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Isabelle Huppert ha un'idea molto chiara della cancel culture

August 23, 2026

Prima donna presidente da luglio della celebre Cinémathèque française, Isabelle Huppert ha detto la sua sui temi molto delicati del #MeToo e della cancel culture che hanno creato recentemente forti polemiche in quell'istituzione.

Dall'inizio dello scorso luglio una prestigiosa istituzione come la Cinémathèque française ha, per la prima volta, una donna come presidente, dopo la fine del mandato del regista 93enne Costa Gavras. Si tratta di Isabelle Huppert, una delle grandi attrici e celebrità del cinema transalpino nel mondo. Una leggenda vivente che, a 73 anni, ha detto la sua in maniera molto chiara sulla cosiddetta "cancel culture".

Scelta dal consiglio d'amministrazione dell'istituzione parigina per un mandato di tre anni, ha all'attivo una filmografia di 150 ruoli per il cinema, e ora la responsabilità di vegliare sul tempio del cinema, fondato nel 1936 da Henri Langlois, che conserva 50.000 film e quasi un milione di documenti legati al cinema. Considerate le polemiche nei mesi e anni scorsi sulla scelta delle opere e dei registi da proiettare alla cineteca, dal sempre discusso L'ultimo tango a Parigi di Bertolucci ai film di autori accusati o condannati per violenza sessuale o altri reati, Huppert ha risposto alle domande sull'argomento #MeToo rivolte dal settimanale Paris Match.

Ha dichiarato, "la Cinémathèque è un’istituzione esemplare, deve avere risonanza a livello internazionale, presentare le cinematografie di tutto il mondo e attirare un pubblico nuovo. La sua missione è quella di mantenere vivo il patrimonio culturale, essere al passo con il presente e quindi sempre attenta ad attirare gli spettatori più giovani», ha dichiarato. "L’obiettivo è preservare le opere, che sono beni culturali". Aggiunge di essere perfettamente consapevole che "in determinate circostanze, i film siano offuscati dalla storia che li accompagna", il che non significa che d’ora in poi debbano essere nascosti al pubblico. "Sono anche opere collettive, e aarebbe come una punizione collettiva. Ognuno è libero di vederli o di non vederli. È solo opportuno ricordare alcuni fatti, non ignorarli. Si legge Céline... o no?".

Nell'intervista al settimanale ha anche detto di non rinnegare nessuno dei registi con cui ha lavorato in passato, compreso Benoît Jacquot, con cui ha lavorato sette volte, fino al 2022, ovvero due anni prima che il regista settantanovenne fosse oggetto di gravi accuse. Diverse attrici, infatti, tra cui Isild Le Besco e Judith Godrèche, l'hanno accusato di molestie sessuali, violenze psicologiche e fisiche e di stupro.