOS 27 cambia ancora Liquid Glass

Chi acquisterà iPhone 18 Pro o 18 Pro Max si troverà direttamente davanti anche alla nuova evoluzione dell’interfaccia di iOS 27.

Apple non ha abbandonato Liquid Glass, il linguaggio grafico introdotto lo scorso anno, ma ne ha corretto alcuni degli aspetti che avevano diviso maggiormente gli utenti.

La trasparenza molto marcata di alcuni pannelli poteva rendere meno immediata la lettura quando sotto c’erano immagini o contenuti complessi. Con iOS 27 il sistema diffonde maggiormente ciò che si trova alle spalle degli elementi dell’interfaccia, creando una separazione più netta.

Anche le icone delle app sono state ritoccate: ci sono sembrate più definite e il trattamento del vetro appare meno fine a sé stesso rispetto alle prime versioni di iOS 26.

La modifica che abbiamo apprezzato maggiormente, però, riguarda la libertà lasciata all’utente.

Con iOS 27 Liquid Glass non ha più un livello di trasparenza sostanzialmente imposto: nelle impostazioni compare un cursore che permette di passare da un aspetto molto trasparente a uno più opaco.

Apple aveva già iniziato a correggere il tiro con iOS 26.1, introducendo la scelta fra trasparente e opaco dopo le critiche sulla leggibilità. Quest’anno trasforma quella soluzione binaria in una regolazione molto più granulare. È una concessione intelligente, perché Liquid Glass conserva la propria identità senza obbligare tutti ad apprezzarne la versione più trasparente.

Sui nostri iPhone 18 Pro ci siamo trovati meglio riducendola leggermente: rimane quella sensazione di profondità che distingue l’interfaccia più recente di Apple, ma testi e controlli risultano meno condizionati da ciò che passa sotto.

Prestazioni

La parte sulle prestazioni merita quasi di essere separata da quella sul processore, perché uno dei cambiamenti più estesi di questa generazione non riguarda il silicio in senso stretto.

A Cupertino ci è stato mostrato il sistema termico pezzo per pezzo. La società era già intervenuta in modo importante con il 17 Pro, introducendo una camera di vapore. Dodici mesi dopo ha ricominciato quasi da capo.

Il chip è ora collocato in modo da avere un percorso termico più diretto. Fra A20 Pro e camera di vapore viene utilizzato un materiale composto da una schiuma molto morbida rivestita con elementi ad alta conduttività, compresa la grafite. Serve a trasferire il calore verso la struttura centrale in modo più efficiente.

Il cambiamento maggiore è proprio questo.

Sul 17 Pro la camera di vapore era integrata all’interno del telaio centrale. Nel 18 Pro, ci è stato spiegato, è il telaio stesso a svolgere quella funzione. Non è più soltanto una parte inserita dentro la struttura: diventa contemporaneamente componente portante e parte del sistema di dissipazione.

La superficie disponibile per il vapore è circa tre volte quella dello scorso anno. All’interno scorre acqua deionizzata che passa attraverso una struttura capillare. Il principio rimane quello di ogni vapor chamber: il liquido assorbe calore, cambia stato e lo redistribuisce su un’area più ampia prima di condensare nuovamente.

Apple ha aggiunto anche una piastra in rame nano-gemellato sul retro del display. Il suo compito è aiutare a diffondere ulteriormente il calore avvicinandosi alle superfici esterne.

Durante la dimostrazione abbiamo visto tre generazioni di iPhone riprese con una termocamera durante un carico di gioco. Il filmato originale durava trenta minuti ed era stato accelerato. Sul modello più vecchio il calore rimaneva concentrato in una zona relativamente ristretta. Il 17 Pro lo distribuiva meglio. Sul 18 Pro la superficie calda diventava molto più ampia e uniforme.

Può sembrare controintuitivo: una parte più estesa del telefono si scalda. Dal punto di vista termico è esattamente ciò che si vuole ottenere. Distribuendo l’energia su una superficie maggiore si riducono i picchi localizzati che costringono il processore a rallentare.

