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Keiko Fujimori giura da Presidente: l’appello all’unità per riconciliare un paese frammentato

July 29, 2026

Keiko Fujimori Higuchi, 51 anni, laureata in amministrazione aziendale negli Stati Uniti e madre di due figlie, Kyara e Kaori, ha giurato il 28 luglio, giorno dell’Indipendenza nazionale, come nuova presidente del Perù per il periodo 2026–2031, nella sede del Congresso bicamerale, a Lima. Nel suo primo discorso da presidente ha lanciato un appello all’unità e alla riconciliazione nazionale in un paese ancora profondamente diviso e segnato da ferite del passato che faticano a rimarginarsi.

Il paese andino ha davanti a sé una grande opportunità per recuperare il tempo perduto, lavorare su obiettivi chiari e misurabili e garantire che lo Stato raggiunga traguardi mai toccati prima. Gli esperti hanno sottolineato che non si può lasciare sfuggire questa occasione. Le speranze del popolo peruviano non possono essere rimandate di altri cinque anni rischiando di minare ulteriormente la fiducia nella democrazia. Durante il suo messaggio alla nazione la presidente Fujimori ha elencato alcune priorità che deve mettere in pratica nei primi cento giorni del suo mandato: la sicurezza, mitigazione del fenomeno del El Niño, la crescita economica, la sanità, corruzione, lotta contra il narcotraffico e anche il sistema giudiziario.

Keiko, figlia dell’ex presidente Alberto Fujimori e candidata del partito di centrodestra Fuerza Popular, assume la guida di un paese profondamente polarizzato, alle prese con una forte instabilità politica, difficoltà economiche e problemi di sicurezza. A queste “sfide colossali” si aggiunge anche il peso di una figura controversa come quella del padre, che continua a rappresentare per il Perù una ferita aperta e, allo stesso tempo, un elemento centrale della sua identità politica. 

Dopo tre tentativi falliti e una carriera politica caratterizzata da una presenza costante nelle schede elettorali dell’ultimo quindicennio, la nuova presidente del Perù resterà in carica per un mandato di cinque anni. È una figura politica di lungo corso, cresciuta fin da giovane all’interno delle istituzioni, dove nel tempo è riuscita a consolidare la propria leadership e a costruire una solida base elettorale. La sua vittoria arriva ora in un momento particolarmente delicato, segnato da una profonda divisione e da una crescente sfiducia dei cittadini nei confronti della politica.
 

La storia politica di Keiko Fujimori, tuttavia, comincia molto prima della sua candidatura alla presidenza. Il suo nome, che in giapponese significa «fortunata», è legato indissolubilmente alla storia della sua famiglia. A soli 19 anni, dopo il divorzio dei genitori, nel 1994 diventa la più giovane first lady nella storia della Repubblica peruviana, assumendo un ruolo istituzionale che ricoprirà fino al 2000. È un’esperienza che la porta giovanissima al centro della vita politica nazionale e che contribuirà a segnare il percorso che, negli anni successivi, la condurrà fino alla presidenza.

Il suo arrivo al Palacio de Pizarro rappresenta così il punto culminante di una lunga maratona politica, iniziata anni fa e arrivata al suo quarto tentativo. Dopo una campagna elettorale caratterizzata dal record storico di 35 candidati alla presidenza e da mesi di dibattito sulla polarizzazione politica, sulla volatilità elettorale e sulla crisi di rappresentanza, il Perù ha compiuto una sorta di ritorno al passato, ritrovandosi al ballottaggio esattamente nello stesso scenario di cinque anni fa: da una parte Keiko Fujimori, dall’altra Roberto Sánchez, erede politico di Pedro Castillo.

È stata una sfida serrata, combattuta voto per voto, che alla fine ha consegnato la vittoria alla Fujimori con un margine di appena 49.641 voti. Una differenza minima, sufficiente però a scrivere un nuovo capitolo nella storia politica del Perù e a riportarla, dopo anni di tentativi, al centro della scena nazionale. Ora, per la nuova presidente, comincia la parte più difficile: governare un Paese diviso e trasformare una vittoria elettorale ottenuta sul filo di pochi voti in una leadership capace di ricucire le profonde fratture della società peruviana.
 

