Due premi Oscar sul palco, un grande film, tanti applausi. L’abbraccio tra Paolo Sorrentino e Javier Bardem nella Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica ieri sera ha rappresentato uno dei momenti-chiave di questa 21ma Festa del Cinema. Il regista napoletano ha consegnato il premio alla carriera all’attore spagnolo che a Roma ha accompagnato l’anteprima di El ser querido, il film di Rodrigo Sorogoyen che sarà nelle sale il 12 novembre con Movies Inspired. «Sono molto felice di premiare un attore meraviglioso. Ad ogni nostro incontro mi dice che dobbiamo lavorare insieme: probabilmente non è vero ma Javier recita questa battuta in un modo così appassionato che io ci credo e sono contento», ha esordito Sorrentino con la consueta ironia.
LA CITTÀ
E Bardem, che aveva infiammato il red carpet intrattenendosi a lungo con i fan: «Grazie per questa Lupa, che emozione! Uno dei film che mi hanno colpito di più è La grande bellezza, quindi è un onore riceverlo proprio da te...I premi vanno ricevuti, festeggiati e poi dimenticati per andare avanti, crescere, soprattutto per onorarli e meritarli». Poco prima di entrare in sala l’attore, che ha costruito una carriera monumentale sempre a cavallo tra talento e impegno civile, aveva parlato della Capitale: «Cosa posso dire su Roma che non sia già stato detto? Poeti, scrittori, pittori e musicisti straordinari hanno espresso il significato di questa città molto meglio di quanto potrei mai fare io in tutta la mia vita. La sua bellezza rappresenta le cose straordinarie che possiamo fare quando usiamo la nostra immaginazione». E aveva aggiunto: «In questo Paese c'è stato anche Mussolini e dobbiamo capire ciò che può accadere quando diamo il potere a chi è assolutamente contro i diritti umani fondamentali. Non solo Mussolini, ma anche Franco, Hitler e Netanyahu». Non ha tralasciato le attuali proteste che riguardano i giovani di tutta Europa: «Sono la dimostrazione della vitalità e della voglia di speranza dei ragazzi. Noi adulti dobbiamo stargli vicino con la nostra presenza personale e professionale».
E sempre a proposito dei giovani: «Proprio su questo red carpet ne ho visti tantissimi: mi colpisce la loro esigenza di guardare film di contenuto, la profondità, la voglia di stare lontani dallo streaming e dall’algoritmo». Ieri ha brillato anche Fanny Ardant protagonista del film di Ginevra Elkann Le rose di Marrakesh (Grand Public) in cui ha il ruolo di una matura donna ricchissima che vive ritirata in una villa marocchina da sogno. Unico antidoto all’isolamento: il rapporto umano che la signora instaura con la governante (Nisrin Erradi) e l’amore per le sue rose. «Ho accettato di girare il film sedotta dal profumo del mio personaggio», spiega Fanny, fasciata in un corpetto che esalta la sua figura sottile, un mix di charme e stravaganza, «scelgo i film soltanto se mi innamoro del mio ruolo, non importa quanto sia importante il regista. E dico no quando la storia è basata sui luoghi comuni legati alle classi sociali...».
Sorride: «Ho girato anche dei film che non sono andati bene, ma mi sono sempre presa il lusso di essere libera». Sta girando Harmonia, una serie diretta ad Atene da Lefteris Charitos, in cui fa una donna in sedia a rotelle che ricorre all’Ia per camminare: «Il regista è un gentiluomo», dice Fanny, «ma dover recitare in inglese rappresenta la mia più grande debolezza». Altra cosa il cinema italiano che le ha regalato film memorabili come La famiglia e Callas Forever. «Adoro il vostro modo di lavorare. Anche il grande bordello (lo dice in italiano, ndr) che precede il ciak. Ma quando parte la cinepresa, cala il silenzio c’è posto solo per la magia».
LA DANZATRICE
Da una primadonna a una diva in ascesa. I genitori Monica Bellucci e Vincent Cassel le hanno trasmesso l’avvenenza, la prontezza, il mestiere. E ora la 22enne Deva cassel affronta il primo ruolo da protagonista: è Anastasia, l’eroina danzatrice di L’amore immortale - Il fantasma dell’Opera diretto da Alex Castagnetti (Grand Public). «Ho avvertito una grande pressione», dice la giovane attrice che ha imparato a ballare sulle punte, «ma ho cercato di lavorare con intensità, coraggio, rispetto. Non salvo vite, lo so, ma in ogni ruolo cerco di dare il meglio di me stessa». Aveva cominciato nella moda, ora è richiestissima sul set: «Il cinema mi ha fatto capire che la passione e la perseveranza ti permettono di fare quasi tutto».
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