Apple dichiara un ulteriore incremento del 40% nelle prestazioni sostenute rispetto al 17 Pro. L’azienda sostiene che, sommando il guadagno già ottenuto lo scorso anno, il nuovo modello arrivi quasi al doppio della capacità sostenuta del 16 Pro. Sono numeri del produttore e li prendiamo come tali.

Nella nostra settimana abbiamo trovato il telefono molto controllato sotto carico. Diventa più caldo durante le lunghe registrazioni video, naturalmente. Non potrebbe essere altrimenti. Ci è però sembrato meno incline a creare un punto di calore molto marcato.

In definitiva ci siamo ritrovati a pensare che la camera di vapore possa essere uno degli aggiornamenti più importanti della nuova generazione, anche se nessuno probabilmente comprerà un iPhone guardando la forma di un dissipatore nascosto dentro la scocca.

Fotocamere

La fotocamera principale è invece una novità che si capisce anche guardando dentro l’obiettivo.

iPhone 18 Pro e Pro Max utilizzano lo stesso sistema Pro Fusion. Ci sono una principale da 48 megapixel, una ultra-grandangolare da 48 e un teleobiettivo Fusion anch’esso da 48 megapixel. Quest’anno non esiste quindi alcun vantaggio fotografico scegliendo il Max.

La fotocamera frontale da 18 maegapixel resta una sicurezza per chi scatta abitualmente selfie: le immagini sono ricche di dettagli e i volti corrispondo all’anteprima che appare sul display prima dello scatto: non va dato per scontato. C’è sempre la comoda possibilità, inoltre, di applicare la modalità ritratto in seguito a uno scatto, ottenendo un discreto effeto bokeh. Si può anche scegliere quanto sfocare lo sfondo.

La novità decisiva, però, si trova sulla principale.

Per la prima volta su iPhone Apple utilizza un’apertura meccanica variabile. Nell’app Fotocamera si possono scegliere quattro valori: f/1.48, f/1.8, f/2.8 e f/4.0. La regolazione avviene attraverso un piccolo diaframma a sei lamelle.

Queste lamelle sono sottilissime, secondo Apple meno di un capello umano. È un dettaglio quasi affascinante proprio perché arriva in un dispositivo nel quale siamo ormai abituati a pensare a qualsiasi miglioramento fotografico come a una nuova elaborazione software.

L’app lascia il diaframma su Auto per impostazione predefinita. Chi non vuole conoscere la differenza fra f/1.48 e f/4 può continuare a utilizzare il telefono come qualsiasi iPhone precedente.

Ternus ci ha descritto proprio questa doppia natura: “Il fotografo amatoriale non deve pensarci, funziona e basta. I professionisti possono invece entrare nei controlli Pro e fare cose che prima non potevano fare”.

In automatico la fotocamera tende ad aprire il diaframma quando la luce diminuisce. Davanti a una scena con più soggetti su piani diversi può chiuderlo per aumentare la profondità di campo.

Durante la settimana siamo usciti dalle condizioni perfettamente controllate delle dimostrazioni e abbiamo provato le diverse aperture all’aperto. Il cambiamento promesso da Apple c’è.

A f/1.48 la fotocamera lascia entrare più luce e, quando soggetto e sfondo sono sufficientemente separati, la profondità di campo diventa più ridotta. Lo sfondo si ammorbidisce in maniera ottica, prima che entrino in gioco eventuali simulazioni della modalità Ritratto.

Passando verso f/4 entra meno luce e aumenta la porzione della scena percepita come nitida. Se si fotografa una persona con elementi collocati dietro, questi ultimi rimangono più leggibili.

La differenza non è sempre spettacolare. Dipende moltissimo dalla distanza del soggetto e dal rapporto con lo sfondo. In alcune fotografie f/1.48 e f/4 producono risultati immediatamente distinguibili. In altre bisogna affiancare gli scatti e guardarli con attenzione.