Quanto durerà il mandato del prossimo presidente?

Negli ultimi dieci anni il Perù ha visto la rimozione di presidenti uno dopo l’altro, una procedura divenuta sempre più comune e che, allo stesso tempo, ha generato una forte instabilità politica nel paese. La rimozione di un presidente richiedeva 87 voti in un’unica Camera. Non erano previste tempistiche minime effettive: in pratica, una coalizione di opposizione determinata poteva avviare l’intera procedura nel giro di 48 ore.

La nuova amministrazione della presidente Keiko non corre il rischio di cadere nella “morsa mortale” della rimozione immediata dall’incarico, ovvero della destituzione o della vacancia, visto che nel marzo 2024 il Congresso ha approvato la legge di riforma costituzionale n. 31988, ripristinando il bicameralismo per la prima volta dalla Costituzione del 1993, che lo aveva abolito in seguito all’autogolpe di suo padre Alberto Fujimori. A partire dal 28 luglio 2026, il Parlamento peruviano sarà nuovamente composto da due Camere: la Camera dei Deputati e il Senato.

Per avviare la procedura di impeachment, la mozione dovrà prima essere approvata dalla Camera dei Deputati con 87 voti su 130. E questo rappresenta il primo ostacolo. Se la mozione dovesse passare, per essere approvata dal Senato occorrerebbero 40 voti su 60 affinché la dimissione dall’incarico diventi effettiva. La rimozione attraverso una procedura “rapida” non esiste più: nessun partito raggiunge la soglia del 35% in nessuna delle due Camere. Saranno quindi necessarie due maggioranze qualificate, in due Camere distinte e attraverso due procedimenti, ciascuno con le proprie tempistiche.

La presidente Keiko Fujimori darà il benvenuto a Papa Leone XIV

La storia del sacerdote americano nel paese andino è sorprendente. All’età di 30 anni, Robert Prevost, iniziò il suo ministero pastorale, a Chulucanas, una cittadina nel dipartimento di Piura, a nord di Chiclayo. Il suo legame non si limita a Chiclayo ma si estende a tutto il Perù, avendo egli ottenuto la cittadinanza peruviana nel 2015, lo stesso anno in cui Papa Francesco lo nominò Vescovo di Chiclayo. Prevost sin dall’inizio si è compromesso con la gente povera del paese, condividendo gioie e tristezze: dal Covid -19 alle ondate di proteste che ha attraversato il paese. 

Nel corso del tempo, il suo cammino lo condusse in diverse zone del paese, dove si dedicò a chi aveva più bisogno e strinse, a poco a poco, un legame con le ricche culture locali. Ogni incontro, paesaggio e storia contribuì ad ampliare i suoi orizzonti. Vale la pena sottolineare che vi fu un aspetto capace di conquistarlo immediatamente: i sapori della cucina del nord.

La nuova presidente del Perù, Keiko Fujimori, figlia del controverso ex presidente Alberto Fujimori, avrà il compito, in qualità di capo dello Stato, di accogliere il Santo Padre durante il suo viaggio apostolico in Perù, previsto per la prima metà di novembre. Papa Leone XIV conosce bene la storia politica, sociale ed economica del paese, segnata dalla violenza terroristica, dalla repressione delle forze armate, dalla povertà estrema e da crisi sanitarie e climatiche. È un paese che il Papa peruviano porta profondamente nel suo cuore.
 

Prevost, in qualità di vescovo di Chiclayo, nel dicembre del 2017, due giorni dopo la grazia concessa al defunto ex presidente Alberto Fujimori —consigliò all'ex mandatario di chiedere perdono a ciascuna delle vittime della sua amministrazione, al fine di avviare un percorso di riconciliazione.

Ad alcuni giornalisti di Chiclayo disse: “L'ex presidente Alberto Fujimori chiese scusa in modo — diciamo — quasi generico, riconoscendo solo in termini generali che alcune persone potrebbero essersi sentite offese. Forse sarebbe più efficace se si scusasse personalmente per alcune delle gravi ingiustizie commesse, e per le quali è stato processato e condannato”.

