Elephants

Christie’s mette all'asta la collezione da 100 milioni di Jeff Koons

October 5, 2026

Nove dipinti, cinque secoli di storia dell’arte e una stima complessiva superiore ai 100 milioni di dollari. Jeff Koons si prepara a mettere all’asta una parte importante della propria collezione personale, con opere di Pablo Picasso, Édouard Manet e del manierista olandese Cornelis van Haarlem che saranno proposte da Christie’s a New York il prossimo 17 novembre.

La casa d’aste non ha ufficialmente identificato il proprietario, presentando il nucleo sotto la più discreta formula di «Property of a distinguished collector». Secondo quanto riportato dal New York Times, dietro quella definizione ci sarebbe però proprio Koons, che negli ultimi decenni ha costruito una raccolta relativamente contenuta ma di livello museale, conservata in buona parte nella sua townhouse dell’Upper East Side.

La vendita, intitolata Heroes and Lovers, – che potrebbe essere anche il titolo particolarmente adatto di una serie di opere di Koons – apre inevitabilmente qualche interrogativo. Perché uno degli artisti viventi più conosciuti e quotati al mondo decide di separarsi proprio ora da opere acquistate personalmente e, in alcuni casi, strettamente connesse al proprio immaginario? Una necessità finanziaria, una riallocazione del patrimonio oppure, più semplicemente, il passaggio a una nuova fase del collezionismo?

Una fonte citata dal New York Times sostiene che Koons intenderebbe reinvestire il ricavato nella propria pratica artistica. E la sua attività appare tutt’altro che ferma: dopo essere passato a Pace Gallery nel 2021, nel 2025 l’artista è tornato sotto la rappresentanza di Gagosian che, tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, gli ha dedicato a New York una mostra di nuovi e recenti lavori della serie Porcelain.

Picasso, il lotto da 40 milioni

Il pezzo principale della vendita sarà Le Baiser di Picasso, dipinto nel 1969 e stimato intorno ai 40 milioni di dollari. Koons lo aveva acquistato da Sotheby’s nel 2008 per 17,4 milioni di dollari, durante una fase particolarmente attiva della costruzione della propria collezione. Tre anni più tardi avrebbe comprato un altro Picasso appartenente allo stesso nucleo di opere tarde.

Picasso, Le Baiser, 1969, Christie’s Images Ltd. 2026

Non sembra, del resto, un interesse ormai superato. Ancora nel 2024 Koons parlava con particolare entusiasmo dell’ultimo Picasso, interpretandolo come un artista capace, negli anni finali, di liberare ulteriormente desiderio, sessualità e vitalità. Sono temi tutt’altro che estranei al suo lavoro. Basta pensare alla serie Made in Heaven, realizzata a partire dalla fine degli anni Ottanta insieme a Ilona Staller, in cui erotismo e rappresentazione esplicita della sessualità diventavano strumenti attraverso cui mettere in discussione vergogna, colpa e convenzioni sociali.

Da Cornelis van Haarlem ai Gazing Ball

Ancora più evidente è il rapporto con Cornelis van Haarlem. Tra le opere offerte compare un grande dipinto del 1590 dedicato alla competizione tra Ercole e il dio fluviale Acheloo trasformatosi in toro per Deianira, valutato circa 12 milioni di dollari. Koons lo acquistò nel 2008 per 8,1 milioni, più di quattro volte la stima massima fissata allora.

Difficile leggere anche questa cessione come un semplice disinteresse nei confronti dell’artista o dell’arte antica. Nel 2015 Koons aveva infatti utilizzato un’altra composizione di van Haarlem nella serie Gazing Ball Paintings, riproducendo The Massacre of the Innocents e collocando davanti alla superficie pittorica una delle sue caratteristiche sfere riflettenti blu.

Cornelis van Haarlem, Ercole e Acheloo, 1590, Christie’s Images Ltd. 2026

Anche i nuovi lavori della serie Porcelain continuano a dialogare con oggetti e modelli del passato, dal Settecento al primo Novecento. Nelle più recenti dichiarazioni dell’artista, figure di amanti, divinità e oggetti decorativi diventano strumenti per costruire una continuità tra desideri del passato e del presente. Amanti, corpi, miti, piacere, desiderio e cultura figurativa pop sono temi che ritornano tanto sulle pareti della sua casa quanto nelle opere realizzate in studio.

La questione dello studio

Rimane però il dato economico. Il mercato secondario di Koons non attraversa più la fase eccezionale culminata nel 2019, quando Rabbit del 1986 fu venduto da Christie’s per 91,1 milioni di dollari, allora record mondiale per un artista vivente. Questo non significa che la domanda per le sue opere sia scomparsa. Nel maggio 2026, per esempio, Louis XIV è stato venduto da Sotheby’s per 8,57 milioni di dollari, all’interno della stima di 7-10 milioni.

Ma il mercato dell’artista è oggi meno esplosivo rispetto ai suoi massimi storici. Il New York Times, citando il database indipendente ARTDAI, riferisce una diminuzione vicina al 60% della performance finanziaria delle sue opere in asta nell’ultimo decennio. Il dato riguarda però soltanto il mercato pubblico e non le vendite private, quindi non consente da solo di dedurre quale sia la situazione patrimoniale dell’artista.

C’è inoltre un altro elemento da tenere in considerazione: la produzione di Koons continua a essere organizzata intorno a opere tecnicamente complesse, realizzate attraverso processi lunghi e articolati. Il ritorno a Gagosian è stato accompagnato proprio dalla presentazione di nuove sculture monumentali e dipinti, confermando una fase ancora produttivamente intensa.

Vendere oltre 100 milioni di dollari di opere per reinvestirne almeno una parte nello studio – nel 2019 licenziò molti membri del suo staff, ridotto a circa 20 unità, dalle 100 dei tempi d’oro – potrebbe quindi rispondere anche alla volontà di trasformare capitale immobilizzato in una collezione storica in risorse destinate a nuovi progetti.