È un limite fisico difficile da superare. Il sensore di un telefono rimane molto più piccolo rispetto a quello utilizzato da una reflex o da una mirrorless full frame. Non basta scrivere f/1.48 sull’interfaccia per ottenere la stessa profondità di campo di un grande sistema fotografico.

Ci sembra comunque che l’iPhone 18 Pro si avvicini più di prima al processo creativo di una fotocamera tradizionale.

Con un iPhone precedente si poteva già ottenere un ottimo ritratto premendo il pulsante e lasciando che il software riconoscesse la persona. La modalità Ritratto continua a funzionare e continua a creare automaticamente il bokeh quando serve. L’apertura fisica aggiunge la possibilità di ragionare prima dello scatto.

Abbiamo trovato f/1.48 interessante anche con luce scarsa. Rispetto all’apertura della generazione precedente, che nei materiali di confronto viene indicata intorno a f/1.78, il nuovo valore permette di raccogliere più luce senza ricorrere immediatamente a un aumento della sensibilità o a tempi più lunghi.

Nelle nostre prime fotografie serali abbiamo visto un vantaggio nei dettagli in alcune scene. Non lo trasformeremmo però in una regola universale dopo sette giorni.

Chiudendo il diaframma verso f/4 succede poi qualcosa di molto visibile quando nell’inquadratura compaiono sorgenti luminose puntiformi. Le sei lamelle generano stelle più definite. Può piacere oppure no. Il vantaggio è che adesso dipende anche da una scelta del fotografo: aprendo nuovamente il diaframma l’effetto diminuisce.

L’apertura variabile, per ora, ci ha convinto più di quanto pensassimo.

Negli ultimi anni la fotografia mobile si è spostata sempre più verso il calcolo computazionale. Il telefono cattura informazioni da più fotogrammi e decide autonomamente come combinarle. Corregge le luci e ricostruisce porzioni del dettaglio. Il risultato può essere eccellente, ma l’utente finisce spesso per delegare il linguaggio stesso dell’immagine al software.

Apple non sta certo tornando alla fotografia analogica. L’iPhone continua a fare una quantità enorme di elaborazione. Con i 18 Pro, però, aggiunge una strada diversa e per noi piacevolmente controcorrente: mette di nuovo una parte della decisione nelle mani di chi fotografa.

I nuovi Pro Controls cambiano l’app Fotocamera

Il diaframma non arriva da solo.

Apple ha ridisegnato la parte professionale dell’app Fotocamera e i nuovi controlli possono essere personalizzati. Si possono scegliere quelli da lasciare sempre accessibili nella parte superiore dell’interfaccia, evitando di riempire lo schermo di strumenti che non si utilizzano.

Oltre all’apertura si può intervenire sul tempo di scatto. È possibile impostare manualmente il bilanciamento del bianco e utilizzare un istogramma per controllare l’esposizione.

Il focus peaking è una delle aggiunte che abbiamo apprezzato maggiormente. Evidenzia le aree che risultano a fuoco e rende la messa a fuoco manuale molto meno approssimativa.

L’app Fotocamera di Apple è stata per anni l’esempio più estremo della filosofia “point and shoot”. Si estrae l’iPhone, si inquadra e si preme un pulsante. L’azienda non abbandona questo comportamento, che rimane quello predefinito. Aggiunge però un secondo livello per chi sa già cosa vuole ottenere.

Ci sembra un cambiamento importante nell’identità dell’iPhone Pro. Anche se non è completamente riuscito.

I colleghi più esperti di fotografia, a Cupertino, ci hanno fatto notare che manca ancora un controllo manuale della sensibilità ISO. Per chi arriva da una macchina fotografica e ragiona in termini di rapporto fra apertura, tempo e sensibilità, ci hanno detto, è un’assenza difficile da digerire.