Il nuovo Papa peruviano aveva suggerito di fronte ad un paese ferito che “dobbiamo mettere da parte le lotte e le polemiche politiche e cercare modi per far avanzare il Paese. Sono tempi difficili; si percepisce un senso tangibile di divisione e conflitto, e molte persone in questo momento si sentono deluse. Credo che dobbiamo invitare tutti a un processo di riflessione — a cercare sinceramente la verità — perché, purtroppo, le bugie hanno un prezzo”.

Nel 2023, a seguito della destituzione dell'allora presidente Pedro Castillo — che causò decine di vittime —, il vescovo Prevost dichiarò ai media peruviani di provare “grande tristezza e dolore” e rivelò di aver chiesto a Papa Francesco di prolungare la sua permanenza nel Paese.

Preparativi per l’arrivo del Papa in Perù

Prende sempre più forma l'attesissima visita di Papa Leone XIV in Perù prevista per la prima metà di novembre, sebbene in attesa di conferma ufficiale da parte della Santa Sede. La neo presidente Keiko Fujimori ha incontrato recentemente il Nunzio Apostolico in Perù, monsignor Paolo Rocco Gualtieri, per continuare a definire i dettagli dell'imminente visita di Leone XIV.

L'incontro ufficiale è servito a coordinare gli aspetti organizzativi della visita del Papa nel Paese. Il nuovo presidente ha assicurato il sostegno logistico dell'Esecutivo per riservare una calorosa accoglienza al Sommo Pontefice. 

L'incontro si è svolto una settimana dopo quello che Fujimori ha tenuto con i vertici della Conferenza Episcopale Peruviana, il 17 luglio, con il medesimo obiettivo di proseguire i preparativi per la visita di Papa Leone XIV in Perù.

Nel mese di luglio una delegazione composta da 14 rappresentanti vaticani è arrivata nel paese con l'incarico di ispezionare i luoghi in cui si svolgeranno le principali attività del Papa durante la sua visita apostolica. Il team tecnico ha visitato chiese, siti culturali, strutture strategiche e potenziali sedi per le più grandi cerimonie religiose. Inoltre la delegazione ha valutato aspetti quali logistica, sicurezza, capienza dei luoghi e infrastrutture, prima di definire le tappe principali di una visita che potrebbe durare dagli otto ai dieci giorni.

Al termine delle valutazioni, è stato confermato che il Pontefice visiterà Lima, Chiclayo, Cusco e Pucallpa, città che hanno soddisfatto i requisiti in termini di organizzazione, sicurezza, accessibilità e capacità di accogliere migliaia di partecipanti.  La presenza di Leone XIV in territorio peruviano sarà un evento speciale, dato lo stretto legame che egli intrattiene con il Paese. Per oltre tre decenni ha svolto attività pastorale in diverse località, in particolare a Chiclayo, dove è stato vescovo prima di essere eletto alla guida della Chiesa cattolica.

Durante la sua visita in Vaticano, il Presidente José María Balcázar, aveva annunciato che la visita di Papa Leone XIV si sarebbe svolta nella prima metà di novembre e che il viaggio sarebbe durato all'incirca dagli otto ai dieci giorni. Sebbene l'Esecutivo avesse inizialmente prospettato la possibilità di includere altre città come Piura, Sullana, Puno e Iquitos, la decisione finale era subordinata a valutazioni tecniche e di sicurezza condotte dall'ufficio responsabile dell'organizzazione dei viaggi internazionali del Pontefice.

Anche i preparativi per il viaggio procedono sul fronte pastorale. C’è già un brano musicale caratterizzato da ritmi andini dal titolo: “León, hermano del camino” (“Leone, fratello del cammino”), composto dal musicista peruviano Jaime Montoya ed eseguito dal Coro Aguchita. Il brano è stato scelto come inno ufficiale della visita apostolica dopo aver vinto il concorso nazionale “León de la Esperanza” , organizzato dall'Istituto Nazionale di Radio e Televisione del Perù (IRTP) in collaborazione con la Conferenza Episcopale Peruviana.