Sul Pro Max c’è infine una questione ergonomica. Modificare rapidamente i parametri con una mano non è sempre naturale su un telefono così grande. La possibilità di personalizzare i pulsanti aiuta molto e, una volta sistemata l’interfaccia in base alle nostre abitudini, ci siamo trovati meglio.

Una cosa importante: Apple permetterà anche alle app di terze parti di accedere all’apertura. L’app Fotocamera propone quattro posizioni prestabilite, mentre attraverso le API gli sviluppatori possono teoricamente lavorare anche su valori intermedi.

È un dettaglio che rende l’hardware più interessante. Evita che un diaframma fisicamente variabile venga trattato come se avesse soltanto quattro stati perché l’interfaccia Apple ha deciso così.

Stili e video

Anche gli Stili fotografici sono diventati più granulari. E non sono semplici filtri: il sistema analizza semanticamente la fotografia e applica gli interventi in maniera diversa sul volto o sullo sfondo.

Fra le nuove regolazioni c’è un’opzione che interviene sulla resa della pelle. Un’altra aggiunge grana per avvicinarsi a una fotografia su pellicola. L’intensità può essere sempre regolata.

Abbiamo apprezzato soprattutto la possibilità di intervenire senza rendere obbligatorio l’effetto. Una grana leggera funziona bene su alcuni scatti. Spinta troppo, diventa immediatamente artificiosa.

Gli Stili possono essere decisi prima di fotografare oppure modificati in seguito. Questo rende l’esperienza meno definitiva al momento dello scatto e permette di sperimentare con maggiore tranquillità.

Sul video Apple mantiene il 4K a 60 fps come una delle modalità di riferimento e permette di applicare effetti Cinematic anche successivamente alla registrazione. Ci piace perché separa il momento della ripresa dalla decisione estetica. Si può concentrare l’attenzione sulla scena e lavorare in seguito sull’effetto.

Ci è sembrato che le riprese video migliorino anche in condizioni di luce scarsa. Dopo una settimana abbiamo visto una resa molto solida, ma preferiamo non formulare una sentenza definitiva sulle differenze rispetto al 17 Pro senza un confronto sistematico più lungo.

Il focus tracking è più interessante nell’uso immediato. Il telefono segue meglio soggetti che si muovono rapidamente all’interno dell’inquadratura. Nella fotografia sportiva o con animali può essere molto più utile di una modifica cromatica che si nota solo affiancando due immagini.

Funzioni IA

L’intelligenza artificiale rimane naturalmente una parte importante di iOS 27, anche se sui nuovi Pro ci è sembrato interessante il modo in cui Apple prova a farla convivere con controlli fotografici più tradizionali.

Tra le nuove possibilità sull’immagine c’è l’espansione del contesto. Dopo lo scatto si può allargare l’inquadratura oltre i confini originali e lasciare che il sistema ricostruisca ciò che manca. Può essere utile quando una fotografia è stata tagliata troppo stretta oppure quando serve recuperare più spazio intorno al soggetto.

È possibile intervenire anche sulla prospettiva dopo aver catturato la foto. Si può correggere la composizione con una libertà che va oltre il classico raddrizzamento.

Cambio di prospettiva - con conseguente ricostruzione dello sfondo - attraverso le funzioni IA di iOS27
Cambio di prospettiva - con conseguente ricostruzione dello sfondo - attraverso le funzioni IA di iOS27 

Sono strumenti potenti, ma pongono un problema concettuale molto interessante proprio su questo telefono. Con l’apertura variabile Apple dà maggiore responsabilità al fotografo prima dello scatto. Con l’IA permette di cambiare molto di più dopo.

Abbiamo apprezzato che nessuna delle due strade annulli l’altra.

Chi vuole continuare a fotografare affidandosi quasi completamente all’iPhone può farlo. Chi preferisce scegliere diaframma o tempo ha più libertà. Successivamente si può utilizzare l’elaborazione generativa soltanto quando serve.

È una filosofia che ci convince più dell’idea di trasformare automaticamente qualsiasi fotografia in ciò che un algoritmo considera “migliore”.

L’A20 Pro dovrebbe inoltre rendere più rapida una parte crescente di queste operazioni. Il raddoppio dichiarato nella capacità dedicata all’IA non è qualcosa che si percepisce aprendo l’app Foto una volta. Il suo valore emergerà soprattutto con funzioni che verranno utilizzate in modo più intenso durante il ciclo di vita del telefono.

Ed è uno dei motivi per cui consideriamo questi dispositivi molto più orientati al futuro di quanto faccia pensare il design quasi immutato.

Image Playground cambia volto e scopre il fotorealismo

Con iOS 27 cambia parecchio anche Image Playground, e qui la differenza rispetto alla versione precedente ci è sembrata evidente già al primo avvio.

Apple ha ridisegnato l’app rendendola più essenziale e molto più coerente con il linguaggio di Liquid Glass: i controlli occupano meno spazio visivo, le superfici sono più morbide e l’interfaccia sembra finalmente appartenere allo stesso sistema operativo che la circonda. Ci è piaciuta soprattutto questa maggiore pulizia, perché la vecchia versione aveva ancora qualcosa dell’esperimento separato dal resto di iOS.

Il cambiamento più interessante, però, avviene sotto quella nuova veste grafica. Image Playground può ora produrre immagini fotorealistiche partendo da un prompt testuale, appoggiandosi per le elaborazioni più avanzate a Private Cloud Compute, e permette anche di modificare un’immagine descrivendo a parole ciò che si vuole cambiare.

Si possono selezionare parti della scena per spostarle o ridimensionarle e scegliere rapporti d’aspetto diversi, con la possibilità di usare poi il risultato come sfondo o Poster di contatto.

È una direzione che ci ha colpito perché Apple, fino a poco tempo fa, era rimasta molto più prudente sulla generazione di immagini realistiche, un terreno che può facilmente diventare problematico proprio quando il risultato comincia a essere difficile da distinguere da una fotografia scattata davvero.

La differenza fra le due generazioni di Image Playground ci è risultata evidente anche con una prova volutamente semplice: su un iPhone 17 Pro Max con iOS 26 abbiamo chiesto di immaginare una navicella Lego sopra l’Empire State Building e il sistema ha rifiutato la richiesta, considerandola non appropriata. Ripetendo lo stesso prompt su iPhone 18 Pro Max con iOS 27, Image Playground ha generato l’immagine senza esitazioni.

La natura sintetica della scena resta intuibile proprio perché il soggetto è improbabile, ma il livello di realismo ci ha sorpreso: la costruzione Lego ha materiali e proporzioni convincenti, mentre l’Empire State Building mantiene una resa sufficientemente credibile da far capire quanto Apple abbia ampliato il raggio d’azione dello strumento.

Image Playground, lo ricordiamo, non è una funzione esclusiva degli iPhone 18 Pro, perché fa parte di iOS 27 e di Apple Intelligence sui modelli compatibili. Sui nuovi Pro, però, arriva preinstallato dentro un sistema che appare più coerente graficamente e molto più ambizioso sul fronte della generazione visiva.

Se la fotocamera è la novità più interessante dal punto di vista tecnologico, la batteria è quella che potrebbe incidere di più ogni giorno.

Apple dichiara fino a 36 ore di riproduzione video per iPhone 18 Pro. Il 17 Pro si fermava a 33. Il Pro Max arriva a 45 ore rispetto alle 39 del predecessore.

La distanza fra i due formati sale quindi a nove ore nella metrica di riproduzione video. L’anno scorso era di sei.

Anche nello streaming rimane un vantaggio netto: 33 ore per il Pro contro 40 sul Pro Max.

Le etichette energetiche europee indicano 4.056 mAh per iPhone 18 Pro e 5.391 mAh per il Pro Max nelle versioni con vano SIM. Apple ci ha spiegato che ha osservato un mix di attività della propria base utenti e lo ha utilizzato per costruire una stima dell’autonomia dei nuovi iPhone che includa anche operazioni più pesanti.

Il risultato dichiarato è fino a 24 ore di utilizzo tipico per iPhone 18 Pro. Sul Pro Max si sale a 30.

Apple ci ha detto anche che il 18 Pro dovrebbe offrire un’autonomia vicina a quella del 17 Pro Max dello scorso anno. È un’informazione che, se confermata nel lungo periodo, rende il modello più piccolo molto più interessante di quanto fosse prima per chi non vuole portarsi dietro un telefono enorme.

Nella nostra settimana il Pro Max ha effettivamente mostrato un’autonomia notevole. Nelle giornate meno pesanti è difficile metterlo seriamente in difficoltà. Quando si registra molto video o si usa spesso la fotocamera, la batteria più generosa è ancora più apprezzabile.

Chi lavora lontano da una presa capirà immediatamente il vantaggio.

Allo stesso tempo, non siamo completamente convinti che ogni utente Pro Max avesse davvero bisogno di tutta questa batteria se il prezzo da pagare sono 249 grammi.

Per un professionista che gira video per molte ore, per esempio, non è insolito utilizzare comunque una batteria esterna o un sistema di alimentazione dedicato. In quel caso una parte del vantaggio del Max perde peso, mentre il suo peso fisico resta.

Ci siamo trovati bene con l’autonomia del modello piccolo e molto bene con quella del Max. Fra i due, però, il 18 Pro è il telefono che ci sembra guadagnare di più in equilibrio rispetto allo scorso anno.

iPhone 18 Pro o iPhone 18 Pro Max: cosa cambia davvero

Apple quest’anno rende la scelta più semplice perché non lega il miglior sistema fotografico al modello più grande.

La fotocamera è identica. Lo sono A20 Pro e i nuovi Pro Controls. Entrambi possono arrivare fino a 2 TB di archiviazione e la capacità massima è disponibile per la prima volta anche sul Pro standard. Entrambi usano il modem C2 nel mercato italiano.

Cambiano soprattutto dimensioni e autonomia.

iPhone 18 Pro ha un display da 6,3 pollici e pesa 211 grammi. Il Max sale a 6,9 pollici e arriva a 249 grammi.

È una differenza importante perché non riguarda soltanto la comodità in tasca. Un telefono destinato a essere utilizzato molto come fotocamera viene tenuto in mano a lungo. Quasi quaranta grammi di differenza finiscono per farsi sentire.

Sul modello grande il mirino è più piacevole. Modificare le foto è più semplice e un video occupa una superficie maggiore. Se si utilizza l’iPhone come piccolo strumento di produzione, lo spazio in più è utile.

Il Pro normale ha però un vantaggio ergonomico evidente e non chiede di rinunciare alla funzione che definisce questa generazione, cioè il diaframma variabile.

La batteria è la ragione che può davvero spostare la scelta verso il Max.

Il guadagno di nove ore nella riproduzione video dichiarata rispetto al Pro è considerevole. Diventa ancora più significativo sapendo che il modello grande ha guadagnato sei ore rispetto al 17 Pro Max, mentre il Pro ne guadagna tre rispetto al proprio predecessore.

Chi viaggia molto o lavora sul campo potrebbe accettare i 249 grammi senza pensarci troppo.

Noi sceglieremmo il 18 Pro Max perché lavoriamo molto in movimento e scrivere su una tastiera più ampia, anche solo di qualche pixel, può fare la differenza, ma in moltissimi casi la scelta ideale potrebbe essere il 18 Pro. È quello che conserva quasi tutte le novità più interessanti di questa generazione e lo fa in un corpo meno faticoso. E a un prezzo ovviamente più basso.

Il Max diventa più convincente quando l’autonomia viene messa davanti a qualsiasi altra considerazione.

Quest’anno almeno non bisogna scegliere il telefono enorme soltanto per ottenere una lente migliore. È un cambiamento che apprezziamo.

Prezzi e disponibilità in Italia

iPhone 18 Pro e Pro Max sono disponibili in Black, Silver, Glacier e Burgundy.

La nuova tinta bordeaux è quella che probabilmente vedremo di più nelle campagne della generazione, ma il ritorno del nero potrebbe avere un peso commerciale persino maggiore. Lo scorso anno la sua assenza aveva lasciato senza una vera opzione scura chi non voleva né il blu né il vistoso Cosmic Orange.

Entrambi i telefoni partono da 256 GB e sono disponibili negli stessi quattro tagli di memoria. La novità interessante è la presenza della configurazione da 2 TB anche sul Pro più piccolo.

iPhone 18 Pro 256 GB parte da 1.489 euro, iPhone 18 Pro Max 256 GB invece da 1.639 euro.

Sono 150 euro in più per ciascun modello rispetto agli equivalenti iPhone 17 Pro e 17 Pro Max da 256 GB dello scorso anno.

L’aumento pesa perché questa è una generazione nella quale l’esterno cambia pochissimo. Apple può giustificarlo indicando A20 Pro, la batteria e il sistema fotografico più complesso. Per il cliente che entra in negozio e vede accanto un 17 Pro, però, 150 euro restano 150 euro.

E i prezzi aumentano rapidamente scegliendo più memoria. I sovrapprezzi dei tagli da 1 e 2 TB sono diventati sensibilmente più impegnativi rispetto al passato.

I preordini sono già aperti. La disponibilità negli Apple Store fisici e presso gli altri distributori italiani è prevista dal 18 settembre.

Chi fosse disposto a spendere molto di più può guardare all’iPhone Duo, ma è un’altra categoria di prodotto. Il pieghevole arriverà ufficialmente in Italia il 23 ottobre e per acquistarlo bisognerà avvicinarsi ai 2.300 euro. Il Duo non può essere considerato come una versione superiore del Pro Max. Cambia il design e cambia il modo in cui si utilizza il dispositivo. I 18 Pro sono ancora gli iPhone tradizionali più completi. Il Duo serve a chi vuole sperimentare un formato completamente diverso, più utile al multitasking, allo streaming video e al gaming.

Conclusioni

Dopo una settimana iPhone 18 Pro e Pro Max ci sembrano molto più interessanti di quanto ci fossero sembrati nei primi minuti dopo la presentazione.

Il design continua a essere il loro limite percettivo. Se si possiede già un 17 Pro, prendere in mano un 18 Pro non produce quasi alcun senso di novità. Forma e dimensioni sono troppo vicine per farlo. Anche i materiali vengono raffinati più che trasformati.

Poi si comincia a fotografare.

L’apertura variabile è il cambiamento che ci ha convinto di più perché non si limita a migliorare automaticamente un risultato già deciso dal software. Aggiunge una scelta. Si può lasciare che l’iPhone faccia tutto oppure intervenire direttamente su come la luce raggiunge il sensore.

Non sempre la differenza fra f/1.48 e f/4 è enorme. In determinate scene può essere molto evidente, in altre meno. È proprio questa variabilità a ricordarci che stiamo lavorando con un sistema ottico e non con un filtro.

I Pro Controls completano bene il cambiamento, anche se l’assenza del controllo ISO e il limite di un secondo sul tempo manuale ci sembrano contraddizioni in un telefono che vuole parlare sempre più apertamente ai fotografi.

Il lavoro sulla dissipazione ci ha convinto più per la progettazione che per un vantaggio immediatamente quantificabile. Vedere a Cupertino il telaio trasformato in una grande camera di vapore e osservare con la termocamera come il calore venga distribuito su quasi tutta la superficie aiuta a capire perché Apple abbia accettato di aumentare ancora il peso.

La batteria rende questa scelta ancora più evidente.

Sul Pro Max l’autonomia è eccellente, ma i 249 grammi sono diventati una parte inevitabile della valutazione. Non pensiamo che il Max sia automaticamente il modello migliore soltanto perché dura di più. Per chi passa molte ore lontano dalla presa può essere quello giusto. Per tutti gli altri il 18 Pro è, a nostro avviso, il prodotto più riuscito della coppia.

Il modello piccolo ha quasi tutte le stesse capacità, una batteria migliorata e un formato che dopo una settimana abbiamo continuato a preferire. La possibilità di arrivare a 2 TB senza passare al Max rende inoltre meno artificiale la distinzione fra i due.

Resta il prezzo.

Pagare 1.489 euro per il 18 Pro base e 1.639 per il Pro Max significa accettare un aumento di 150 euro rispetto agli equivalenti del 2025. È una cifra che rende l’upgrade da un 17 Pro difficile da consigliare in maniera generalizzata.

Chi possiede la generazione precedente dovrebbe avere una ragione precisa. Un fotografo che desidera davvero l’apertura variabile e i nuovi controlli la possiede. Lo stesso vale per chi lavora molto in mobilità e vuole l’autonomia del Max.

Per chi utilizza l’iPhone in modo più convenzionale, il 17 Pro rimane molto vicino.

Arrivando da un modello più vecchio il giudizio cambia. I 18 Pro sono telefoni maturissimi e con pochissimi compromessi nell’esperienza quotidiana. L’A20 Pro dovrebbe dare loro molto margine nel tempo, mentre la nuova dissipazione è stata progettata pensando proprio ai carichi che iOS richiederà nei prossimi anni.

Il fatto che non siano telefoni “diversi” non è necessariamente un difetto. Sono familiari perché Apple ha deciso di non cambiare una forma che funziona, e quest’anno aveva già un prodotto - il Duo - incaricato di occupare il territorio della sperimentazione.

Potrebbero anche essere telefoni di passaggio verso il ventesimo anniversario dell’iPhone. Non sappiamo se il 2027 porterà davvero quella grande trasformazione che la ricorrenza lascia immaginare. Chi cambia dispositivo raramente non dovrebbe rimandare un acquisto concreto per una supposizione. Chi invece possiede già un 17 Pro può permettersi di aspettare di più.

Quello che rimane dopo questa prima settimana è un giudizio molto positivo, perché siamo di fronte a iPhone più costosi, sì, ma anche più evoluti e maturi. Sono una sicurezza. iPhone 18 Pro è probabilmente il più equilibrato. Il Pro Max è quello che migliora di più nell’autonomia, ma è anche quello che rende più evidente il costo fisico di questa evoluzione.

La fotocamera, invece, è il motivo per cui ricorderemo questa generazione. In un momento in cui gli smartphone sembrano voler risolvere ogni fotografia dopo lo scatto, Apple ha scelto anche di rimettere un piccolo diaframma meccanico davanti al sensore e restituire una parte del controllo a chi tiene il telefono in mano. Ci è sembrata una direzione molto più interessante dell’ennesimo cambiamento puramente estetico.

La grande assente in Europa: Siri AI

L’unico limite da considerare, acquistando iPhone 18 Pro o Pro Max in Italia, non riguarda l’hardware.

Siri AI, la nuova versione dell’assistente basata sui modelli generativi, al momento non è disponibile sugli iPhone nell’Unione Europea. Apple attribuisce il rinvio al confronto con la Commissione europea sull’applicazione del Digital Markets Act e ha dichiarato di voler continuare a lavorare con i regolatori per portare il servizio anche da noi. Al momento, però, non esiste una data.

Non possiamo quindi escludere che la situazione si sblocchi nei prossimi mesi o nel corso del 2027, ma qualsiasi finestra temporale sarebbe oggi una supposizione. La limitazione riguarda iOS e iPadOS e, di riflesso, watchOS, perché Siri AI su Apple Watch richiede un iPhone compatibile. Nell’Unione Europea il nuovo assistente è invece previsto su macOS 27 e visionOS 27.

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